L’ElzeMìro – Lettere alla dr.ssa Dedgyakéli – Lettera terza, 31 gennaio, ai Bastioni

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           George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

Gentile Dedgyakéli

A proposito di Niente-da-dichiarare. Francare confini è un’altra condizione dei miei Viaggiari; un giorno potrei passare tutti i porti per nave ma il mio passaporto per ora è il treno e…. mi piace camminare, l’auto di rado soltanto a nolo, meglio al piovere e all’ombra, al riparo di un umbóne dico io, ché il pittoresco non mi trafigga se qualche volta mi fermo più del tempo necessario a dormire, poco, lavarmi molto, ho l’impeccabile natura della divisa io, stirare, cambiare biancheria, nutrirmi al caffè della stazione stessa, quando non sia un postribolo per truppe…. a immaginarmi il convoglio agganciato agli stantuffi di una locomotiva che freme, tentenna, dopo studiata sosta stacca, attacca sid-suspiciousª uno di quei valichi posti da prudenze e paure a sigillare servitù e signorie determinate alla sopravvivenza à la guerre comme à la gare ᵇ, che supera il cippo, il ponte, il bastione, la linea che divide il bosco dal bosco, il fiume dal fiume, di là dove mutano scritti e parlati di colpo… regimi hm… allora lì a tutta biella sbiello. Si capisce; dopo il pasticcio di Bibelbabel, le genti presero a radunarsi secondo come volessero intendersela, sànscrito contro sans-script, ogni carognino per sé, Dio per tutti i predatori. Ah come tutto ciò sa di esule rumeno, di Mezzopipèrno, di Borgoèsya pérènnis. Pavido avventuriero me.

Quando il dio del meccano entrò in servizio, quel che poi avrebbero chiamato universo, nel suo impianto generale da solo s’era già fatto, ed ora tra alti e bassi, onde, stringhe, ammassi, galleggiava Sua Totalità, e mai si sarebbe risposta alla domanda, da-dove-vien-ma-dove-va; allora come oggi lambendo gli argini del linguaggio umano. Per farsene un’idea, una pendola che di colpo si mettesse a camminare senza fermarsi mai, in barba all’entropìa e alla faccia dell’orologiaio; il compito del dio del meccano era quello lì…. l’uso dell’imperfetto non è narrativo ma storico…. osservargli il moto al meccano, uniformarsi al suo funzionamento; ma è ovvio che il paragone è un gira-e-rigira-biondinaᵈ. Lavoro che a molti sembrerà immane, benché in realtà non fosse troppo difficile o chissà…. ein Go-to vermagsᵉ… di fatto, e per andare incontro a una nota metafora comparsa molto tempo dopo la presentazione del mondo a se stesso, sarebbe bastato aleggiare sulle acque…e invece. Regards

p.s. veda dressa, vattelappesca dove atterrerò, con queste mie aléttere

Schermata 2017-05-09 alle 10.58.19

ª cfr. Sid Vicious (1957-1979), bassista dei Sex Pistols (1977-1979)

ᵇ alla lettera in guerra come alla stazione; il motto francese suona à la guerre comme à la guerre simile all’italiano siamo in ballo e balliamo.

ᴮ in tedescoBibbia/Bibel Babel/Babele.Per ragioni di suono ci è sembrato meglio l’originale Bibelbabel piuttosto di un eventuale Babilobibbia o Bibliababila

ᵈ Raoul Romito – Tic e tic tic e tac - https://www.youtube.com/watch?v=8bqoG7oFtqk

ᵉ cfr. In R.M.Rilke Sonetti a Orfeo, III…. Ein Gott vermags/può farlo un dio, qui Go-to idiotismo inglese variabile nel contesto per  quel-che-ci-vuole

Schermata 2017-05-09 alle 10.58.19

E.A.Poe – Una discesa nel Maelström – trad. G.Manganelli. Enaudi

Françoise Sagan – Buongiorno tristezza – Longanesi Tea

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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