L’ElzeMìro – Lettere di ignoto alla dr.ssa Dedgyakéli* – Lettera seconda – 15 Gennaio, stazioni cruciali

 

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          George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

Illustre dottora,

Devo a mio zio l’ineffabilità di non dover lavorare. Giovane mi opposi al suo appello… che studiassi legge… m’avrebbe trasmesso il suo studio e la ricca costellazione di clienti, patrocinando i duelli pei decuius ello s’ingrassava d’oro. Non studiai legge, quasi nient’altro e peraltro filosofie anatomiche ma…. intonarsi al bing bang bong della torre, non importa come. Pare anzitempo, mio mio padre fu ucciso nel roveto del commercio da una puntina per disegno di tetano ardente…. così altroché, lavorare; mi assunsi nella sua cartoleria e dai rapporti con, passai ai supporti per lo scrivere; presto però io e il negozio, composto aromatico di carta, grafite e passati giorni, ci piegammo al crepuscolo di penne, lapis, quinterni e persino della dattilografia elettromeccanica. Lavorare; trovai all’opera di stato, comparsa labile, un capobastone seborroico per capoccia; ma in teatro il caso mutò nell’occasione che mi fece ladro di un mestiere indescrivibile, macchinista; di sana, robusta e noncurante costituzione alla fisica, fui preso a sfacchinare per imbastire mutevoli castelli di legno e gommapiuma, immensi Phta e Lamermourn dai colori pacchiani e grassi  più reali delle realtà di fuori; megèra sala macchine di un mercantile corsaro, nella sua pancia il teatro azzerava il tempo; nei turni di notte, al calore dei fari, avresti detto che tutta la macchinària, e noi dentro, navigassimo oltre una soglia di cambiamento di data che, tra il sudare noi come caldaie, non percepivamo. Quando staccavo e risalivo in bicicletta verso casa, nel freddo all’alba, passavo accanto alla Stazione, come un San Simenon sulle chiuse; sirene di babordo, e subito mi gorgogliavano nel naso odori di feròdi ed elettricità. Dio stramaledica i turistiª; ogni Viaggiari autentico è al buio; sia noto o no dove; amo spiare nella notte i lumini funebri che solo per i miei occhi illuminano il film dei vivi, l’idea di un luogo… restarci quia-adessoᵇ. Di giorno, al passare dei convogli tra periferie, paesi e paesaggi, la vista di auto corribónde e condominii di biancherie in bando sui davanzali, di finestre in scala-di-grigi, di studenti stracciolènti che bigiano, tutto mi pare suoni l’adunata di un titolo, I Miserabili, milionesima ristampa; stato carogna di cui le stazioni scandiscono il ritmo di vàdala-via-lacrùcis. Unico erede dello zio, alla sua morte, oh gloriuos summerᴮ, ereditai tutto il poco e l’assai. Mi licenziai e andai incontro al mio destino di viaggiante personale. Sinceramente, lo Scónnasciuttoᵈ.

Schermata 2017-05-09 alle 10.57.25

 

*cfr.in https://wp.me/p1nPRU-11p

ª cfr.con Dio stramaledica gli inglesi, chiosa del propagandista fascista Mario Appelius, nei suoi discorsi alla radio italiana, Eiar, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, poi Rai.

ᵇ parodia del tertulliànesco credo quia absurdum cfr. in Treccani.

ᴮIn Shakespeare – Richard III – A1/S1

ᵈscorno, cónno s.m. per vulva, asciuttoSchermata 2017-05-09 alle 10.57.25

Georges Simenon – L’uomo che guardava passare i treni – Adelphi

Victor Hugo/Jean Paul Le Chanois – Les Misérables – https://www.youtube.com/watch?v=9TmMhDWnziE

BA 10

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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