L’ElzeMìro – Legumi legàmi e litòti (A stomaco vuoto) 10ª

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                                                       Prerogativa

Diversité, c’est ma devise – Jean de la Fontaine – Contes-Le pâté d’anguilles

La retorica questione will you mutate your experience in cocks into a poultry house, your knowledge of birds in flight – trasformeresti la tua esperienza di galli in pollaio, di uccelli in volo – va letta trasformeresti in pollaio/volo la tua esperienza di galli/uccelli. Ed è comunque eteròclita. Copy that and over. È usuale poi che da una delle sue vedette o da sotto la bautta con cui celato tien d’occhio la folla, il narratore, fermo ai pedali del proprio telaio, si riappropri del suo ruolo di penelopa; questo benché, senza fabbricarne di nuove a fantasia e pur prevedendone l’evenienza virtuale, oltre un certo numero di connessioni non gli sia dato ravanarne giù, di specolo, nelle teste e nei cervelli, ovvero nel mosciame subdurale dei propri malaccorti personaggi che, ognun lo sa, appartengono tutti a una rappresentazione senza volontà, tutti un Ersatz, surrogato di animecorpo; oder Einsatz, impiego di parti discoste, as-sem-bramento, mito; mica diverso dal in-natura, dei quadrumani solo i cretini rimbalzano giù da un unico troncio; gli altri, frankenstein; è il frankenstein la condizione elettiva; è il frankenstein l’eletto a celare per solito opportunità varie, molteplici, multiformi, (Marguerite Yourcenar – Memorie di Adriano) e inattese.

Benché Candian mascherasse con allusioni e generosi sorrisi ma la propria fatica a reprimere il disagio erotico suscitato dalla visione accidentale degli accidentati piedi di Carmilla, cui le scarpe sole, sempre meravigliosi eccitanti, davano, alla stregua di croce, la delizia del simbolo restituendo a lui un po’ del vigore che, nonostante la tolleranza esercitata da Carmilla, egli stesso chiedeva a sé stesso per affogarsi nel diletto invaso di lei, insomma delle somme, dando ascolto a certe garbate premure del moroso voglioso e alle sue schive pressioni, la meschinella si sottopose con gioia e affetto a osteotomìa per la rettificazione di entrambi gli alluci valghi; l’intervento fu eseguito con successo e in regime di servizio sanitario pubblico e con tutte quelle attenzioni che la Marianna riserva alla confezione sagace di ogni proprio artefatto, sia esso vino, tè o formaggino, profumo e balocco, briccichina o borsetta, l’involucro affiora sempre per primo dal contenuto. Quell’anno così e in quella primavera-estate, Carmilla sarebbe stata tanto felice e beata, sedotta, confusa dal fatto di poter finalmente osservare senza vergogna i suoi piedi in sandali aperti, di quei detti capresi, sua invidiosa cupidigia d’adolescente, allacciati i quali, dritte e impeccabili e dalle ben verniciate unghie, le dita sembravano distendersi sul cuoio della suola come bagnanti nude, mènadi al sole nella loro barchetta o caletta, accorte, compiaciute e certe di màsculi occhiuti e faraglioni, magari orfèi intorno; anche se lunghe no non si dava, le sue ditine ossute e legnose come navi greche sulle spiagge troiane, con un’ombra di abbronzatura marina avrebbero tuttavia sostenuto il confronto con queste. Di là dall’ostentare l’essenziale e preziosa confezione del cuoio, Carmilla fu rapita dal potere di ostendere astragali e liberte falangi prossimali, intermedie e distali. E fin qui…

Carmilla e Giada per natura attratte dall’estetico, distratte dall’erotico, distanti dal politico e fino all’ostilità malfidate di certe consuetudini del mondo occidentale di quel tempo, e benché fosse temporaneamente il loro, sappiamo che per consenso mutuo mai s’inviarono essemesse (texts); meno di mai; solo confidenze di carta dunque o per lo più nell’estensione d’un courriel; email; Giada peraltro, nel pieno delle sue facoltà sarcastiche, lanciò a lungo le sue telefonate da un ordigno poco intelligente, di quei che per funzionare ma necessitavano di un quoziente esterno, nemmeno che arrivasse a 100, bastevole quel di un primate, goujat, tera brüsada o cafone purché col pollice opponibile sicché, tagliar corto, in una mutevole ma bella mattina, quando già anche su quei balconcini rococondomìni, d’uso umiliati da un unico vaso con dentro l’auto da fé di una pianta d’identità perduta in un folto senza nome d’erboline disidratate; quando dappertutto una veletta serica serica, meno di una pelle d’uovo, quasi un vapore di clorofilla accennava a rinverdire le fronde al giardino del cimitero Repère la Chaise, là in fronte a casa di Candian, – solide nuvole di sfondo, dar retta al weather channel pioggia probabile 80% – alla stizza di Giada evidente, Carmilla così replicò… 

