L’invenzione dell’amore – José Ovejero

Titolo: L'invenzione dell'amore
Autore: José Ovejero
Data di pubbl.: 2018
Casa Editrice: Voland
Genere: Romanzo
Traduttore: Bruno Arpaia
Pagine: 254
Prezzo: € 18,00

Samuel riceve una telefonata all’alba. È sul terrazzo del suo appartamento di Madrid, reduce da una nottata di chiacchiere e di bevute con alcuni amici. Il telefono suona, insistente. Dovrebbe rispondere? Oppure lasciarlo suonare a vuoto? Risponde. Un certo Luis chiede di lui. Il messaggio è terribile: Clara è morta in un incidente stradale. Samuel, però, non conosce nessuna Clara.

Samuel ha più di quarant’anni, è disilluso dalla vita e si contenta di esistere in un ristretto perimetro di abitudini. Letture, un lavoro economicamente soddisfacente per quanto noioso, relazioni sentimentali effimere, indebolite in partenza dal suo desiderio che non durino mai troppo a lungo. Non è un libertino, solo, non crede nell’amore, una parola che pronuncia con estrema difficoltà. Con la memoria passa in rassegna ragazze conosciute anni prima, ai tempi dell’università, e poi fidanzate, amanti, ed è sicuro: mai una donna di nome Clara è entrata nella sua vita. Spinto dalla noia, da un’esigenza di avventura o da una malsana curiosità, Samuel sta al gioco e indossa gli abiti di un altro Samuel. Chiede dove si svolgeranno i funerali, e quando, e vi si reca.

L’invenzione dell’amore di José Ovejero, tradotto in italiano da Bruno Arpaia per la casa editrice Voland, è un romanzo sul caso e sulle opportunità che esso riserva anche agli scettici, ai disincantati. È un libro perturbante e sincero, che pone domande sulla reale essenza delle relazioni umane e sulla fenomenologia dei sentimenti. Cosa significa amare l’altro? L’amore è la porta della conoscenza o uno sbarramento? Lo scrittore spagnolo attraversa temi cari alla psicologia e alla filosofia, aprendo il romanzo ad interrogativi radicali, analitici, eterni. Quante verità possono coesistere nella medesima persona e chi può decidere quale sia la verità ultima? Esiste un sé autentico, indipendente dai giudizi e dai ricordi che ne hanno gli altri, compresi i più prossimi? Che ruolo gioca l’immaginazione nella scrittura quotidiana della nostra esistenza? Chi o cosa ne imbastisce la trama? Può sussistere una realtà dei fatti assolutamente oggettiva o al contrario, per attestarne la consistenza, deve intervenire una qualche rappresentazione, uno scontro tra memorie confliggenti, uno scambio di impressioni, idee, valutazioni personali?

Così, Samuel indossa i panni di un altro Samuel, l’amante di Clara, assumendo un ruolo non facile, da antagonista, pietra d’inciampo in una relazione matrimoniale, outsider non desiderato. Per la prima volta incontra il volto della ragazza, in una foto in bianco e nero poggiata vicino la bara. D’istinto, afferra la cornice e se la porta a casa, non senza aver ricevuto un pugno da Alejandro, il marito della defunta. Nessuno dei parenti di Clara aveva mai visto Samuel, ma tutti capiscono chi è quell’uomo estraneo al contesto. Il vero Samuel, ora, è quello falso. Come un giocatore d’azzardo, non riesce a fermarsi, e rilancia. Più sale la posta, più lo smascheramento del bluff si prospetta rovinoso. Conosce Carina, sorella di Clara, e intesse con lei un rapporto equivoco, teso, al confine tra attrazione e repulsione. Inventare l’amore significa inventare l’amata, e, per riflesso, l’amato. José Ovejero restituisce al lettore diverse versioni di Clara, quella di Carina, quella di Alejandro, quella dell’impostore. Il falso Samuel, preso da Carina per vero, immagina come avrebbe potuto vivere una storia con la povera Clara. Le giornate, le nottate, i sotterfugi, i sogni, i desideri, le paure, i rischi, le delusioni, le scelte: nasce una coppia mai esistita e che mai potrà tornare insieme. Una coppia saldata nella menzogna, più affiatata e credibile di molte altre.

