L’uomo nero – Autori vari

Titolo: L’uomo nero. Stereotipi maschili raccontati dalle donne
Autore: Autori vari
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Caracò Editore
Pagine: 140
Prezzo: 14,00 €

A cura di Elisabetta Bucciarelli, “L’uomo nero” si inserisce nella collana Cosmi di Caracò Editore, dedicata a saggi, antologie e narrazioni corali. Ed è proprio un coro di narrazioni femminili su figure maschili: sei racconti scritti da sei diverse autrici (Simona Giacomelli, Elena Mearini, Cira Santoro, Anna Scardovelli, Monica Stefinlongo e Cristina Zagaria) che si interrogano narrando sul cambiamento in corso dei modelli maschili, sul percorso e la possibile destinazione che possono prendere queste modifiche di atteggiamenti che la mentalità comune spesso ritiene stereotipi.

Un cambiamento che parte dal titolo dell’antologia: l’Uomo Nero, nel pensiero comune e nella letteratura associato a una forma che incute paura, qui non è il “cattivo”, non è “per forza violento in maniera evidente”, ma “piuttosto quell’essere umano che non è mai abbastanza, che non è mai all’altezza, che non si concede, che non si fa carico, che non si mette in gioco nella coppia, che non è maschio a sufficienza, in sintesi non è conforme a ciò che vorremmo che fosse. Lungi dall’essere un’autocritica è semplicemente una constatazione” (pagine 5/6).

Sei ritratti che si discostano dal principe azzurro così come dal macho prevaricatore e aggressivo e che ondeggiano tra “il luogo comune legato alla loro immagine e la volontà di frantumarlo, tra l’aspirazione al cambiamento e la costruzione dei condizionamenti socioculturali” (pagina 7).

E il lavoro delle narrazioni va proprio nel verso di rottura dello stereotipo. L’apicoltore Peppe di “Lo sciame” di Simona Giacomelli è solo perché si sottrae volontariamente a un legame di coppia, ma allo stesso tempo è immagine di amore (“Goffaggine maschile, sono stato maldestro, lo sono con tutti tranne che con le api. Con loro, esseri tra i più piccoli e delicati, ho più perizia”, pagina 17); il Prof. di Anna Scardovelli in “Il doppiatore” è un doppiatore, appunto, che ha paura del silenzio, lui che vive per dar voce agli altri e che ha subito un colpo troppo forte per la sua indole buona da innamorato (“Lei ha paura del silenzio? Io sì. Tanti hanno paura del buio, dei ragni, della folla, delle gallerie… io ho paura del silenzio”, pagina 52); il vecchio macchinista teatrale in “L’angelo della soffitta” di Cira Santoro ripercorre la sua vita, ma anche quella di suo padre, come se sul palco ci fossero loro, a raccontare la storia del teatro italiano che vuole sopravvivere in uno stabile teatrale diroccato e nel quale si è rinchiuso come a volerlo salvare (“Una cosa però l’ho imparata: i teatro si tengono aperti. Neanche durante la guerra li abbiamo tenuti chiusi”, pagina 64; “Sai per quanti il teatro era la loro famiglia?Perché poi bisogna vederlo anche da quel punto di vista lì, il teatro. È un posto che riempie la solitudine”, pagina 69); il giovane product manager Danilo in “Io, pieno di bianca” di Elena Mearini deve perdere qualcosa per “assaggiare le lacrime” (pagina 95) da troppo tempo assenti, per riscoprirsi uomo e non immagine sfuocata di se stesso; il bel poliziotto in carriera Boogeyman di “Il bacio” di Cristina Zagaria, “l’uomo sbagliato perfetto” (pagina 104), “colui che troverà la bambola perduta di ogni donna” (pagina 105), colui che appare come un eroe ma è profondamente debole; lo speaker radiofonico Lorenzo in “La sindrome di Barbapapà” di Monica Stefinlongo perde se stesso, o forse capisce chi è, durante una travagliata e tragica diretta in radio in cui le parole e i pensieri diventano una cosa sola (“Dategli il tempo di bere un caffè alla macchinetta, territorio di caccia dei maschi della radio, e di finire la telefonata con Aldo. Poi… comincerà la diretta che gli cambierà la vita”, pagina 115).

Un libro che ben si sposa con il nome della casa editrice: Caracò, in napoletano arcaico, significa chiocciola e, nelle intenzioni, vuole rappresentare il legame fra ciò che appartiene alla tradizione e ciò che simboleggia la modernità. Esattamente ciò su cui questi sei racconti portano a riflettere.

 

Simona Giacomelli, Cristina Zagaria, Cira Santoro, Anna Scardovelli, Elena Mearini, Monica Stefinlongo, Elisabetta Bucciarelli

 

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Prendete racconti per bambini e ragazzi, unitevi romanzi gialli, shakerate ed ecco che salto fuori io: letteratura per ragazzi e thriller sono passioni che mi accompagnano da sempre, insieme comunque alla condivisione del decalogo di Daniel Pennac con i suoi dieci imprescrittibili diritti del lettore. Che prevedono anche quello di “leggere qualsiasi cosa”, pur avendo una spiccata passione per quanto enunciato in apertura di presentazione. Pensando in ogni caso che nelle pagine, non sempre, ma in molti, moltissimi casi, uno scrittore ci sta donando qualcosa di profondamente suo: non per forza un ricordo, ma anche solo un modo di esprimersi, un ritmo narrativo, e ogni volta una creazione. E dunque una forza che va almeno conosciuta. Se poi questa forza avvolge fin da piccoli e aiuta a diventare lettori, oppure dissemina le pagine di indizi che trascinano chi legge in un’inchiesta al cardiopalma… allora conoscerla mi piace ancora di più.

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