L’ElzeMìro – Dire fare baciare

 

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                                 Kazymyr Severynovyč Malevyč – Quadrato nero 1915

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A chi li avesse ascoltati con l’intento di quel filo sfilare per osservare o indossare l’abito finito, sembrò che il maestro Malvestìti cominciasse a imbastire con il filo dell’ignoto i propri discorsi.  Grado per grado, cominciò a declinarli in una sintassi di gesti, suoni, di intenzioni attratte e respinte in una girandola di melodia; ma, privandola via via di quei legami che le parole anche nel canto servirebbero grosso modo a costituirsi in dire, persino nelle canzonette benché siano intese a far accapponare l’epidermide del sentimento per simulare una poetica di fatti ripetuti e mai disfatti, la melodia mutò in lallàre. Incomprensibile e incompreso, con gli interlocutori casuali, commesso o negoziante di qualsivoglia origine, il musicista si irritava prima, poi, scatenato in un mutismo di gestacci, occhiacci, stronfi, si arrendeva ai di loro, Ma vvedi d’annàttene, vattinne, v’là. Con gli interlocutori abituali, colleghi e studenti di conservatorio, al dismettersi del vocabolario subentrò il fischiare talvolte, un bofonchiare talaltre, in una sorta di apocalittico grammelot* che tuttavia, localmente, qualche riscontro otteneva.

Con il tempo, preso dal montante disagio che gli suscitava il doversi dire per ogni minimezza del quotidiano, catturato dal suonare che al dire lo sottraeva, attirato da un’ics fiammeggiante di là di sé, il maestro Malvestiti dapprima svuotò la casa di tutto tranne del pianoforte; per dormire una cuccia di coperte e, poiché in trattoria scegliere e ordinare gli procurava sconcertanti malesseri, per nutrirsi optò dapprima per un self service poi, accoccolato nella sua cuccia in casa, finì per consumare, spesso con le mani, qualunque cibo confezionato. Parlare non se ne parlò più. L’assoluto smarrimento piombò il Malvestiti fuori di sé o, al contrario, così chiuso in sé da somigliare a quei corpi celesti neri e insondabili per dove tutto passa e non esce più. Per le stanze sorde di sua casa, piene solo di pile di fogli volanti benché da musica, il maestro si aggirava come in un cunicolo, inseguendo voci e spifferi di un che, cui al piano non riusciva a dare forma, una ne avesse avuta.

Avvenne un giorno al Malvestìti di essere afferrato per traverso al petto da un dolore così brusco e acuto che gli levò quasi subito respiro e sentimento. Stramazzò, si rotolò in àhi e bài ma alle domande di un vicino che per primo si prodigò e poi dei soccorritori, fiammanti nella loro divisa rossa, non seppe rispondere. Rantolò dunque e morì.

Schermata 2017-05-09 alle 10.57.25

*Dario FoMistero buffohttps://www.youtube.com/watch?v=JnDRCWlDx2w

Gigi ProiettiIl lonfohttps://www.youtube.com/watch?v=62l8A_kCNwA

Paolo ConteLa vera musica –  https://www.youtube.com/watch?v=yWh5hCCSTuU

Thomas MannDoctor Faustus – Mondadori

TotòTotò a colori – Il maestro Scannagatti –  https://www.youtube.com/watch?v=xQpU3iGob14

Vincenzo BelliniNorma - Casta diva – Joan Sutherland https://www.youtube.com/watch?v=EJ2L_B7VOWs

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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