L’ElzeMìro-Il gusto finale del fisioterapista.

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                                                                                         Charles Sheeler (1883–1965) Classic Landscape, 1931

In sostanza ogni questione è di questa consistenza. vederci chiaro. ahi ahi indagare per trovare il notaio ignorando quel che era sotto mano. errore. mi scuso da me. è il denaro della committenza. mi ha reso ostaggio. è naturale. il denaro è la gabbia per i polli. chi paga non può c’entrare. è l’opinione. dunque su di lei l’aralda dei bimbi non mi sono mosso. tutto gira intorno al who’s who che mi ha mandato a casa il duo che mi ha quasi massacrato pancho e felìs. è vero che con le prime mosse le acque come si dice potevano essersi smosse. ma il vero è chi era l’unica a sapere. ho saltato di informarti per filo e per segno elzissimo elzemiro ma che noia sarebbe stata. vederci chiaro. l’unica a sapere dove abitavo dove andavo chi vedevo era lei. la cespuglia scarola per bambini. la informavo per forza. messa in scena. il nano bagonghi del pugilato l’uomo della villetta ben in arnese che mi invita a prendere il caffè. non contromisure. messa in scena. dice di stare cercando il marito. ovvio ma quel che cerca è un alibi perfetto. se lo trovassi lei sarebbe ipso iure scagionata da ogni sospetto. se non glielo trovo eccola lei che denuncia per forza la scomparsa e vive felice e contenta. ma un momento. le intimidazioni non sono messe in atto per allontanarmi dal bersaglio ma al contrario per mettermi su strada. contando che per denaro ma anche no sono incaponito a cercare. gli ostacoli non dissuasori ma incitatori per fare il bravo marlowe. ma ho detto. nessuno che non sia addestrato scompare così senza nuvole dietro di sé. vabbè. e dopo un po’ c’è niente da cercare. ora io sono nascosto e lei dovrebbe smuovere la cia per scovarmi. il suo piano si arricchisce inaspettatamente di una mossa non sua ma mia. così per ora tutto fila liscio. dopo un po’ io ritorno e mi rimetto all’opra. lei ha già in mente qualcosa. alla fine io desisto. raggranellata una buona paghetta le dico amen. suo marito è stato scomparso. provi con la polizia e lei denuncia la scomparsa. bus di pianti in rima baciata al commissariato. la polizia capisce anche lei cos’è che non quadra ma non trova. non trova proprio niente. lei passa dell’eredità all’incasso e tutto ça finisce. è ovvio che il notario da qualche parte è finito. salvo acido solforico glu glu giù nello scarico della vasca da bagno. comunque  per finito dopo un po’ mi faccio persuaso che si deve intendere finito proprio. terminato terminator. e sono incaponito. la pista turca mi ha fatto ritrovare deniz. ma non c’entra col notaio. messa in scena. messa in scena involontaria le reticenze di tutti. ovvio che non sanno niente e punto e fine. chi non sa mente a fatica pasticcia omette. la storia del trust di compravendita quadri slalom fuori pista. sconclusione. ad avere organizzato tutto l’unica è lei. e ci sta. l’indagine su di lei è semplice. non sto a dire i giri che ho fatto e senza muovermi da qui. breve. apprendo che la sciura detesta il marito. la ragione è roba da guardia psichiatrica. gira e rigira mi basta una telefonata. ho un amico in psichiatria al policlinico. lei ha una storia di tso. due per l’esattezza seguito di aborti. apprendo che è convinta di un complotto del marito e dell’amante per portarle via il figlio pizzarolo folle e farlo ricoverare. maniaco depressiva. ho detto che il matto lo fiuto. e lo stronzo. a volte l’odore non è differente. la follia non occulta anzi esalta la carogneria. la giustifica negandola. il figlio non è suo figlio mi dice lo psic. fingiamo una telefonata dal ministero turco al tribunale. parla deniz. poche storie è un adottato sfortunato. invece di una santa famiglia di quelle che ti annodano a una rete sociale cromo vanadio. finirai per credere di esserci nato in quella parrocchia. invece il pizzarolo ha trovato un’ossessa che si crede virginia austen o cappuccetto rosso per madre. e un padre putativo. che si reputava cioè in prestito. procedo con ordine. lei la sciura ha abortito non una ma tre volte. la prima costretta per così dire dal notaro che pupi per casa non ne voleva. ha le sue collezioni di cui occuparsi è ricco. lei ultra borghese ma tutto il suo capitale è una madre dipendente dal bridge. ha perso gran parte della fortuna. tranne la casa 190 mq. accertato presso il club. ora rimpinconita apprendo da una ex badante. è incredibile cosa si riesce a trovare senza alzare il colon dalla sedia. che tra madre e figlia non si sono mai prese bene. la figlia più che brutta è storta l’ho detto. cerca. di fare