L’ElzeMìro – Olio di lino 5a. Olio di gomito

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Ritorna l’Elzemiro ma, con oggi, non ogni martedì. Egli prega pertanto i suoi otto o nove lettori di prendersi nota che d’ora in avanti le sue comparsate avranno una cadenza quindicinale, cioè un martedì sì e uno no. In questo modo Elzemiro augura a sé stesso di avere modo di raccontare di più e soprattutto meglio. Eh ben, basta così.
Nelle puntate precedenti…
Ph noto e premiato scrittore, provenendo da non si sa dove, è in viaggio su una corriera per una destinazione ignota; ma il lettore provi a immaginarsi un’Engadina, si sa che c’è un lago e che si vedono dei ghiacciai. Seduta davanti a Ph nel bus una donna; per tutto il viaggio è rimasta incollata al telefono così da suscitare la curiosa fantasia dello scrittore, abbarbicato ai suoi mali, alla sua pinguedine malaticcia, ai suoi dolori assassini, al suo ultimo libro, Lapislazuli, che non decolla, fermo in valigia. Il viaggio è un tentativo di rimettere in sesto un organismo allo sbando, che egli cura con dosi abbondanti di olio di lino, e una letteratura che sbanda. Poco prima del capolinea la donna leva il capo e appare agli occhi di Ph come una meravigliosa e principesca africana. Il corpo d’Africa. La donna smonta dall’autobus prima di lui e, visto che  Ph esita sul predellino, gli porge il braccio con la sicurezza di un infermiera. Infatti

