Madreferro – Laura Liberale

Titolo: Madreferro
Autore: Liberale Laura
Genere: Romanzo
Pagine: 152
Prezzo: 10 €

Un romanzo scandito, come un diario, dai giorni che passano: ventotto come quelli del ciclo lunare e  femminile. E tutte donne, quasi a rappresentare i volti diversi della Luna, sono i personaggi della storia, una saga familiare dove i legami di sangue raccontano le geografia di un mondo infero sepolto nell’inconscio personale di Laura la protagonista, e in quello collettivo di Fabrica un paese del Piemonte. Fabrica, la cui mappa ha la forma di un pipistrello, è miracolosamente scampato nel corso dei secoli a cataclismi e pestilenze. Laura, una giovane donna che ha lasciato la cittadina da quando entrambi i genitori sono morti in un misterioso incidente, vi torna dopo sette anni:

“Ora sono di nuovo a Fabrica, per inseguire orme vecchie di centosessant’anni, per parlare con i morti, visto che con i vivi non mi riesce più di farlo. Sono tornata da Angela l’ultima donna di un matriarcato potente e invasivo […] Il mio matriarcato è fatto di estremi: orchesse e sante”.

La Liberale in questo suo secondo romanzo conduce il lettore nelle profondità della Madre Terra, generatrice onnipotente e carnefice delle sue creature, Madre che affida ad altre “madri” la tutela di un segreto fatto di sangue, antiche ritualità pagane, demoni, cimiteri e streghe.

Leggendo corrono le immagini e pare quasi di vedere un film: Laura con in mano i misteriosi disegni di una tale Georgina de Martignac segue il percorso dei luoghi ritratti, osserva, parla, indaga, annaspa, scivola in se stessa, profetizza guardando all’indietro e alla fine, come in una grande esplosione di buio, l’inconscio erutta e ci mostra la terribile verità legata alla protagonista e all’intero paese di Fabrica. Punto di forza, ma anche limite estremo il linguaggio: la Liberale è una poetessa che si avvale della suggestiva potenza di parole di ampia risonanza sinestetica per esprimere la logica di un mondo sotterraneo, che forse non potrebbe essere compreso mediante un linguaggio “diurno” e scandito dalla ragione. Il rischio per il lettore è quello di trovarsi imprigionato  in una selva poetica libera da punti e virgole quasi a voler sancire l’assenza di chiari confini tra il regno dei vivi e quello dei morti. Talvolta per riacciuffare la trama, che incuriosisce pagina dopo pagina, è necessario un certo sforzo.

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Elena Cartotto

Curiosa e ironica mi piace andare fuori dai sentieri battuti, nei libri come nella vita. Se dovessi scegliere un titolo per raccontare la mia storia sarebbe sicuramente “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani. Il mio eroe letterario è Sherlock Holmes, l’autore con cui andrei a cena Oscar Wilde e i miei miti storici Gesù di Nazareth e Socrate. Sono un’idealista che ancora si scalda su alcuni temi sociali come dignità umana, libertà, lavoro e giustizia. Le mie passioni sono l’astrologia, la psicologia, il paranormale, la spiritualità e la musica che ci salva da noi stessi, ogni giorno. Per dirla con Vecchioni: “Ho combattuto il cuore dei mulini a vento, insieme ad un vecchio pazzo che si crede me….”.

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