la figa ma ha un sacco di asimmetrie che la rendono fastidiosa. la madre ha le strategie del gioco in testa e per il resto è vuota come una mano di passo e vedo. ma è una bella donna che oltre al bridge pratica la scopa con chi più le piace. questo in anni migliori da vedova precoce. non fa nulla di malvagio. ama/va i cazzi e l’altra figlia. cda o qualcosa un pezzo grossissimo di una farmaceutica scandinava. psicofarmaci per inciso. la Pharmikea qualcosa così. aspetta mi sono perso sugli aborti. dunque il primo andato il secondo e il terzo sono spontanei. sindrome bipolare. il notaio nasconde. nuocerebbe al lavoro. il corpo la racconta larga ma nascosta. lei si incupisce che vuole il figlio il figlio dell’amor. del resto è abituata ad avere. lei la madre vivono di rendita anche della vendita di villa al lago verbania pallanza. bei soldi in via di estinzione dalla morte del padre/marito piccolo farmaceutico svizzero con successiva liquidazione della ditta farmaceutica andata a male. dopotutto produceva prodotti del piffero come la naftocarbina. carbone vegetale per il mal di pancia e il boldox per le coliche. vabbè secondo e terzo aborto lei la scrittrice va fuori di balcone e vuole l’adottato. ovvio che non le basti un disgraziato di qui. della kalsa metti. ci vuole l’esotico. la cultura la cultura. viaggio privato in india. o giù di lì. orfanotrofeo. non vedono l’ora di appiccicargliene uno dei chissà duemila picciriddi. alè. non stanno a guardare il certificato medico. visto e preso. i piccoli si affezionano facilmente anche se col crescere gli crescono anche le magagne. allora il notaio non che non abbia trovato i migliori psichiatri del mondo. risultano fatture. lo studio strano non mi lesina fatture. telefonatina all’ultimo degli specialisti. diagnosi è che o gli fai da badante al piccolo o sarà sempre una palla al piede. lei non crede. lui sa dove lo vorrebbe sistemare. roba de lux. io dico anche per non mangiare tonnellate di pizze sfornate ogni giorno. vabbè. ecco. indaginetta tra colleghi. chi sceglie il privato non è la prima volta. trovo il collega. questione. lei accusa il notaio di essere violento. di avere un’amante. non si trova niente. lui la fighina malandrina ce l’ha estemporanea niente di fisso. robe da una al giorno se vuole. niente amante. è uno che si è fatto da zero. studiando. poi studio di noto notaro. diventa il pupillo. il vecchio muore. il giovane eredita una fortuna e per imprinciparsi si sposa la strega farmaceutica coi 190 quadri. che faceva la sciura degli aperitivi e il capo della agenzia interna di comunicazione nell’azienda babbica. sto saltando. la storia è più complessa ma ognuno si può immaginare le coulisses e gli incastri accessori. insomma è lì che ha imparato a scrivere. redazionali e presentazioni dei prodotti ad uso interno e per le farmacie. cazzate. ma si sente artista e dal copywriting passa ai capuccetti rossi. non scherzo ne ha scritto una variazione sul tema travasata nei tempi di oggi col lupo capo di una banda di malfattori che rubano i bambini. robaccia copiata da brecht o da pennac ma senza talento nemmeno per la copia. si scopre elzie che ho sctudiato angh’io. vabbè. allora la sciura. in casa è un inferno popolato di personale di servizio che va e viene. lei interpreta il ruolo della scrittrice e sta al suo tavolino e inventarne. immaginarsi cosa vuol dire per il marito tornare a casa la sera. pizze. alla domanda perché lui non divorzia non si sa la risposta. da chiederglielo. forse perché ha un ventricolo che batte e il fanciullo vuole dargli una sistemata. ma è lei. dipende da lui e di lui ha paura che le strappi il mensile e il pupo dal seno. che vabbè. però è erede del marito. ecco perché non lo trovo perché non c’è più. lei è folle e ci mette un po’ di pepe alle cose per farle sembrare vere. neo. far ammazzare i due fessi che mi hanno devastato casa non si capisce ma è così. io vengo pagato lo stesso a stare zitto e lasciare perdere queste fantasie. resta da dimostrare tutto questo. che è impossibile salvo scoprire. le scoperte si fanno per caso. ma sono incaponito. colpo di astuzia. mando pancho a casa della sciura. travestito da geometra dell’amministrazione per verifiche tecniche. lui è bravissimo. parla con qualsiasi accento di qualunque regione. mi dice che ha fatto metà pacciani metà verdini. fiorentini da bolgia canaglie. si intrattiene pancho. controlla la cucina. prende misure. gira per casa. mi ha detto. tira sciacquoni. fa rullare avvolgibili. fa domande tenniche prende nota su una scheda che si è preparato. inventa. inventa. un attimo di distrazione della sciura e scopre la cella frigorifera. apre e fotografa. il notaio non ha mai lasciato la sua