                                                             Olio di gomito

-Prosa prose prosit… per propiziarsi gli spiriti della fisioterapista… osò dire Ph con qualche po’ di suscettibilità da caucasico cólto sì, ma còlto, sorpreso da Corpo d’Africa, sì la fisioterapista, nella sua di lui desolazione, in maglia, mutandoni e calzini a bersi un cucchiaione di olio di lino.
-Via anche i calzini per favore… su a pancia sopra… steso sul lettino da trattamento, ricorrendo con vergogna alla smagliatura che ha visto al levarselo nel calzino sinistro, Ph percepì che Corpo d’Africa stava valutandolo come farebbe un ingegnere con un esploso.
-Comincio da queste gambe signor mio… e afferrò di Ph la gamba sinistra, decisa la donna e ardita tanto che un occhio esterno e compassato avrebbe potuto sospettare che un zinzìno di diletto guidasse quelle manine, a guardarle tutte delikatessen e unghie rosse, ma crudeli sull’inerzia dei rigidi distretti muscolari di Ph; mani da domatrice di coccodrilli, di ippopotami, di esseri umani nella misura in cui, l’eventuale umano nel dolore percepisca l’odore di una santità. Postuma. Amore e corruzione. Non è stato raro e non lo è tutt’oggi che ci si accomodi nell’idea che il patire sia in sé salutare, corridoio di transito verso rarefatte conquiste e alpi di spiritualità. Resisti e insisti et dominus èrit.
-Sa che l’ho letta… provato insomma… Il pos. tilla. tóre di demoni… Ph, brutto acronimo davvero, roba da trovargliene un altro, siamo piuttosto sicuri che stia pensando all’evo in cui i roghi rischiaravano valli e pianure; quando, scontato il diffuso gusto del tempo per l’efferatezza, il principio che presiedeva a tormenti, condanne ed esecuzioni era di mettere a nudo l’anima agli occhi del signor Signore, anche levando la pelle ai soggetti, così che egli, il signor Signore, a vederla così nuda e cruda e bisognosa della severità che è della madre amorosa, la mondasse a puntino sul barbecue celeste. Da Ph, dalle sue gambe non dalla fierezza d’artista, uscì un lamento breve e accorato.
-Lei caro signor scrittore è un po’ come la sua prosa… è tutto attorcigliato sa… le sua gambe sembrano la corteccia di quegli alberi… a spirale… come un pugile atterrato al primo round e pronto a lasciarsi vincere Ph espira.
-L.ehhm.qu.ah.rce… mi pare o i lecci… Pierino Porcospino, lo Struwwelpeter, non viene forse punito a sangue perché apprenda la lezione, non è forse la madre a battere o strigliare al rosso il pargolo sudicio, perché sia pulito più che pulito e apprenda il Cammino di Santiago dell’igiene, della resurrezione dal sudicio; non siamo forse tutti porcospini e pargolini e camminatori… (???)… Su queste domande mute e per molti versi prive di quell’intelligenza interrogativa che caratterizza le domande, Ph cacciò questa volta un veritiero grido, gli sembrò che alcuni muscoli si staccassero dal femore ma, compromesso dalla sua buona educazione, tentò alla meglio di soffocare il proprio fiato.
-Scusami scusami scusami… (sussurra Corpo d’Africa con un carezza al quadricipite femorale destro di Ph)… ma lei non si trattenga se urla capisco meglio… si volti per favore sul suo fianco destro… si chiama Sciùa la donna, ci han detto al ricevimento della Spa; nome etiopico, senza indicazioni per una trascrizione esatta, Xooa, Shooa, Shoua, Shewa Shuwa vattelapesca. Sciùa.
-Continui… non mi aspettavo pietà… ma tanta spietatezza… l’africa che si vendica delle mie orgogliose cicce…
-Il postillatóre di demoni… un titolone… dentro ci potrebbe essere niente e… voglio dire… si capisce bene che lei ne sa di cose… di nuovo a pancia sopra adesso… alla fine, tuttavia… sarà che non mi avvicino nemmeno alla sua cultura ma… uno si domanda, ma… in Ph suona un allarme, quel del doppio sospetto sulla destinazione di ma e tuttavia di quel genere, gli avversativi nascondono avversioni, ha provato a scherzare una volta alla presentazione di un checché non ricorda e, diciamolo, è una frase di repertorio della sua commedia dell’arte come, Io come sto non so vado e consisto, tuffo nel significante puro. Alla parola cultura Ph o sono i suoi muscoli irranciditi a farlo da soli, mugola senza piacere mentre Sciùa gli afferra gli addominali, spinge, tira; non le vede le mani ma se l’immagina l’Erinni che ravàna in un cespo di serpenti, li torce e separa, stira, strangola e poi li addenta, sangue sangue sangue; ecco spiegate le unghie rosse ma tuttavia…
-Ecco… guardi io leggo moltissimo e tuttavia non l’ho capita… non credo che un essere umano potrebbe inseguirla… (ridacchia, lavorando deltoide, omoioidèo e sternocleidomastoidèo come un’arpista ma da grand guignol)… un demone forse…
-Che cosa è… (Ph sente di non essere pronto a contrastare le frecce e i colpi dell’avversa Sciua) essere uhh…mani… il povero… nehhhm… gretto in bahi…rchetta… mi dica… che cosa si aspetta da un libro… che la consoli forse… non è abituato a lesinare in cattive maniere Ph, e la Sciùa a regola dovrebbe incassare per il bene di sé e della Spa per cui lavora, la clientela è suscettibile; Ph sa che potrebbe essere più scostante, si accorge però e dice a sé stesso di non aver messo alcun sarcasmo nell’espressione (negretto in barchetta) anzi, alla parola barchetta è la linea della gambe di Sciùa (cielo santo che bellezza) che gli è apparsa in un sogno ad occhi socchiusi sulla voluttà del camice color mare che Sciùa indossa con l’ultimo bottone slacciato sui ginocchi; Ph è sicuro sia tutta nuda in quell’involucro, nascosta la vulva sotto un cespuglio di promesse ardenti o di una leggerissima mutanda, di orgàndi, parola che vien voglia di saggiare con la punta della lingua; altro che roveto, dio fu in origine una figa rovente; Mosè, troppo abituato a amministrare culi caprini (Genesi 6,12) o non capì la differenza o se la tenne tutta per sé. Ph ha ancora vibrisse per questo genere di good vibrations, e non fosse che ne ha persa l’abitudine gli pare che il suo organo terzo, la bitta, potrebbe salutare quella fantasia, con un tentativo almeno di erezione. La Sciùa, Corpo d’Africa, sorride indifferente ai modi di Ph e vai a sapere se sta indovinando le canagliate erettili annidate e silenti nelle mutande bracalone socchiuse sul pelame secco del noto scrittore.
-Oh poi in barca… tutti… io per esempio… se ci pensa anche lei… negro di sé stesso caro dottor Ph… sa cosa… lei pare scriva attratto… è palpabile sa come io palpo lei… bon a sedere per favore le gambe giù… lei scrive come per il gusto di… di non farsi intendere… di nascondersi… sembra così… forse sapendo questo potrei decifrarla…
-Ahi… là lei mi intriga… sappia una cosa… scrivere è difficilissimo e sa perché… perché  si sa mai se darsi dell’io… dell’egli… del noi… poi si prova noia e tristezza per sé… per i propri passati remoti… sa… da qualche tempo in qua non riesco a dire… io… senza provare un twist di… aah crist… di repulsione… ricorro a giri per evitarmi… uh… ma la sente la prima persona singolare… chi è… accopparla in culla…
-Bon basta per oggi… ci sarà da fare su questi lombari… sono sassi in un ghiaione… la questione è dunque sul chi si ribella… whatever’s twisting…
-Già (Ph inspira-espira, si abbottona sì e no la camicia sulla pancia)…
-Mi domando se fuori di qui lei è autorizzata ad accettare inviti a cena e da un anziano paziente…
-No davvero… e devo aprirle queste scapole… ( gli dà una manata tra le ~)… fa il gobbo signor mio e non lo è.

                                                 Fine della quinta puntata
 BARTURO 10

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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  • Biuso

    “Altro che roveto, dio fu in origine una figa rovente; Mosè, troppo abituato a amministrare culi caprini (Genesi 6,12) o non capì la differenza o se la tenne tutta per sé”.
    Uno dei modi più intensi ed esatti per far emergere la lussuria che pervade il vecchio libro ebraico-cristiano.

    • D’Ascola

      Rileggevo in questi giorni qua e là: più che altro denso della violenza furiosa dei tempi. Che è di questi. Dev’essere per questo che ha ancora tanto successo. Sesso e violenza. È il cocktail di Millennium.

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