L’ElzeMìro – Temi e variazioni 6

rene_magritte-secret_life_iv

                                                        

                                                                                     René Magritte – La vie secrète -1928 -coll. privata.

                                            6. Volontario di Mombello 

                                               Variazioni su un tema di R.M. Rilke Sonetti a Orfeo  Sonetto I, 3

                                                        Ein Gott vermags. Wie aber sag mie soll/ein Mann ihm folgen durch die schmale Leier?*

    Ein Gott vermags… Wie aber sag mir… soll ein Mann ihm folgen durch… die schmale Leiera, batte il tempo con le espadrillas blu che chiama le mie vìci, il Volontario di Mombello, Un monte… quando la prospettiva è un paese piatto c’era una volta un monte è una domanda… ambarabà ma si sa che il mondo s’appiccicò e mantiene nomi che ormai nulla d’ulla con il visibile… dunque non si sa… oggi c’è niente che resta da essere nominato… tutto decotto… e dunque Q225 a un colle che si stende o T73 di un terreno che s’estende andrebbe benissimo… i militari… quelli sanno… prima di tutto abbattere la geografia… sentimental journey isn’t it… parapumpumpùm numerando e sgonominando ogni piano pino borgalpino… da lì questione d’ùndue passi… one two goógoo goógoó. Espadrillas stop. C’era una volta questo posto chiamato Mombello… o perché fosse bello oppure punto zero di qualche bellum… guerra ossia nella lingua dell’antico Impero pìropéro… anche di questo mah… le parole …cìppirimerlo al filològogo e ponti d’oro a gl’aruspici prestidigitators del senso del nonsenso… ain Gott vermaggs gotta go t’un gotto. Biribissàro di parole Volontario di Mombello. C’era una volta corridoi immensi e più immensi stanzolóni e padiglioni; racconta Volontario al tirocinante in camice bianco; E lettini pieni di légami-légami… olór de cacà e sfaccìmma jamme jà… la spuzza è una variante della tortura sa… un féto profondo di morte non le pare dottore a snasare… c’era una volta un infermiere che si fàva pagare per mostrarci ai curiosi ma noi altri paranoiosi… mica i catatonici che hanno la spina staccata… noi… qualche sketchuzzu io-sono-il-sole-tu-la-luna-oh-come-che-la-canta-la-sirena e poi tornarsene a casa indisturbato o molto turbato il cucurious dall’avendo udito… sumatis sumandis It’s but a God’s metiér not of mine guitar’s. Volontario di Mombello ravana prima nell’una poi nell’altra narice, ne osserva il pastrugno sul dito, poi in bocca e via che inghiotte. Da quanto è chiuso in quella struttura e da quanto vi si è adattato non ricorda Volontario, questo il suo nome perché questo il suo ruolo; qui dentro ci si è chiuso per proprio moto, Per grazia d’io e della nozion di séa… vogliamo la libertà di essere pazzo, disse ai medici a suo tempo e fu ricoverato. È difficile non trovarlo con le mani a esplorare una qualche cavità, ginecologo nella vita civile, ma anni e anni addietro, ora come ora scandaglia la tasca destra del camice al giovane tirocinante, occhiali glasant e capelli ben ravviati da ritratto a china, gli cava fuori il portafoglio, lo apre, lo esplora, lo butta; il tirocinante lo raccatta con pazienza e dissimulazione e, Mèdico men dico té dico mendìco, recita Volontario il cui viso sembra il soffio vitale di un troll a un ciocco di legno. Sa cosa dottore sa l’orrore cos’è… l’orrore è costì costà, il dito dal naso piroetta all’intorno, Cinque vasi di cosa di cartoncemento… cartone di vespa sa color masticato dei nidi di vespe… vuoti… un po’ di terra tutt’un seccume… I feel that as a horror… interrogate tacciono le vici… tipico del loro mestiere… Tempo… ein Gott vermags wie aber

Schermata 2017-05-09 alle 10.56.35

*ain gott fermaggs,vii aber soll ain mann iim folghen durc’ dii scmale laier. alla lettera: Un dio sì che può, ma come un uomo potrebbe stargli dietro con la sua chitarrina…in R. M. RIlke Sonetti a Orfeo  Sonetto IV

a. per Grazia di Dio e volontà della Nazione furono intitolati tutti gli atti in nome dei Re d’Italia, dal 17 marzo 1861.

BARTURO 10

0
Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

Ti potrebbero interessare...

Login

Lost your password?