L’ElzeMìro – Il gusto del fisioterapista 2

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                                                                                  Charles Sheeler (1883–1965) Classic Landscape, 1931

… a chiamarmi alabama ci ha azzeccato.  non me lo spiego e chapeau.  sono un illetterato ben sì mica dubbi. confondo transitivo e intransitivo.  sineddoche litote ricordo ma non saprei ripetere.  è una sfida scrivere a lei.  più esatto per lei caro elzemiro che è così scrivano di natura.  ostia.  congiuntivo e condizionale mi condizionano.  cultura sì cose a brandelli e pirlate.  so di esoterismo.   pirlate in grandissima quantità.  qualità zero ma allora la massoneria come si spiega penserà lei.  filantropia santa klaus valalà.  è che non sono tenero con niente e nessuno l’alabama.  in massoneria sono entrato per abitudine di intelligence.   il mio mestiere nei servizi.  l’ascoltatore.  se vuole la spia.  nome in codice alabama appunto.  allora loggia numero 232 cavalieri del putipù uh uh.  camerata dei cardi perlopiù medici con l’uzzolo del primariato tutti invecchiati in forzati d’italia.  avvocati idem commercialisti un edile un giudice e un gobbetto.  o devo dire diversamente dritto errrrre moscia.  professsòre di latino ma ricco di suo.  al liceo che più ganzi unn’emo.  adora fare il segretario di loggia. una manina cionca.  polio immaginarsi.  e il mio venerabile confratello era era il mio colonnello di cognome mitobello. che è da ridere colonnello mitobello eppure era un omino un siciliano biondo d’origine girgentino minuto sempre in papillon con sobrietà.  votato a tutto ciò che era sicilia.  morto dead end.  conosceva camilleri prima che fosse e che morse cammilleri.  il greco.  leggeva greco come io leggo bartlett e follett.  biblioteca paramount edizioni oxford.  casa sua una villetta in una zona quella sì da omicidi stradette strette tutte vie private buie la notte.  lampioni lì da prima della guerra.  la grande dico.  ricordo gli isolatori bianchi di porcellana.  antipasto  omicidi vede che le do quello che vuole.  qualche anno fa un fulminato prese a sparare da una di quelle villette.  tutte genti che si nascondono o pirati  semplici.    armatori di motoscafi di lusso risultò la famiglia.  il figlio sparatore confinato in casa secondo piano finestre con inferriata.  otto morti otto del mattino a bim bum bam per ogni ora del mattino.  impiegate del vicino ospedale che andavano a prendere servizio.  giovani.  viste.  carine.  poi finalmente un cecchino snaiper da quaranta metri infilò massima  precisione due colpi secchi tra le sbarre della finestra.  testa due szung.  in casa un’armeria. matto ma principalmente stronzo.  col fatto del matto lo stronzo e il cretino pisciano sulle scarpe ma le tue con sentimento.  casomai con risentimento.  s’inculino.  mi piace mi piace il rock con moderazione. non ricordo i nomi di questo e li confondo con quello. mi piace la pittura.  più che altro guardo le figure con ammirazione più che altro il cinema.  non il cinema in sé.  mi piace andare.  al cinema. le dico mi interessa pochissimo la trama e i paté d’animo. motivations and emotivations vade retro ad aleppe satàn. quelli bravi mi piacciono gli attori perché mi fanno credere tutto. dépistage.  gli attori interrogano. filantropia ma valà è che me sdiliquimenti per niente con niente e nessuno.  bambini bae sì collaterali.  uno mi sparò mi mancò gli sparai.  amo gli animali non tutti gatti soprattutto e le piante perché non hanno mai cattive intenzioni.  ma addio con l’africa addio.  non sono soprattutto tenero con nessuno che questi muoiono di fame che quelli muoiono di sete che quelli quelli quelli.  so benissimo sono stato in africa e incontrato lo stesso numero di lords of the bitches e brave persone.  assettati e affamati tutti.  operatori umanitari che rubavano i magazzini degli ospedali per rivenderli a qualche banda pagata da chi vuole lei.  gruppi wagner pia spia cia ma non creda ogni paesino per quanto piccinino intingola le sua serpole.  visto città con più ville di governativi che a beverly.  le serpi solo belle case e la satisfaction di rosolare omicidi.  ecco una cosa da farci attenzione.  il potere nasce a colpi di badile.  poeta e contadino non vorrà che i governi africani siano tutti lovenpiss.  vengo dal tercio.  mica razzismo. sono razzista cioè nel zenzooo che è la razza umana a sfracellarmi i coglioni.  uh.   sommamente.  mi ricreo quando vedo un ghepardo.  un ragno persino.   non so come sia entrata una lucertola bebè in casa.  impazzita di terrore quando l’ho catturata poi piano piano in terrazza nelle fioriere si è ripigliata.   amo il mio gatto le marmotte gli elefanti.   prova a toccarli e la mia glock amo le glock.  insomma spara.  mica questione.  tra uomini la giustizia nasce dalla canna del fucile.   il resto è vendetta. chi legge omero si leva ogni illusione nei seculi saeculorum.  la legge razionalizza l’ingiustizia.  streghe di salem.  la vendetta regola.  la violenza è indispensabile non sempre ma nemmeno mai.   sono pacifico non pacifista

