Libri al cinema: Storie di Piera


Abbiamo incontrato la grande attrice Piera degli Esposti in conferenza stampa al Torino Film Festival, prima che ricevesse il premio Maria Adriana Prolo alla carriera 2013. L’attrice è nata a Bologna ma ha vissuto molti anni a Roma, ha sviluppato una carriera a 360 gradi lavorando per il teatro, il cinema e la televisione. Piera degli Esposti è apparsa subito molto emozionata e parlando si sé ha ricordato momenti importanti: “Ho lavorato con moltissimi grandi registi che ora non ci sono più ma che hanno parlato molto di me”. Poi ha ringraziato il regista Peter Marcias che “ha fatto un lavoro di salvataggio” della sua storia. “Nel rapporto con Marcias mi sono fidata perché ho messo quest’operazione di salvataggio nelle mani di un giovane regista sardo e io i sardi li conosco e sono brava gente” ha commentato, ringraziando poi anche Nanni Moretti, che l’ha sempre seguita anche fuori Roma e che di lei diceva: “È una donna molto forte, molto fragile. È una ragazza speciale e un’attrice di talento vero. E poi naturalmente è dotata di grande personalità. Abbastanza unica. L’avevo vista a teatro. Quello era un periodo molto ricco dal punto di vista del teatro meno convenzionale, e Piera Degli Esposti era senz’altro tra le attrici uno dei talenti più originali.”

Tuttavia l’attrice ha anche incontrato pareri negativi: “Sono sempre stata bocciata, in tutti i provini perché mi sono fatta un metodo da sola, sperimentalmente in casa, e a volte risultavo troppo originale. Il cinema mi aveva preso subito come cantante, quando facendo l’imitazione di Gianni Morandi. Ma sono contenta anche di aver fatto bene teatro”. Continuando a fare un bilancio, l’attrice dichiara che la sua è stata un’esperienza bellissima ma difficile e che è stato molto stimolante che 7 o 8 registi italiani tra i più conosciuti nel panorama internazionale le abbiamo dedicato attenzione. Su questa linea Marco Bellocchio ha detto di lei: “Prende quello che le si comunica in profondità (…) per me è una donna molto affascinante per come racconta. Questi grandi attori soffrono quando sono distribuiti in piccoli frammenti. A lei devi dare una scena importante. Va come contenuta in uno spazio nel quale darle un’ampia libertà”. O Paolo Sorrentino: “È una donna molto affettuosa. Dà priorità al sentimento prima ancora che fare dei calcoli o delle valutazioni di altro tipo. Appartiene a quella categoria di attori superiori, che ti portano dove vogliono. Piera Degli Esposti appartiene alla categoria degli inarrivabili”. Piera degli Esposti riesce a incarnare tante donne ecco spiegata la buona riuscita della scena del film con le tre ballerine che sono tutte sfaccettature della sua persona.

Improvvisamente ci si trova a parlare di letteratura grazie al libro Storie di Piera scritto da Piera degli Esposti e Dacia Maraini (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli) in cui le due donne si incontrano e si confrontano con purezza. La scrittrice parlando di Piera afferma: “Piera è molto attenta, l’ho vista anche preparare semplicemente una lettura, ed è capace di stare quattro giorni a fare i giochi sulle parole. Ma più che giochi sono delle analisi precise sui ritmi e sulle parole. È una comunicazione non selvaggia, non casuale. È una comunicazione di un grande talento, che da una parte si esprime attraverso la simpatia, la conversazione, la gioia di raccontare, e dall’altra attraverso la disciplina del teatro”. E’ proprio il regista a parlarci di questo aspetto: “Con Piera è stato fatto un film in cui sono molto importanti le parole, è stato difficilissimo trovare i documenti sul teatro, sul teatro d’avanguardia da lei fatto al teatro stabile dell’Aquila. Abbiamo deciso di concentrarci sulle parole di Piera, sul suo passato, sul suo presente e sul suo futuro”.

A chi le chiede come si descrive, l’attrice risponde: “Sono un ossesso nel lavoro, e uso apposta il maschile, sono ossessa con le parole. Sono stata audace in questo senso. Portare questo metodo nelle case sullo schermo, è un metodo che funziona e lo faccio per farmi amare o per consolare chi mi guarda. Mi chiamerei signorina del metodo. Mi vorrei raccontare fino all’ultimo respiro perché sono un materiale che mi tiene compagnia. Il futuro viene da lontano e quindi ci saranno anche altre storie. È un dispiacere per me non essere protagonista. Questa sera prenderò il premio e mi sono messa in rosso per ricordare le donne morte per violenza. Ho studiato la vita di Adriana Prolo e ho scoperto molte cose che non sapevo, per questo sono molto contenta di prendere qualcosa da lei”.

Questo incontro ci ha permesso di riflettere molto sull’importanza delle parole e sul dare valore a ciò che si fa, così come racconta l’attrice, da cui si può imparare anche una buona dose di umiltà accompagnata dalla professionalità: “Faccio anche la parti piccole come se fossero grandi”.

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  • Giuliana

    Visto al Festival di Torino, bellissimo e toccante documentario di Peter Marcias sulla grande Piera.

  • Cecilia Russo

    felici di aver recensito qualcosa di bello!

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