abitazione. foto alla polizia. le intimidazioni sono servite solo che a soddisfare il narciso assassino di lei. è pericolosa. tutti i narcisi sono pericolosi. prima o poi infilano un coltello nella pancia a qualcuno e si specchiano nel sangue. il mondo è pericoloso per due generi di fetenti. quelli come lei e quelli che lo fanno apposta. alla fine siamo 7 miliardi che fanno apposta. la pandemia non è così efficace ma destabilizzante. prevedo una resa dei conti generale. non amo baires. non amo la città e il mondo che le sta intorno. farla breve elzemiro sono stanco. felìs dovrà essere operato di nuovo perché si è scoperto che ha il diaframma staccato. succede quando ti lanciano contro un muro. di fatti respira male. ma se la caverà e questa volta per bene. l’altro vet a baires non se n’era accorto ma qui sono abituati a mucche e cavalli. ad animali veri non a gingilli. l’intervento è complesso ma di successo. vabbè. questo succederà a giorni e io sono contento per felìs. dopo deniz è la bestia che più amo o forse come deniz se devo essere sincero. a pancho lascio un congrua gratifica e io mi apparto qui a fare il mio mestiere. una cosa utile che so fare. da temere non c’è nulla per me. ma via. via da baires. allora. intanto l’ho detto a deniz. le ho chiesto se mi sposa. a me piacciono i riti esotici. svizzera con quel bel modo di parlare da mungitori di classe. e non vorrei farle mancare la mia pensione. sto pagando ogni anno una fortuna per mettere da parte i denari necessari a una vecchiaia decorosa. ma filarsela da questo merdaio è indispensabile. di questo caso mi hanno abbagliato i segnali di una rivoluzione che ci travolgerà tutti. dico il mondo occidentale europeo bianco o appena appena meticcio. si vede. dopotutto sono un ex scienpo. tutti ammazzano tutti anche in effige. specialità cattolica. il focolaio sarà la francia ci scommetto. andrà a finire a kalašnikov. ci scommetto. non che anche qui manchino le indicazioni. ci sono più disoccupati e drogati in questo paesino ridente che a baires. ma non si vedono si arrangiano senza disturbare la passeggiata a fiume. una laureata dico bellissima. laureata in musicologia. fa la caprara. munge. fa formaggi. vende l’eccesso. vive in una baita. da sola. le regalerei un kalašnikov. il giovane generico in questo film del mondo da metà del secolo venti in avanti è passato dall’adesione al modello blu/grigio padre ragioniere integerrimo persino con le matite nel taschino a deviazioni let’s rock del blu jeans ma subito sostituite dal modello guevara cuba libre oh oh ho chi min mao zè e da lì all’indifferenziato. prima il soldato brigadiere operaio. poi secolo 21. l’assassino di periferia merdaio senza divisa. felpe bragoni al ginocchio da ginnicomastia. ho scoperto che anche i talebani indossano sneakers trendy. made in pakkistan. i fasci non hanno che modelli istituzionali attardati e sono stracciaculi. tuttavia tuttavai. da qui il mondo sembra ancora la vetrina della pasticceria pompa. ah ah ah. fuori dalla stazione con le sue due belle cameriere in lunghissimi leggings. dorati alle volte. vestono bene. sono gentili e sexy. vendono buone sacher e fanno la panna ancora a mano. zuccherata col miele e la cannella. meringhe che potrebbero farmi riflettere su una conversione ai  dolci se non al cibo. le belle vendono illusioni. tranquillanti come tutte le chimere. mi dicono che a Vienna nel ‘14 tutti credevano che si trattasse di andare a fargli ripassare la grammatica tedesca ai serbi e poi per premio una bella sacher appunto. realisticamente qui l’aria è buona anche nei wend turistici col traffico di sciatori. ma dura poco. e adesso il lockdown ha quasi estinto sci e sciatori. un glu glu per volta 7 miliardi passano da qualsiasi buco nero. tutto qui…ma…

C’è sempre la luna.

Pallida tra due cime, dà sicurezza

la  linea garante ricurva  da cuna

dell’universo. Là, dondolante alla brezza

c’è sempre, la luna.

Zona gialla Elzie. Ci vediamo il 15 febbraio a T***. Diciamo alle 12. conti due ore e mezza per arrivare senza correre. Venga in macchina è meglio, cerchi un parcheggio vicino al santuario, ce n’è uno solo, dalla statale non può sbagliare, è molto bello, XVI sec. Entri, così dà un’occhiata. Faccia un giro ché merita le occorrono dieci minuti stando larghi. Poi sieda a sinistra entrando, vicino alla cappella degli ex voto. Se tardo questione di attimi. La rilevo io, darle indicazioni sarebbe complicatissimo e poi non sto in paese. Ci andiamo insieme allo studio che sto allestendo. Le piacerà la vista. Se tardo non si spaventi. Non credo starò a mollo nel fiume. Arrivo. 

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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