senza dubbio sordido il mio ufficio.  vero ma le sembrerebbe adatto a fare storytelling.  storysticazzing in savòr del marketing.   lisciare il pelo al fantasma di un marlowe sa ma anche carvalho.   uh quello.  un grande.  mica una invenzione di montalbàn.   lui ci ha ricamato quello sì ma il personaggio era anteriore alla sua indispensabile finzione.  poi è morto il personaggio bim bum bang e anche montalbàn sdang.  infartango.  li ho conosciuti.  conobbi entrambi.   in un qualche  paseo de gracia

allora lì restando in geografia c’erano paseig de gracia a sfare.  la grazia di una città è contendere l’ambiente al sapiens. le sue foreste.  tutti aggrappati su su su liane di grattaculi divini e condomini pronti a calare sul terrestre se ha qualcosa cui tiene giurare che vorranno levarglielo.  contrasti  veda qui sotto cosa c’è.  c’è il negozio dell’autogrill qua di sotto al piano quinto.   autogrill che cosa che qui nella baires le auto servono a correre via e basta.  fermarsi parcheggiare nessun modo.  nemmeno a lasciarsi spellare vivi dalle comunali volanti.  vestiti più da antinarcos che da grazie prego scusi.  un tempo li chiamavano urbani.   poi è sopravvenuto quel puffo col cazzo rigato pim pum pam.  colpo in canna texas ranges.  emergenza.  fare multe come prolungamento dell’apolitica.  tutto un baseball baret da farci passare le code di cavallo di certe tarpanotte coll’invidia del manganello e scarponcino tattico da soft air.  quindi andale andale.  a piedi  altro che.  afferrare un trancio di pizza su vassoio di cartone e filarsela più rapidi che invisibili.   dicevamo il mio ufficio.  ascensore per il patibolo.  capirà.   linoleum per terra un gelato al limon.  la porta mai visto un marron più marron  nemmeno paolo conte.  non ha blindatura la serratura si apre sognando e un blindato bae.  regge una spallata ma il muro si aprirebbe effetto ariete. in estate non si può aprire la finestra sulla baires o ci passano ottomila miriametri cubici di gas assortiti tutto un particolato particolare autentica merda ectoplasmatica.  sul tetto dell’hotel detto roofgarden ci crescono ombrelloni di questa stagione e alcune piante.  plastica.  sicuro chi le annaffierebbe.  personale ridotto covid.  dal roofgarden vista sui termosantiari e sul buco che sprofonda qui sotto nel cortile condom.  apro la finestra interna e sento rumor di zoccoletti e ciabattine ah che carine.   in estate ci salgono le fighette in transumanza da malmö stoccolma a prendersi o’ sole mio.  poi lo lasciano qui per andarsi a pigliare altro altrove.  so mica cosa le accalappia qui.  voli peer to peer to pirla o qualche leonardo vai a saperla.  con un po’ di pazienza e un binocolo si può passare il tempo a fare la nomenclatura delle portatrici sane di tanga.  a me piace.  mi piace la figheria suggerita in vetrina.  è confortante sapere che esiste ancora tra le gambe un posto tranquillo accogliente e sicuro salvo candida.  para nosotros los caballeros la questione non è godere ma mettersi al riparo.  cover me è una canzone di springsteen quasi danteguerra.   anche quello mi piace.  quest’anno si sa turisti pochi  oramai è tutto finito ma il roofagarden è ben dotato lui.  piscina.  apri la stessa finestra per buttare di sotto la cenere delle sigarette e senti e non vedi splisc splosc.  vedere vedi solo gli asciugamani  e l’acqua che cola  appena che la fighetta bagnata esce dalla vasca.   solo un landru potrebbe volerci male.  l’offerta non sempre è innocente ma libera.  il ratto delle sabine non si comprende.  psicopatici del mondo bang yourselves

è comunismo tutto questo; mi sento molto comunista ma il genere bipede è inadatto a una dottrina che va a fondo in rotta di collisione con la lust di rapina del genere stesso. il capitalismo è consustanziale al robber raper ripper.  del resto c’è scritto l’ha detto il monocolo ad adamo va’ marca il nome su apposita corteccia e magna abbuffati.  tutto tuo cresci e moltiplicati.  caso mai un diluvio e ti ricomincio da capo.  roofgarden dell’eden.   ora lei penserà che parlo così alla cazzo causa whisky e notti in bianco.  nossignore.  sono odioso per natura ma studiando ho raffinato la mia parte.  dato sostanza al mio fana tas ma.  per il resto voglio le mie comodità ho una bella casa. comprata.  zona ex operaia giusto per avere un riferimento con qualcosa.  vango da lì.  mio padre faceva il macchinista qui in un’officina teatrale.  io vivo nell’ordine più supremo.  niente mutande calzini o avanzi di pizza. la pizza la mangio al ristorante da solo in piazza babau san.  bel nome questo per una volta bau san.    poi due passi. ultimo piano velux terrazzo per gatto feliz.   stiro anche. odio che una stiratrice mi metta le mani in tasca quando dentro non ci sono io uh uh. ma lei vuole omicidi non è così lei vuole omicidi. indagini.  il filo della deduzione che si snoda di qua ed là.  va bene.  filo della deduzione.  quello delle parche garantito.  in afganistan ho capito il limite della ragione.  giustifica ogni religione.  bang. gang bang.  seghe

                                                           Fine di 2

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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