Lotta e sorridi – Francesca Fedeli

Titolo: Lotta e sorridi: una storia di amore e scienza
Autore: Fedeli Francesca
Data di pubbl.: 2015
Genere: Romanzo
Pagine: 167
Prezzo: 16.00

Nel libro “Lotta e sorridi” Francesca Fedeli racconta la sua vita, un’esistenza appassionata ed impegnata fino alla nascita del suo primogenito Mario, nato prematuro dopo una difficile gravidanza. A lei e al marito Roberto, dopo dieci giorni dal lieto evento, viene data la notizia che cambierà per sempre la loro vita: Mario ha avuto un ictus perinatale, quando era ancora nel grembo materno. Il quaranta per cento dell’emisfero destro del bimbo è stato “bruciato” e il lato sinistro del suo corpo sarebbe rimasto per sempre paralizzato . Un evento che colpisce due/tre bambini su mille. Il libro non è soltanto la cronaca dei primi quattro anni di vita di Mario, è anche e soprattutto il diario dell’amore appassionato e della capacità di resilienza dei suoi genitori. La parola chiave di questa autobiografia è: COLPO, una parola declinata anche in latino ( ictus ) e in inglese (stroke).

Tante malattie hanno nomi che ricordano il mare, come “cancro”, che è il granchio che ti attanaglia, o “polipo”, qualcosa che cresce attaccato alle pareti di certi organi e che somiglia proprio a quel grumo di tentacoli. Ma “ictus”, nel senso che usiamo comunemente , è una parola latina e significa “colpo”, stroke, appunto. Da “icio”,”colpire”, “battere”, ”percuotere”, “ferire”. Che poi sarà parente di “iacio”, “lanciare”, “gettare”, “scagliare”, quello di alea iacta est :” il dato è tratto”, “quel che è è”, “non c’è più niente da fare”.(pag. 52)

L’autrice ci avverte fin dall’introduzione con il suo stile schietto e sincero che quella che stiamo per leggere è una battaglia durissima, che coinvolgerà il lettore, in prima persona .

Ciao, lascia che ti avvisi: stai per ricevere un pugno. L’ho preso io quattro anni fa. E sono viva. Quello che arriverà ai tuoi occhi, scorrendo le righe di questo racconto, sarà ben poco rispetto al mio. Eppure lo sentirai. Ecco tieni compatto il tuo spirito di comprensione. Non credo sentirai le emozioni sciogliersi, specie nelle prime pagine. Ci vorrà un po’ di tempo, al tuo cuore, per ammorbidirsi. Al mio c’è n’è voluto tanto.(pag. XI)

Se pensate che questa sia una storia tragica, lastricata di lacrime vi sbagliate, perché il libro è anche la cronistoria dell’ impegno civile e della nascita della loro associazione per far conoscere la malattia del figlio e per aiutare le famiglie colpite dall’ictus perinatale a non sentirsi sole ed isolate. Accanto alla loro forza ed energia Francesca e Roberto devono fare per i conti con il senso di inadeguatezza e di fallimento che provano entrambi.

Perché avremmo dovuto raccontare al mondo il nostro fallimento, la vergogna, il senso di colpa per aver fatto un bimbo “rotto?”.(pag.108)

“Ci sembrava di aver fatto un figlio rotto nel momento più perfetto della nostra vita”.(pag.109)

Molte pagine del libro sono dedicate alla storia del loro movimento ”Fight the Stroke”, alla ricerca medica, alle scoperte scientifiche sui neuroni a specchio, sul rapporto medico-paziente.

La medicina va avvicinata alle persone anche attraverso le parole. Ciò che importa è essere empatici con il paziente, ascoltare e rispondere in una lingua che anche lui riconosca.( pag. 153)

“Lotta e sorridi” è anche un inno alla gioia, perché ad un tratto del loro percorso di crescita i genitori di Mario hanno compreso che il loro figlio doveva ,per poter crescere felice, assaporare la vita; riconoscere negli occhi dei suoi genitori la felicità. Così sono iniziati i viaggi, le esperienze, i contatti col mondo esterno. Quello che Francesca vuole trasmetterci dalle pagine del suo libro è un messaggio forte e chiaro: ”Lotta senza mai perdere il sorriso” L’autrice sembra dirci che anche quando affrontiamo il mare in tempesta, dobbiamo combattere senza farci risucchiare tutte le nostre energie nella lotta ma riscoprire il gusto dell’esistenza . Francesca e Roberto ci sono riusciti .E’ un libro che si legge velocemente partecipando con empatia alle vicende della famiglia D’Angelo. Ho letto quest’autobiografia cercando tra le pagine, tra le singole parole, il segreto della resilienza di Francesca e Roberto e l’ho trovato nell’amore per un figlio. Un amore incommensurabile che sostiene durante tutti i colpi della vita.

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