L’ElzeMìro – Legumi legàmi e litòti, finale

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                                                   Postumi polemici

Attenzione, Vorsicht, ebbene… Nemmeno il tempo di lasciare le parole a sedimentare come per cavare il sugo a foglie di tè, ed ecco qua giorni fa, inaspettata ospite arriva una lettera a quattro mani da Carmilla e da Giada. Shock e ripudio; e dove se situata situarla. E poi Lector Spector ti domanderai, sarà nota polemica o che, sforzo estremo di stare in vita per l’impulso, oh bè non estraneo né a Carmilla né a Giada, di contraddire… dei personaggi nascita e morte, anche dopo che abbiano trovato l’autore, ovvio a dispetto del PirLandello (non pira, pirla, lombardo, per fesso, bischero, minchione; e tale rinominato anni e anni addietro da una macélara milanesa, intesa Fides coniugata Narciso Bravuomo, con il vezzo, entrambi li due, di pelliccia e di palco in un teatro che per il nome magari, Manzoni, li faceva sentire in sella, signori, lori e la loro specialità professionale; Il Narciso la correggeva, Pira pi-ranndello e lei la Fides indomabile, uéi cos’ho dèètto Pirlandello). Alla lettera niente da dire a riscontro, nemmeno col desiderio; che vuoi replicare a Signorine coll’evidente talento di chiudere le porte alle proprie spalle, e ormai avviate verso quel meriggiare pallido e assorto delle donne tra i trentotto e i cinquantadue anni; Pitonesse e Cassandre per natura e portate a scrutare con devota rassegnazione segni e disegni delle ovaie, proprie ed altrui, elle hanno per ciò stesso sul maschio il vantaggio di fidare poco o per niente in un’onnipotenza mancata, quando questa superstizione di voglio posso e comando coincide all’opposto con l’impotenza, concessione del tempo che, fosse accorto, il maschio de cuius guarderebbe come opportunità, non come privazione di scettro; l’invidia del pene è cosa da uomo. Cambiando discorso, se in quella Maiuscola di Signorine qualcuno vedesse un segnale, un monito, un indizio… perché no; girali di qui o di là, sono gli indizi furberie, in parte del caso, in parte intuizioni o invenzioni del naso; ma per onestà di carattere letterario e dunque domandarsi se duraturo o provvisorio esercizio del suo contrario, eccola qua la lettera nella versione sua com’è, senza interventi a correggere o in-spiegare alcunché, nemmeno la punteggiatura; nelle nostre si noti è per lo più alla francese; (da non poco invece si sa che, confortato dal Saramago e a vantaggio della vista e dell’udito, l’uso di esclamativi e interrogativi, due punti, virgolette, e nevvéro talvolta anche di maiuscole qui invece è sospeso). La lettera principia col Finale atto primo del Così fan tutte del Mozart e del Da Ponte. Tra le predilette di Giada, che segna gli a capo del testo col suo punto consueto, l’ascolto al contempo distratto di quell’opera potrebbe magari accompagnare la lettura. Soave sia il vento