Jadine, Jadette, badine alouette/ sento bene che lo sei/ però ahimè risentita perché/ ascolta invece, ti rammenti/ di Teti la madre di Achille/ la sai, la ninfa sbadata/ (ah da arrabbiarsi)/ che piglia il suo mimmo/ l’achillèo per un piede/ (e già così distorsione) / lo tuffa nell’acqua/ acque bigie dello Stige// Grecità grecità grecità/ a chi la vòle eccola qua/ (è gratis) /nella mitologia c’è filosofia// Donc, Acchillo piccirillo/ Teti lo tuffa in acque corazza/ placenta qualcuno direbbe/ ma-per-un-piede/ stretto il tallone in sua propria manina/ perbacco ma come, lei dall’acqua/ perché, tiene fuori la mano/ oh sacre falangi perché/ bastava bagnarle un pochino/ mammina questione d’una manina// Embè questo l’è il Fato/in moto svelato/ far la ragazza non vale/ miezz’ acchille Achille, cosa nun è// Il fato compagno finché/ olalà che non scappi/ lo raggiunge all’Acchillo/ più presta di lui parrà una tortuga/ e lui tardo più assa’ /d’una ben saettata saetta/ uno sgraffio ed è fatta, amèn// Apre voragini il fato nelle più forgiate corazze, Jadé/ non che sia scritto ma questione non c’è/ psicologia cha cha cha ce n’hai voglia/ c’è più Tuche/ tiche tache in un sogno/ che in mille molìte investigazioni// Il sogno altro cos’è/  se non come in musica il che che non c’è/ nessun indirizzo, centinaia di segni// Xe un gnente in dove che no se capissi gnente ma tuto ‘sto gnente xe tuto, dice Candian// Nulla ch’è scritto e anche se se/ si vorrebbe un tiresio, una pizia, un traduttore/ e la lingua è sibilla, molteplice/ variabile, duplice/ ibis redibis non morieris in bello// La varietà, quaranta sorelle/ incontri tra enti ed eventi// Il passato fa testo macché/ pretesto, certo, contesto// Enti ed eventi, quaranta sorelle/ chicchi di riso sulla scacchiera, miriadi mille// Dicono così anche il gioco del Go/ nel gioco che vale, senza sconti il finale/ Siena mi fe’ fatale, Maremma disfecemi frale… Acchillo, Karenina, là delle Camelie, i Tre moschettieri o Biancaneve come mon père, ognuni attaccati ai suoi chiodi. Nulla. Le Français, Jade très aimée/ ce n’est que la dette due à l’air/ Molière, Voltaire, La Bruyère/ sinon au Larousse des Citations, Dictionnaire/ Proust examplaire; te tu mi dicesti che della morte ha bisogno della compagnia porina la mi’ povesia; bòbo bo bon io questa compagnia l’ho esperita ai tempi che lo spirito di dio alesava le acque e al mi’ babbo glielo lessi nel blu della faccia il tàta tatààà che bussò alla su’ porta, tatatatàà; sìsi sicchééé écoute Jadééé…

Osteotomìa (To Jade)

Il y avait une lune épouvante, 

Au ciel le gros dos, mouvante, 

Sortie de près de son milieu, 

Miroité dans un miroir asphyxié, bleu…

Sono attonita. 

Mi allungo, accolgo la tentazione,

la voglia di osservarti la lingua

chirurgica (parlasse di dentro)

Tra le attrazioni un’altra attrazione…

(sono coltello si badi non unghia)

… è tagliare il tuo vuoto col mio

(beh, tu ti situi in un epicentro)

coltello, è il cos’è, non io…

così sprofondi, affondi, rimésti…

(mesticaio il mestiere rammento)

in fondo, sì t’intravedo che innèsti

che cosa, in me preparata a frumento,

me, che divento acqua, palude e spiaggia;

un’antenna lontana, sventola 

(gorghi, granchi, riflussi, battigia)

bandiera, no uno zaffo che svola…

Non si capisce.

Pardi qu’arrive, un hanneton,

Un vol, un violon qui se pose

Zé-zézayant autour de la raison,

Il arrive, au milieu, repose

Il paraît, au milieu du balcon,

Puis, atteint par sa faim farouche

Il se hâte, cherche de sa bouche

(Il cherche que ça, le mal tourné)

Le con de l’être, signifié.

Ne suivez pas aucune piste,

Hyper, superbe instinct chasseur, néant

Regret, déception du signifiant,

Nullement bien dit pessimiste.

Heures décombres.

p.s. Candy Candé m’ha imposto di vedere un video, però bellillo, col tuo Claudillo Abbado che dirige una sinfonia detta Resurrezione, mah, con un visino affilato, un’aria così lì lì per lì, un sfilatino premorto. Una Lilì Marlèn. Baci e bacini.

A questa lettera Giada fece seguire un silenzio inusuale. Una pausa fatale

BARTURO 10

                                                            Fine del 10° episodio

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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