L’ElzeMìro – Legumi legàmi e litòti (A stomaco vuoto) 9ª

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                                                Il bucintòro impudico

1.Or se te tu possedessi un moschillo

lève, polito, satinato, 

potrebbe, solo se ben presentato, 

forse gustare al femminillo…

2.Del tutto inattesa una coccinella,

non sappiamo se la stagione

è sua, la vola, si posa bellilla

su una foglia qui del balcone…

3.Ma riparte di nuovo, è partita,

e chi più la vede, svolata…

Ne, ne nos inducas all’ infantile

4.brava tentazione iniziale,

ché dell’insettino la traiettoria 

più che altre gl’è una storia… teorica, ellissi, trama mortale…

Ogni storia, intesa cronologia, perviene all’uopo a un dopo non diretto da un prima immediato; virevolte, voltige. ‘Nta capa dipingiti ora lettore quegli enormi cubi-cemento degli argini a mare, separati l’uno dall’altro da un vuoto nel fondo del quale sciaguattano, sguazzano, acque negre sciabordano, olii e benzine iridate, decàpodi grigi, incerte effimere valve e stecchini d’ei fu cremini gelati al cioccolato, tutto un decanter al veleno; il bambino, o altro ardito incosciente, che in bici, ma a piedi è lo stesso, corra saltando da questo a quel blocco, nel volo attraversa un tempo diverso; così un’esistenza traccia ellissi, eclissi, traiettorie, brusche, confuse; virevolte, voltige; come se, ora l’una ora l’altra rincretinite, le Moire ogni tanto sul filo che filano un garbuglio piantassero, un loro qual sia enfìsematòso scaracchio; virevolte, voltige; sull’orlo del salto il bambino può frenare, per non precipitare nel vuoto, cadere, derapare, schizzando briciole, polvere e ghiaia giù nel baratro infetto; virevolte, voltige; ohibò all’arte occorre un deterrente allo scomporsi dell’accadere nel quotidiano, ed è il tempo; l’arte abbandona, derapa, cambia la corsa; l’arte è il deterrente, il salto; virevolte, voltige; si arriverà agilmente a concludere che c’è della follia nel metodo… bon, la domanda è perché arrivare a quest’ora fin qui e non rivelare che Giada e Carmilla avrebbero un affair di lenzuola, una trappola amorosa a confessare. Risposta, oh-oh-óh può darsi, così è stato, forse, per certo; abbiamo orecchiato oh fantasioso lettore qualche tuo, Ma ffacce vede’n po’ er pelo; nonostante però il loro tra loro dichiarato od omesso, boh boh e di più, nonostante il sonetto qui sopra d’irregolare fattura rubato a Carmilla ed enough, nient’altro da dichiarare… vire et volte et voltige alla frontiera, al varco tra realismo e irreale, asseriamo, garantiamo, spampaniamo che Sappho, eau de parfum numéro quatrevingt by Guèrelin chissà quanto atteso da qualche lettore, diciamo nonnò, non ci sarà. Virevolter, voltiger…