« Ah, che tutta in un momento. si cangiò la sorte mia. ah, che un mar pien di tormento. è la vita ormai per me. finché meco il caro bene. mi lasciar le ingrate stelle. non sapea cos’eran pene. non sapea languir cos’è » Ahi ahi ahi signor D’Ascola « il bel labbro lusinghier1 » del nostro caro D’Ascola, noi senza fiato ormai noi per un po’ ci ha ventilato con « la tentazione di esistere » come a Cioran; per noi che non viaggiamo altro che in treno raggiungerla ohccome hmm; la tentazione invece sarebbe stata di attirarla qui a Oporto, una vacanza, a mostrarci, la città non avrebbe per lei il richiamo di Saramago, di Ricardo Reis, di Lisbona ma ormai tutti sappiamo, la strozza si stringe/ il morbo infuria/e non si stanca/sventola ai varchi/ bandiera bianca2 … dunque que sera sera, intanto posta elettronica. Gli dèi a Troia – la prendiamo da lontano, signor D’Ascola, ci affidiamo alla distanza ché la distanza è come una di quelle onde blande e benigne, più che al Tirreno o all’Atlantico che si sa transatlantico, note all’Adriatico « da cui vergine nacque Venere » Adriatico alla Duse, buono per ondine e nel quale da piccine immergersi era diletto, magari prima o dopo una « pioggia nel pineto »; non sappiamo se lei ha esperienza, ne dubitiamo per la verità, di abbandoni giudiziosi a « favole belle » e/o a una corrente… è un’asserzione signor Dadalà non una richiesta, nemmeno retorica – gli dèi di Troia aspettino che li si chiami in causa ché ci pare interessante partire da lei, dal suo Gottfried Benn posto in esergo al finale dodicesimo della nostra/sua vicenda ; ma prima si lasci dire… se lei leggesse di più tra le righe. con maggiore attenzione a quanto scrive. se riflettesse se tutta la sua arte nel trovare con fatica il punto, ah ah ah, che lei ritiene adatto alla virgola. se il suo evitare i due punti-virgolette per il discorso diretto. se dunque in sintesi dubitasse quanto tutto ciò valga che cosa, se poco o se niente. se scorgesse il rischio e accidenti più d’uno. che tutto il tutto. si concreti e finisca in religione… il nostro… signor D’Ascola avrebbe dovuto rammendare all’esergo isolato quest’altro passo complesso del Gottimfrieden Benn.3 Guardi qui signor Discola guardi, pagina sessantaquattro nell’edizione italiana del suo Fenotipo; lì il Gottfried parla di un giardino ai bordi di una cittadina ben allestita in teatro d’inappaga…bile natura ; e dice, la legga : « I salici chini sull’acqua trasfondono nella rustica città un che di inappagato (…) un evidente allestimento d’effetto (…) ma il mondo NE HA GIÀ VISTE delle belle (…) è vero noi dubitiamo della sostanza da cui sono venute queste parole (…) dubitiamo del metodo con cui si rappresenta (…) dubitiamo delle sue immagini (…) altre armi: campanule, amenti (…) – armi di una potenza nemica, una potenza superiore contro la quale tutto rovina: La Natura (…) l’acqua è più oscura della terra » ; eccola trapassare e bronzo e cuoio e gola e palato la penna di Gobenn. E la Natura… L’antica pittura cinese prediligeva come a predicarli e fiori e folti e ramages, cavalli, uccelli et rocailles – bisognerà aspettare S.M. Louis XV per vederne qua dalla nostre parti – e gatti e scimmiette, solo di rado vecchietti o donnette, pescatori e casette ma tutto piccino piccino, lontano, lontano, in mezzo a boschetti e montagne, e qualche Buddha, un budhino justement pour bouder… e salici. Ebbene da noi secoli di gesubébìni e sancristomanti, contro la natura mica paesaggi ma la superstizione, super, mille ottani da sbiellarci il motore popolare, urdemokratisches zuper, snodabile ; ci vengono in mente i « ganci a catena » con cui un tempo – il suo signor D’Ascola, non il nostro di noi ferroviere di ritorno che deleghiamo sempre di più ad automi di bischeria democratica azioni che c’erano una volta riservate all’intelligenza – tempo in cui i manovratori, ‘ni mmezzo buttandosene a’vagoni, gl’agganciavano l’un l’altro a giri di « tenditore a vite ». (Indagare ha il massimo torto di tradursi in modi che ai praticoni dell’esistenza non piace: « Impiastro di lino cotto » dicheno, e il fanciullino crepa ; la causa a quel punto sarà nel dottore, non del futile impiastro, del dottore inabile a convertire il suo sapere di dubbi in sistema infallibile, in evidenza di fede, superbia. (¿Qualcuno, un Millet resurgito, farà un quadro realista del cataletto con citto?… ) Gli dèi a Troia, gli dèi di cui abbiamo le massime notizie… Omero filo diretto… gli dèi si distinguono per assenza di volontà, altro che, tutt’uno con la potenza, anche nella rappresentazione, a prescindere dal giudizio del piopìo umano che tutto trasforma in ragion corteggiata; cioè, diciamo : non coincidente con nessun soggetto volente, volante o nolente; tali non siamo, disperazione del saremmo, potremmo « voi che sapete che cosa è l’amor4 » caro il nostro Lascoda, dovrebbe esservi evidente allo scrittore, così ascoltatore di suggerimenti infimi, infami non di rado, che gli arrivano da dèi bizzarri, oh oh ohmero romero5, potenze che nel suggerire non hanno responsabilità, nessuna, non quella che terra terra si conosce; quegli dèi consistono nel giocare a scacchi o meglio al Go, gógo giò giò gioco che ci è ignoto ma che promette meraviglie interpretative. Gioco da Lapoète. La partita è sulla spiaggia ; ma potrebbe essere su alpha centauri. anzi è di alpha centauri. Il divino non distingue né predilige questo o quel posto. Si muove incostante con mente costante. Berlino-Parigi, Oporto. Per questo il dio di Spinoza è un eretico che contraddice sul rogo la propria sostanza (di) combustibile : sive Natura, sine natura. Il dio di Spinoza è di una Natura che fa paura, davvero. La pittura cinese antica non ritrae la natura ecco qua, cerca di addomesticarla con la magia del tratto, la pittura cinese è esorcismo, contro quel che che ché ‘un t’avvilisca mostrandoti con la sua, voracemente ricercata, la tua morte: il virus, il batterio, la cellula né volontà né voluttà, pura potenza. La volontà è questione di autori non di personaggi, già un gatto non ne possiede. Fossimo capaci di girarlo, signor D’Ascodinzolas, le manderemmo un documentario sulla vita quotidiana a nostre spese delle tre Lia, Mia, Nila, le gattonesse.  Attenzione, le adoriamo… Se ne infischia, il microscopico, del Cacasenno in cui alloggia e che contribuisce in non poca misura a costituire ; se è il caso si trasforma, cancrizza, si interstizia e lo uccide ; il Cacasenno crepa con tutti i suoi Bertoldi & Bertoldini… one cell finds even in the mud. shitty carnage of a trench the way to the bright. to which it belongs. which it is. non-presence ; cells are kein dasein ; no day by day life. no courses. no shopping list. no evening-dress of which being undressed after one new year’s eve night feast. cells do not buy nor exchange cars. NOR they think about them. Cells live in a dream. Ghost in a shell. Forget about it… un dieu fondé, bâti, fabriqué à notre image, selon notre ressemblance avec le bétail, et pendu est une grossière satisfaction mais puis, puisqu’on l’adore, il existe, la logique voilà s’alambique. Quel ch’è appeso, la bresaola, è comprensibile, e se ben stagionata si può usare come randello. Nuocere fa bene alla salute, dal momento che nascere è mortale. Ma Anna Karenina, se lo chieda signor Didascalino. Una tirata di corda e glock glock glock fa il gargarozzo strozzato. Pùnfete pluff nell’inchiostro di materia oscura. Un lampo nero. Ecco che cos’è dio, errore interpretativo dovuto allo sconcerto, alla « cognizione (¿inconsapevole?) del dolore ». Chichi è qui che vuole concludere: « Mon père pépère è una sua interpretazione signor d’Ashqelon…  Vedo con la memoria, mio zio di Francia – chacun a ses émigrés mais pas la peine de trop le remémorer – un baccellone di fava inflaccidito dagli aperitivi e dal burro all’ingrosso, infilato in mutande di una misura più grandi, sfila davanti a me, son Lui Bandant, lui au point après son rasage du matin et son café, et allez, tonton m’écoute, vite à emmerder ma mère la veuve dite joyeuse, pour le lui faire goûter… le dit bandant. Qu’il eût au moins brossé ses dents je me souhaitais à ce temps-là ».

