L’ira funesta – Paolo Roversi

Autore: Paolo Roversi
Titolo: L’ira funesta
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 280
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: 17 Euro

La monotona tranquillità estiva del borgo rurale Piccola Russia, chiamato così per ovvie tendenze politiche, situato nella Bassa mantovana, viene stravolta da un’inconsueta chiusura straordinaria dell’unica farmacia locale per la nascita del primogenito del titolare, che lascia a secco di medicinali gli abitanti del paese. Tra questi c’è Mauro Storchi, detto il Gaggina, un energumeno di centotrenta chili, con il carattere dell’attaccabrighe di professione e qualche rotella fuori posto. L’assenza dei suoi tranquillanti lo porta dapprima ad assaltare la sede locale dei Carabinieri, poi ad irrompere nel bar del paese pestando un vigile ed infine a rinchiudersi dentro casa vestito di kimono, con in mano una katana da samurai, insieme a sua nonna (pazza come il nipote) e due ostaggi. Nella polisportiva locale, punto di ritrovo di tutto il paese, si parla di un’innocua follia del Gaggina, ma dopo poco viene ritrovato il cadavere di Giuanin Penna, rientrato da qualche giorno al Piccola Russia dopo trent’anni di lontananza, trafitto proprio da una spada. Il maresciallo Valdes, insieme alla sua piccola squadra, inizia ad indagare sull’accaduto, ma si imbatte in una serie di personaggi della Polisportiva che con le loro testimonianze mettono in discussione un finale praticamente già scritto.

“Le storie vale sempre la pena ascoltarle, specialmente quando non c’è molto da fare e l’unica cosa sensata è lasciar trascorrere il tempo nell’attesa degli eventi.” (p. 212).

L’assenza di collaborazione del Gaggina con le forze dell’ordine costringe il magistrato mantovano a chiedere l’intervento delle teste di cuoio dei GIS, con l’ordine tassativo di prenderlo vivo o morto. Valdes a questo punto è consapevole che il conto alla rovescia per la soluzione del caso è iniziato ed è estremamente breve, poiché sa quanto la squadra speciale tenga al raggiungimento degli obiettivi. Il Gaggina è davvero il responsabile dell’omicidio? Oppure un facile capro espiatorio per chiudere in fretta il caso?

Paolo Roversi attraverso una scrittura semplice e pulita offre una storia ricca di dettagli e di spunti di riflessione. Il quadretto comico ed ingenuo delle chiacchiere tra concittadini al bar del paese, tra bianchini e bicchieri di lambrusco, nasconde una fonte concreta di verità da cui iniziare e far terminare le indagini. In fondo l’Italia è piena di borghi come il Piccolo Russia, ognuno con la sua storia, le sue usanze ed i suoi costumi, che, al contrario delle mode, resteranno per sempre immutati.

“[…] una storia, quando è ben raccontata, non va interrotta. E non importa nemmeno che sia vera, ci si accontenta del verosimile e dell’intrigo. Soltanto una cosa non si può perdonare a un buon narratore: la pedanteria e la scontatezza, il resto passa in cavalleria.” (p. 20).

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