Maritmie – Giovanni Laera

Titolo: Maritmie
Autore: Giovanni Laera
Data di pubbl.: 2023
Casa Editrice: Marco Saya edizioni.
Genere: Poesia
Pagine: 120
Prezzo: €15,00

Maritmie è la seconda prova poetica di Giovanni Laera, classe 1980, pugliese nato a Noci.

Poeta che appartiene a una nuova linea meridionale, fedele alla tradizione novecentesca (Bodini, Scotellaro, Carrieri, Sinisgalli) e  all’ideale concetto di poesia onesta, tanto caro a Caproni, Saba e Penna.

Laera è un poeta meridiano e in questa raccolta ascolta il movimento del mare.

Con una forza lirica dirompente, scavando nella lingua del mare, il poeta traccia la mappa di un canzoniere esistenziale.

Nella sua poesia troviamo la vita e oltre il lirismo Laera inventa una semantica riconoscibile e un dettato poetico ricco di contaminazioni.

Giovanni Laera ha una lingua tutta sua e il suo mare lo naviga percependo sensazioni e donando a chi legge emozioni e un sentire intenso che trova il suo punctum   in una luce che allo stesso tempo brilla e sanguina.

«D’inverno mi dimentico di piangere; / questo pezzo di carne nella bocca / mi soffoca e gonfia- chi mi aiuta?».

La novissima poesia pugliese ha in Laera una voce forte e riconoscibile.

Sergio Bertolino si occupa della sua poesia in I cieli della preistoria (un interessante volume antologico sui giovani poeti pugliesi curato da Antonio Bux e pubblicato da Marco Saya Edizioni). Così scrive: «Il puer, la cura della lingua, il trakliano canto del dipartito, che ha ancora brama di appartenenza, Circo dismesso, azzurro – grigio. Giovanni Laera tenta una nuova infanzia nel verso; o sarebbe meglio affermare che l’infanzia lo tenta e gli duole («i morsi i morsi») come qualcosa di caro e avariato, che ostinatamente si conserva nelle immagini, nella giocosità dei suoni («errare verbi e sogni all’infinito») e che andrebbe forse estirpato.

Nelle Maritmie di Giovanni Laera troviamo una potenza del dire e una parola che squadra, sanguina e ride.

Le sillabe più atroce rantolano. In ogni verso si sente nel fiato l’ansia dell’amato Bodini. Le rose nere scoppiano nel buio mentre il poeta sussurra nei suoi sogni di sangue.

La poesia di Giovanni Laera si alza sulla corda e morde: «Intanto il mare / incide le ferite sue al sambuco – / più sanguino più dolcemente rido».

Giovanni Laera ha una consolidata formazione poetica. Fino a questo momento ha saputo leggere e ascoltare la poesia degli altri e questo suo nuovo libro è l’esperimento riuscito di una voce che non rinuncia alla pluralità.  Ci troviamo davanti a un poeta che ha maturato una convinzione: nella poesia, come nella vita, non ci si salva da soli.

«Il mare ha divorato il bagnasciuga. / Ai margini del foglio è tutto sangue».

È una bella esperienza lasciarsi cullare dalle Maritmie della poesia meridiana di Giovanni Laera, annegare, naufragare e nuotare nei suoi versi: «Nella tua bocca sto imparando il mare/ la fresca verità dei nostri corpi».

 

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