Il gran teatro dei viventi è fatto così, c’è chi caccia e chi ne è cacciato e ci sono cecchini che mirano giusto; giusto a sé medesimi… è curioso, ‘un è vvero, che delle zite com’a nnoi, s’abbino di cotesti penzieri… cher M. Discola, vous qui vous nommez Elzévir, on vous fait cadeau de ce petit sonnet solipsiste et final… Arc tendu, notre Atlantique est prêt à déclencher un ravage…

Titre :  La babande

En passant un jour le long d’une plage,

Vit Le poète, que l’eau et le rivage

Désignaient, apparemment par eux-mêmes,

Une sorte d’illisible poème

L’élan infime des particules,

Lys d’écume et des minimes pensées,

L’arrêta tout près d’un tronc craqué ;

Fut ahuri du chœur de ces cellules…

Longtemps, il languit sur cette épave

Ébranché ; il évoquait alors comment

Fluctuante, le fit la marée quasiment…

Et, morfondu ainsi, voilà donc le brave

Se figura en leurre, n’entendant  bien

D’être de même un reste, au bout du rien.

 Vendicate di lei, da lei, di lai, di lie, veda lei, la salutiamo confidandole ancora una volta le parole di Godfreybenn : « Senza aver alzato un dito il secolo che ci siamo lasciati alle spalle continua i suoi sogni nella penisola iberica »… with all due respect, for ever yours en double exile C.G.

1. L’Oreste in Sparta – Pompeo Luchesi, 1697 n.d.r.

2.  parafrasi da L’ultima ora di Venezia, A. Fusinato, 1849, n.d.r.

3. gioco di parole tra -fried/Friede(n) con la congiunzione im; così il significato antico del nome germanico Godafrid passerebbe da Pacediddio a Dioinpace n.d.r. 

4 W.A.Mozart, Nozze di Figaro a2/11 n.d.r. 

5 George Romero (1940-2017) autore e regista americano del genere horror; noto fra l’altro per La notte dei morti viventi n.d.r.

Ottobre ’19, 28 aprile ‘20

BARTURO 10

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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  • Biuso

    Che i personaggi scrivano infine una lettera all’autore è un vortice che conferma la sostanza di questo tuo raccontare, Pasquale: è il mondo che parla da sé, sono i suoi desideri, la sua ridda, la sua ironia.

    • D’Ascola

      Al solito non ci avevo pensato. Grazie per avermelo fatto notare. Mi fa piacere al solito

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