L’inizio del buio – Walter Veltroni

Titolo: L’inizio del buio
Autore: Veltroni Walter
Data di pubbl.: 2011
Casa Editrice: Rizzoli
Genere: Saggi
Pagine: 266
Prezzo: 18
INTERVISTA ALL'AUTORE

 In questo libro, Walter Veltroni, già sindaco di Roma e vicepresidente del Consiglio dei Ministri, nonché ex direttore de L’Unità, rivela tutta la sua abilità di cronista, ma anche di storico e per certi versi anche di fine psicologo. L’autore analizza due fatti italiani che avvennero contemporaneamente nel mese di giugno del 1981. La prima, meglio conosciuta coma la tragedia di Vermicino, una località vicino Frascati, famosa ancora oggi solo per quel fatto di cronaca, è la storia del piccolo Alfredino Rampi, 6 anni, caduto in un pozzo non lontano da casa. Questo fatto rappresenta uno spartiacque per il modo di comunicare dei mass-media italiani. Da quel maledetto 10 giugno 1981, data in cui Alfredino cadde in quel pozzo, fino a qualche giorno più tardi, quando il bimbo morirà dopo innumerevoli tentativi di trarlo in salvo, le telecamere dei telegiornali organizzeranno una diretta no stop. Sul prato di Vermicino arriveranno tv anche dall’estero, il presidente della Repubblica Pertini, venditori di bibite e panini, oltre ad una folla di curiosi. E’ l’inizio della spettacolarizzazione della cronaca nera a cui oggi siamo abituati, ma che per quel 1981 è un’assoluta novità. Con un ritmo incalzante, il reporter Veltroni ripercorre ora per ora la vicenda del povero Alfredino, intervistando i protagonisti di allora, i famigliari del bimbo e i soccorritori, analizzando gli errori compiuti dall’imponente macchina degli aiuti e l’invadenza delle telecamere. Anche chi, come chi scrive, la tragedia di Vermicino non può averla vissuta in diretta, grazie al libro di Veltroni, può riuscire a ripercorrerla quasi fosse in tempo reale, in un’altalena di emozioni, quando Alfredino sembra ad un passo dalla salvezza e poi fino alla resa e alla morte. Veltroni si immedesima nella solitudine di Alfredino prigioniero in un pozzo, circondato da centinaia di persone e da trenta milioni di telespettatori che lui non può nemmeno immaginare.

“Come ha potuto Alfredo resistere per tante ore in quella condizione? Dove ha trovato le risorse fisiche e psicologiche per sopravvivere? Era al buio, al freddo, ferito, immobile, costretto ad una posizione innaturale, senza nessuno vicino. Ho provato a pensare me stesso in quella condizione. Non riesco a farlo. Penso che impazzirei, penso che neanche l’istinto di sopravvivenza riuscirebbe a salvarmi” (pag. 232).

La stessa solitudine provata da Roberto Peci, 25 anni, fratello di Patrizio, il primo pentito delle Brigate Rosse, protagonista della seconda storia del libro di Walter Veltroni. I terroristi rapiscono Roberto per rappresaglia, in pieno stile mafioso e dopo 53 giorni di prigionia, lo uccidono. Veltroni ripercorre da cronista scrupoloso il dramma di Roberto e dei suoi famigliari, incontrando i protagonisti della vicenda. Anche nel dramma di Roberto Peci si assiste ad una rivoluzione comunicativa, questa volta da parte dei terroristi delle Br che per la prima volta utilizzano una telecamera per lanciare i loro proclama di morte.

“Le Brigate Rosse hanno allestito il set con la meticolosità di un bravo scenografo. Non servirà solo alle fotografie come era stato per Moro o per Sossi. No siamo entrati in un mondo nuovo in quel giugno 1981; siamo passati alle immagini e al sonoro” (pag. 135).

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