[(Dal diario di Giada.) Flowers in cluster choked quashed plunged into a vase. chichi dei fiori amava. ancora chissà. osservarne nel vaso la scomposizione in elementi primari. mondezza fetore e fango. che la natura non faccia salti è un’opinione. circumstances spread like kernels of corn popping in their pan. basta guardare tutto un saltare. c’è chi legge guerrepaci saltandone pagine e pagine. natura stultorum cacat saltus. tornasse a casa la mi’ ciccill’armilla (dal lat. ărmus-òmero, bracciale, vedi Treccani; la rima con Carmilla è casuale; Giada non conosceva il nome che avremmo assegnato alla sua amica, n.d.r.) a fare i conti con il dov’è che abita. da troppo per eludere l’obliquità. con sé first of all. con walt after all. obliquo, ubiquo è inventare varianti. interpretazioni devianti. probanti per il me te sé cos’è è così. otello. alla schizofrenia scatenare la guerra dell’intelligenza. poche storie. nel suo tubo buffi il cretino ad ottener scoregge. uéi tutta espressione. l’accoglierebbe chichi l’acre odore dei fiori. flores su una mensola nell’ingresso gambine dorate rococococò paloma. il brutto arredamento strangola. You know I know it chichi. allora filarsela. nessuna durezza di mazzo compensa il danno di vivere in un c’entro cu’ cazzo. invece caprona chichi telefona a walt tutte le sere nuove palle. gonfie a smisura. che mammamia la mamma la mamma. lui compra fiori ogni pochino e non li getta. mondezza fetore e fango. asta giudiziaria d’arredi. parati sindone. sindrome cristo + cacche di gatto in cucina. mi domando spessissimo se altro non sono che una donna intelligente da far paura. gassandra. mangiata la merda del mago eh sì. afferro ciò che ad altri sfugge per quantità e qualità. e tempo. e che nemmeno li sfiora. così sfioriscon essi in un’età di mezzo. mezzo paurosa. mezzo ringhiosa fino all’indecrepitarsi final. si mora sì si mora ché così fan tutti onde appagar l’ingrata loro inservibile esistenza. wie des grasses blumen ( ted. come fiori tra l’erba – Gras, erba, e Grass +es, genitivo, marijuana n.d.r.). ma i fiori per tutto il tempo della loro incerta durata basta ‘na teresa stordita a spiumarne mazzetti da farli crepare in un vaso. and. somewhere c’enno esseri persi nell’uncinetto e che la domenica alli mortacci sua portano fiori decapitati. vendetta. si mora sì si mora. stanno lì per essere ammirati anche bella e mortale la digitale. stramonio. aconito. belladonna graziosa. fiori. spuntare e poi concimare. ma per loro e per fortuna loro proprio indifferente. a chiodo. uéi mia impietosa signora. dovessi anch’io rispuntare. signora. fammi ranuncola in una radura o pietra dura che nulla sente sondern (ted. bensì n.d.r.) perdura. a’ fiori non servono altre intelligenze. solo per germogliare. salire salire seguendo la luce. e durare la loro durata. (illeggibile n.d.r.) breaking news. chichì mi richiede di avvisare walt che né più mai toccherà della sprea le sponde. uffa. a lui scriverci lei inutile. walt dislessico funzionale. vabbè ambasciator che porta pena. o no o che so. per gli egiziani uccidere un gatto era un delitto]… 

Lector, spector, rector tienti forte, a règgete all’apposito sostegno quel che ti pare o pertiene o conviene. Poco dopo queste note diarie, Giada ricevette per lettera da Carmilla un brogliaccio, un rif-raf (reef-rough) appunti per uno spettacolo d’arte varia che è il quanto che segue qui adelante, donde el juicio sé ha perdido. Asì…

                                              Il Bucintoro impudico

Pornème  prosaïque cinema-ballet 

Dramatis personae – Cléodore princesse de Chaussure

Panèmica, ihre Doktorin

Mâles et femelles figurantes assorties, tous très très très fort fournis e fourbis

0. Ouverture valsette ambiguë demi-musette, rossinienette 

1. «Cléodore princesse de Chaussure, virevolte le long de son, de sa Seine sur son Bucentaure doré en forme de soulier» s’ode solenne la voce che emerge dal nero sul lievitare d’un’alba ulteriore, dopo mille già sbadigliate, e continua «Scorre la Senna impavida, che supera tutti, ponti, isolotti, isolati, toponi a colonie e rifiuti, è il bello dei fiumi, dei ruscelli, dei rivi che passano oltre il contorno, e se ne fregano assai». Gran totale panoramico impressionista; glitter di luci e tremule Kubrick, Vermeer e fremer di foglie, di nénuphars, di acque Monet et Degas et que sera Seurat, la jatte la grande; dall’alto dei cieli, adorna di veli, madame camérà in arte Macàm, ripresa da un’altra che mai si vedrà, plana Macàm, sorvola doudouce del fiume i meandri, fuor di Paris; fron fron di motori o è di vele flop flop; Macam plana pianina a scoprire «Ecco che brilla dorato il gran bucintoro assonnato, par fermo e non è, nel fulgore d’aurora s’inoltra, nell’aura caldetta, come linguina in vulvetta; ha forma di scarpa, soulier decolleté satiné, la poppa al tallone robusta, la prua di poco en haut retroussé, è stile bisanzio o marocco». Lo inquadra ben bene Macàm in istallo sovr’esso, tre alberi labari piantati nel ponte, vessilli e vele latine, lèvi, ce n’è poco di vento; Macàm mostra sparsi di trecce e mustacci sul ponte una decina, ventina, trentina di maschi, bellomìni con teste infilate di lupo, sfatti le gambe qui e là, vestiti a metà, chi nudo e peloso; coppe di vini in dappertutto e umide chiazze di quelli sversati, o sulle pelli sarà sangue di polli, difetti nulli, brufoli punti, triquadribicipiti, dormono tanti. Tra i corpi beanti, centìne di scarpe, soprattuto da donna, sandalin sandaletti schiavoni, stivali dragoni, riversi sul ponte. 