Intanto, anche Samuel cambia. Costretto a simulare, si specchia negli errori, modifica le sue certezze, ripensa alle deboli scuse che da sempre si è dato per restare a mollo in una comoda condizione di ignavia, rimodula la sua gerarchia di valori, si concede una sensibilità nuova. Non tanto una metamorfosi, quanto una transizione priva di approdi sicuri, quasi una scommessa pascaliana, certo non su Dio, ma su una vita diversa. Quindi, tentativo angosciante e inevitabile, prova a inserire pezzi di Clara nel suo passato reale. Riferisce della tragedia in ufficio. Si immerge in un lutto fittizio, eppure acuto, sentito. Ne parla alla madre, affetta da demenza, in uno dei momenti di maggior dolore del romanzo. Il lavoro in una ditta di materiali da costruzioni, dove occupa il ruolo di socio di minoranza, inizia a franare, sotto il peso della crisi esterna (L’invenzione dell’amore è ambientato nel pieno della recessione economica degli anni Duemila) e, soprattutto, a causa del suo crescente distacco, interiore, morale, per quella stanca routine.

Solo la casuale scoperta del vero Samuel, un uomo trasandato, sciatto, molto differente dalle aspettative del falso Samuel, consente al protagonista del romanzo di riallinearsi al vissuto. L’intruso cerca in tutti i modi di avvicinare l’originale, e di rompere parzialmente l’incantesimo. E la Clara vissuta dal vero Samuel, quindi, com’è? La sua parola è definitiva? No, l’elenco si allunga di declinazioni inedite. Chi è chi? Chi lo stabilisce? Clara la ribelle, Clara l’insoddisfatta, Clara la sognatrice, Clara l’indipendente, Clara la remissiva, Clara l’amica dei tossici, Clara la misteriosa, Clara la passionale, Clara l’ingrata… Clara è una, nessuna e centomila. Come tutti.

Ora, l’impostore sa cosa sia l’Amore, per averlo inventato. E sa anche con chi vivere una nuova esperienza, non transitoria, non barcollante, finalmente sincera per aver percorso il labirinto delle finzioni e assimilato lo smarrimento, una decostruzione che anela alla ricostruzione totale di sé. Ovejero tratteggia personaggi tridimensionali, vivi, tangibili. È una lingua elegante, la sua, che si attarda, con gusto almodovariano, in dialoghi che scardinano i nascondigli dell’anima. Una scrittura attenta agli ambienti, ai paesaggi urbani, e, in generale, al caos contemporaneo, arricchita da raffinate metafore, quali, ad esempio, quella dei rondoni in volo sul terrazzo di Samuel, inafferrabili in aria, spericolati nel varcare gli orizzonti, ma, una volta a terra, insicuri, impacciati, rozzi per via di quelle ali troppo larghe, irreali. È il racconto di una Spagna concreta, palpitante di presenze sbigottite, confuse, fantasmatiche, e di assenze laceranti, ossessive, taglienti. Constatare il limite è l’unica soluzione per vincere la paura ed essere felici:

Non ci conosciamo. È impossibile conoscere l’altra persona, anche se in qualche momento siamo in grado di intuire quello che sta per dire o che sta pensando. C’è sempre un angolo oscuro, quella parte che perfino dopo molti anni continuerebbe a sorprenderci, forse a terrorizzarci se lo scoprissimo. In qualche posto di noi stessi siamo soli, nessuno può venire con noi, ma non abbiamo motivo di rifiutare o di sottovalutare quel territorio in cui è possibile addentrarsi per mano a qualcuno, magari allargandolo, strappando alle erbacce zone in cui poter seminare.

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Salentino nato "per errore" a Como (anche per ammissione di chi lo conosce), si laurea in Filosofia a Milano, con una tesi sul concetto di guerra umanitaria. Vive a Bari con Mariluna. Adora il Mediterraneo, ama Lecce, Parigi e Roma. Sue passioni, a parte la buona tavola, sono la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Un tempo, troppo lontano, anche la politica. Suo obiettivo è difendere, e diffondere, la pratica della buona lettura. Recensisce i libri meritevoli di essere considerati tali, quelli che diventano Letteratura, con la L maiuscola, e che gli lasciano un segno. Alessandro scrive con regolarità su Zona di Disagio, il blog del poeta e critico Nicola Vacca, collabora con la rivista Satisfiction, anima il blog di economia e di politica Capethicalism, e scrive di serie TV su Stanze di Cinema.

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