L’ElzeMìro – Il Cènotàuro cenato

GNAM !

                                                     Desideria Guicciardini – Gnam

BA 10

 Ai margini di un’epoca, il Cènocène, eterna più che antica o recente e ancora poco studiata, non per scarsità ma al contrario per l’eccesso, per la confusiva abbondanza di reperti che la testimoniano, un piccolo Cènotauro o Bìpes vorax  si aggirava al solito tra i sassi ed i rifiuti per completare la sua conoscenza dei commestibili in un quadrante quasi inesplorato del suo territorio. Fu così che si trovò ad imbattersi in un curioso zoonte dall’apparenza untuosa, grassa, costituito da un corpo principale, difficile descriverne l’insolita per non dire inesistente morfologia, dal quale corpo due protuberanze si allungavano, come per così dire di tubo cui siano sorti diverticoli o ernie, ma chissà in quale delle direzioni possibili, se in avanti o all’indietro, dunque se coda l’una o collo o testa l’altra; chi conosce il Topinambour, o Helianthus tuberosus, se ne immagini uno, ma molliccio e lipidico. L’una delle due protuberanze sembrava recare all’apice tre orifizi, presunti più che individuabili sulla superficie irregolare e bitorzoluta della massa e tali da non sembrare diversi da quegli alveoli che si formano nella pasta di pane lievitante. La cosa, massa od oggetto o chissà, non camminava, essendo di piedi sprovvista, né rotolava, strisciava forse e se sì con una lentezza di poco superiore o piuttosto pari alla stasi o quiete. Il Cènotauro subito se ne incapricciò. Pensò che quell’affare lucido e scuro come un cornetto francese troppo cotto e troppo burroso, potesse per certo costituire un dilettevole stuzzichino. Sicché vi si avvicinò e, reso ardito dall’inerzia dell’oggetto, dalla sua disponibilità ad essere rotolato da qui a lì senza reazione difensiva, il Cènotauro trascurò il primo e più prudente approccio con il reale, l’annusarlo, e fu invece avido di assaggiarne. Privo di quella pudicizia che dovrebbe accompagnare ogni atto di suzione egli afferrò tra le labbra la protuberanza alveolata e senza intaccarla con i denti, come succede a gelato cremoso nel suo cono, si mise a succhiarla. Grande ma breve fu lo stupore del Vorax, quando dovette accorgersi che all’improvviso calore della propria bocca, bocca facendosi, la protuberanza si era aperta come orchidea carnosa, estroflettendosi e scivolando rapida fuori da quella del vorax che la succhiava. Così in mezzo a qualche gorgoglìo di una bava bollosa fu inghiottito il Cénotauro, glub burp. Non sempre ciò che appare, scompare rinunciando alla propria sussistenza. C’è chi vuol cenare ed è cenato.

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Steve Mcqueen -The Blob – https://www.cb01.uno/blob-fluido-mortale-1958/

Howard P. Lovecraft – Chtulhu – Mondadori

Zygmunt Baumann – Paura liquida – Laterza

BA 10

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Pasquale D'Ascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla ciò-ran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è. Blog https://dascola.me

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  • Biuso

    Da una parola tanto inventata quanto probabile -Cènotàuro- una saporita e magnifica metafora delle relazioni umane, della loro natura.

    • Pasquale D’Ascola

      Che dire di più. Posso solo raccogliere “il saporita e magnifica metafora” come si fa con un magnifico cespo d’insalata nel campo. Dopo tutto il mio compito principale nella vita quotidiana è far la spesa e cucinare.

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