2. Fuori da certi  boccaporti nascosti sorte una frotta di ballerine accudenti quei corpi buttati, ma non a casaccio; c’è un disegno, un ordine, un metodo nel quadro di gambe, di teste, di braccia, intreccio di moto e immobile traccia. Piantato sul castello di poppa il mastro al timone, da masculo maschio, mastio lo sguardo alle rive da non incagliarsi, una bella vestale di bocca gl’intenerisce la pipa, ohè-ohè, pom pom pom pin pin pin le note di un’arpa, ohè-ohè il Bellini accompagna lo sforzo, lo sfarzo, e stacco sul volto di pietra del mastro al timone, e stacco sul volto assonnato della ballerina; s’ascolta fuor dal campo recitare la voce «Flottez fiote flûte, maintenez timonier cette route»; e subito un canto in primo piano «O quante volte oh quante» mentre Macàm s’innalza a scoprire di nuovo tutta la nave in navigazione e intorno il paesaggio pagàno, la grande jatte fading at all into black … 

Ma vedi grande Jade che l’ho imparato, Oquaqua è l’aria di Giulietta capuleta e montecchia, musica che Candian j’adore Bellini, anche me ma, non male, opere italiute sempre piaciute. Opéra de Paris, sul comò di mia nonna simile a enorme confezione di profumo, o crematorio art-déco. Mi regala Candian, vestiti, vèstiti vèstiti dice, e mi porta a comprare, mica ginz e straccetti, abiti, robes et dessous, mica abituata, uno da sera sublime (adoro l’idea di starci nuda lì dentro) e scarpe mee ra vigliose. Lui m’adora in involucro. Questo film parla di produrlo, un adattamento. C’è l’idea dice, eccoti il resto che ho scritto…

3. Sul ponte del Bucintoro (musica Petra Magoni, Ne me quitte pas o meglio Fiona Apple, Every single night, senti che testo Jade «Every single night/I endure the flight ecc. ecc.» ascolta qui, https://www.youtube.com/watch?v=DdshGh4s468). Gran ballo collettivo Cleodora, bellezza in concerto, la sbuca redheaded, dai suoi alloggi di poppa, saetta, maschilla tra li dormienti, dettagli e totali dall’alto, dal basso, da dietro, davanti tra mezzo alle gambe, balza, e rimbalza, occhi di cupralluminio, nuvola d’oro fou frou, lapislazuli, organdi. Mistiche gambe. Un nanetto dice dritto a Macàm « Cléodore, son lit est un cirque dans l’air» Li homini lupi, se svejano lenti, alzanti e camminanti; l’azzannerebbero l’attrazione fatale, fetale, tra loro scoprire chi è alfa, chi omega. Gran voltige di scarpette, girogirotondo delle ballerine, li attirano i lupi, chi c’ha ‘na coda, chi n’antra e li stendono, stirano, tirano e mollano, come a’ pimpini de’ piccolini, s’infilano nelle scarpette, la monta d’attrazioni comincia, occhio lupigno, mano grifagna, bocca che magna, a chi lo tocca le tocca. E sovr’un mare inesausto di scarpe, casca la terra tutti giù per terra. Cleodora torna in cabina.

4. Cabina di Cleodora. Ihre Doktorin Panèmica, caucasica bionica, traffica con bizzarra siringa – oh madre non è la ninfa ma un pisello di vetro – la scalda in acqua caldina, poi dentro stantuffa una tisana, poi di Cleodora sdraiata, amorosa, triclinia, cerca un passaggio tra i veli, lo strumento perduce e principia un inietta e risucchia. Tre volte miagola Cleodora in fregola. mugola, pigola, ride, sorride, s’inarca, grida e sussurra monarca,«Alé hop ma chérie Panémique injecte, montre-moi ta pornolalangue». Joiussance… Seguiterà. Jade che ne dici?

Jadé oh mon aimable Jadé,

Pas de gêne, dis-moi en vérité,

Candian pourtant m’encourage,

Il dit qu’il ira me produire,

Tu sais bien qu’il touche sa lyre,

Mais un seul mot, un coup de grâce,

C’est pourtant ça que me soulage,

Viole Narcisse sans préjudice

À toi tant des bisous, dix mille

Al giunger di questa lettera e dopo duplice lettura, nel suo inglese particolare e nella forma d’uso per condoglianze e obblighi ufficiali, Giada spedì un telegramma, si capisce, indignato, tanto da sovrabbondare, con sovrapprezzo, in punti esclamativi e interrogativi, To be or not to be your own garbage !? don’t ! what ? will you mutate your experience in cocks into a poultry house. what. your knowledge of birds in flight ???? Likely not probable !! Christ !!!What a fuck !!! Fucking shittiness !!!!

BARTURO 10                                                             Fine del 9° episodio

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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