L’ElzeMìro. Zin zan zen

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Si racconta che ordinato dal suo priore alla cura del giardino nel tempio, un giovane monaco, dopo attento lavorìo riuscì a rendere il giardino stesso bello e pulito e ordinato come l’acconciatura di una giovane dama, anzi meglio, pensò il ragazzo a lavoro terminato. Lieto e dolcemente orgoglioso di tanto risultato, e per dirla tutta anche rasato di fresco a modino, il giovane andò in cerca del maestro ma questi, come era solito ma nei momenti più imprevedibili della giornata, era entrato in meditazione, sicché c’era da attendere che ne uscisse. Per ingannare l’attesa, che non è facile da ingannare, anche il giovane sedette sul cuscino d’ordinanza* a rispettosa distanza dal priore e, lottando con se stesso per non tornare ogni volta con l’immaginazione alle proprie aspettative di lodi e soddisfazione personale, molto poco per volta, finalmente si staccò dalle sue speranzelle e gli riuscì di accoccolarsi in una quiete vigile e svagata.

Dopo alcune ore, quando maestro e allievo  lenti lenti si alzarono ed ebbero compiuto gli esercizi per sgranchire le gambe**, finalmente andarono e in silenzio al giardino; il silenzio non era indispensabile ma si sa che i maestri sono di poche parole soprattutto per evitare di rispondere a domande sulle scena delle quali chi le formula ha già abbassato il sipario delle proprie risposte. Il giovane era fiero di poter mostrare al priore il suo umile ma perfetto lavoro ma questa fierezza sapeva di doverla domare con quella che altrove, in altri mondi si sarebbe chiamata signorilità. Sì, sembra perfetto, declamò il maestro con la sua voce più flautata, Ma dammi il sacco delle foglie morte. Senza pensarci su il ragazzo andò a prenderne il sacco delle foglie e lo portò al maestro. Allora, esclamò questi dando di piglio al sacco e lasciando che con un sol gesto una gran nube di foglie piovesse sul giardino, Ecco, ora è perfetto. 

Ciò che la tradizione non racconta è quanto tempo impiegò il ragazzo a misurare ed apprendere l’arco di cerchio che aveva provocato la disposizione di tutte quelle foglie a terra e a duplicarne il gesto nel tempo a beneficio del maestro.

FILETTO alle 14.29.30
Junichiro Tanizaki – Il libro d’ombra -Bompiani
Kakuzo Okakura – La cerimonia del tè – Feltrinelli
Kim Ki Duk -Primavera, estate autunno inverno
*Lo Zafu
** Il Kinhin

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Pasquale D'Ascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla ciò-ran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è. Blog https://dascola.me

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  • Biuso

    Magnifico racconto e dunque magnifico incipit dell’L’ElzeMìro

    • D’Ascola

      Ringrazio assai riconoscente Alberto Biuso

  • Ambra D’Amico

    Grazie Pasquale. Eviterò di omettere foglie dal mio terrazzo fino a che non avrò appreso la tecnica del lancio circolare. E nel frattempo sprimaccerò il cuscino d’ordinanza, perchè questo è importante. Aspetto il prossimo.

    • D’Ascola

      Grazie a te Ambretta gentile. Sul cuscino ho un aneddoto succoso da contarti. A presto. Ti aspetto. Grazie ancora per la visita.

  • Luisa Sparavier

    Ho letto e sto metabolizzando lentamente così me lo godo a lungo. Grazie.

    • D’Ascola

      Grazie Luisa; diciamo che si tratta di lettura a rilascio prolungato allora, come il Voltaren 1000 cps. gastroresistenti. Se il godimento è simile, è la domanda che interroga il paziente voluttuoso. Grazie ancora PEGD.

  • Mario Valente

    Carissimo Maestro D’Ascola, ho letto con interesse e piacere il Suo ultimo ElzeMìro e constato con immutata invidia che la vena creativa non è per nulla affatto minimamente incrinata, anzi…è con mia stupefatta ammirazione – che s’accompagna alla sempre benevolente invidia di cui sopra – irrobustita e promette altre scorribande nei depositi delle figure della più blasonata tradizione letteraria italica e straniera. Auguro perciò al prolifico autore e versatile lo sfondamento della linea Maginot degli istituzionali protetti e segregati premi letterari più ambiti.

    • D’Ascola

      Carissimo Professore, sentivo la sua mancanza ed ecco qua, con grande gioia torno a leggerla e le prometto altre scorribande tra blasoni. L’attendo dunque alle colonne d’Ercole delle due prossime settimane, senza promettere ma mantenendo la barra sulla rotta. Quanto alla Maginot, lei sa bene che rimase intatta e aggirata con molti cippirimerlo agl’Immaginati da parte dei catafaratti Überalles. Differenza con questi ultimi, io non ho divisioni panzer da muovere. “Lei m’intende”. Con la speranza che i fati non le siano avversi, se me lo permette l’abbraccio. Good night and good luck. D’As.

      • Mario Valente

        Carissimo Maestro D’Ascola, so bene che Ella non avendo a disposizione per il sacrosanto Blitzkrieg di aggiramento le Panzerdivisionen vedrassi quasi compiaciuto a dare colpi di maglio nella barriera coriacea ed indigesta delle supreme assisi letterario-istituzionali – ormai orbate tra l’altro della veneranda esimia figura di Tullio De Mauro -, ma sull’esempio dell’oraziano – così parmi ricordare, se non sbaglio (cosa non improbabile) – “gutta cavat pillam”, prima che si faccia sera, certo sono che arriverà a Parigi in un “Fiat” (anche se sarebbe più gustoso arrivarci in Ferrari sebbene oggi giorno non faccia più notizia), mentre l’umile officiante in Metastasii coena sta cercando di evitare l’affollarsi sulla sua strada di diversi tipi fatici in “gurgite vasto”, of course. Good night and good luck con abbracci ricambiati!

        • D’Ascola

          Ah De Mauro, grande italiano. Quanto a Parigi, vedrò se arrivarci con la mia Skoda skodinzolante skodina da soli 50 cavalli che va piano, sana e lontana. Un nuovissimo saluto, mi ricordi a Metastasio ed eviti i tipi. D’As

          • Mario Valente

            grazie al nuovo asse franco-tedesco la Skoda skodinzolante andrà benissimo, mentre per il resto ho già trasmesso a don Pietro i Suoi saluti che sempre attende di conoscerLa personalmente, mentre il sottoscritto officiante fa continui slalom tra le insidie delle multiformi bande di assatanati malfattori “istituzionali” e strafottenti. Again, good morning and good luck!

          • D’Ascola

            Capisco bene, have a new good morning e good luck.

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