L’ElzeMìro – Lettere alla dr.ssa Dedgyakéli* – Lettera ventesima, 20 maggio, Tetànzióni

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                                                              George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

Tetànzióni. Sa cosa docking doctor, questa è bella bagattella, l’ho avuta la Tetànzióne di SAntonio; somigliargli ad Antonio Esse, inteso mio padre, era piuttosto un prototìpo di me; ogni tanto mi compaio avendo la sua stessa immagine a somiglianza di Etìpo pensionato, un controtìpo, contrattempo, contraddetto, perturbato contrappunto. Alla premura pratica votata, dépassé moderata, incerato parquet, ciocche di capelli dirindóndoli sull’occhiolìn di triglia0 sinistra, vedova gran cuoca, sferica vogliosa, stratosferica tutti ci avrebbe cucinati, ohhh rubirosa1 la nostra vicina, usava ai tempi, me con la povera mia madre, volontaria malata della sua malattia, una candidata a, ah ah uh ah ih, madonna dei seventùno dolori; nell’ostendersi seducente inferma ostia, a sentirle sillabare il suo quotidiano gregoriano, meglio oggi peggio ieri, pesante giornata di Chechesarà, dalla schiena all’angoscia un court-bouillon, qualsiasi cuorinmàno cedeva…. chi che ha scritto chissà, che l’angoscia è il crematorio dell’esistenza…. mica antipatica, recava le stigmate da autocombustione di una falena al contatto con la lampada di aladìno, un richiamo, mammina, un ròccolo per uccelli defunti. La vicina gli cantava una canzone vedova d’immaginazione a i’ mmi’ babbo; riconoscente di quella fantasmasìa, ogni natale in dono a quella vicina per anni sempre un libro; imperiture disavventure da bovaryte emorragica casomai la vicina capisse dove sarebbe potuto arrivare il vicino conciòfosseché la sposa malata.… Deceduti lei e lui, me scoprì la verità, che la vicina mai aveva letto un di quei doni. S’offriva di uno strano disìse; decifrava i caratteri .… p, r, l…. le parole così, mai la frase; com’un ch’ai bagni, si vedesse immerso nell’acqua ma non sapesse dire, tò il mare. Qualunque testo era per lei una pila di termini assenti l’un l’altro, carte che non giocavano tra loro, nemmeno il solitario. Scrivere, not to be. Numeri, anche lì, tutti unici, 8, 0. Presa per ciuca a scuola, rideva. Del resto cucinava e cantava benissimo, a orecchio, parole, ogni cosa. Lavorava in casa, tutte nel nostro palazzo, cuciva camicie e cantava. È strano, ricordo il nome, Giacenza Solidèa. Caro nome ch’el mio cor…sìSìSìSìSìSìì1  

Rubare una locomotiva. Me so come funziona l’ambaradàn. Viaggiare di notte, attenti ai segnali. Periferie, ci si confonde, scivolare sugli scambi incollato adietro un merci, vedrebbe nessuno. Da qualche parte hanno un quadro di rete, hai voglia, troppo piccolo per essere identificato. Pensarci penserò. Tetànzióni. Poiché non comprerei mai cartoline le allestisco e invio me da me questo quadretto insoluto   

Senza titolo 

 

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* leggi in  https://dascola.me/2018/06/26/lelzemiro-di-martedi-26-giugno/

0 cfr. https://www.youtube.com/watch?v=TeLXAx1nxi0

1 Porfirio Rubirosa ( 1909-1965) celeberrimo seduttore. Qui in questa accezione.

2 Giuseppe Verdi – Rigoletto, A1 – https://www.youtube.com/watch?v=qvWZvriW3CU  - Maria Callas

 Schermata 2018-06-29 alle 10.45.56

 

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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