L’ElzeMìro – Der Herbst des Sommers

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                                Piet Mondrian – Bosco presso Oele-1908, olio su tela

                          Der Herbst des Sommers – L’Autunno di Estate 

                                                              ovvero

                                               L’improbabile cammino

A differenza del signor Sommer, Estate, il signor Herbst, Autunno con l’acca aspirante, Herbst non camminava, marciava, non per perdersi non per trovarsi. Né Santiago né Compostela nei suoi orizzonti e per dirla tutta nemmeno orizzonti ma confini; il piacere di Herbst stava nel passarli, paese di qua paese di là, zigzagando; marciava sino al sorgere di un ostacolo, torrente, rete, parete, sprofondo roccioso, o della luna talvolta; si fermava allora perplesso, volgeva altrove lo sguardo e tornava indietro o cambiava rotta, stante che il signor Herbst preferiva trovarle le strade, come se la loro esistenza piuttosto che dalle carte topografiche dipendesse da lui. Fantasticava; seguendo il caso e l’intuito con calcato in capo un cappello australiano, ovvero con una falda alzata, avanzava elastico e marziale a passo di brigata ora in questo ora in quel villaggio dove concedeva tregua ai ginocchi stremati, ai polpacci fradici sotto i calzettoni e le uose di aspra tela gommata che Herbst indossava a guadar pozzanghere o ruscelli; Herbst non aggirava mai. Accadde che un giorno al termine di una merenda con birra e formaggio in osteria, benché fosse certo del cammino, al pagare ne chiese conferma all’oste, ma quello No no, non di qua ma di là pei prati e vedrà lungo il fiume, rispose. Vedrà. A Herbst sembrò che l’oste avesse un talento d’inganno sotto il grembiale blu, ma lasciò tacere il sospetto e partì. Indifferente al complicarsi via via del percorso avanzò e avanzò e non si fermò nemmeno quando fu evidente che il sentiero era un caso non un’intenzione, e intenta a perdersi non meno di Herbst, sotto, sopra, attraverso un intrico vegetale ostile. Osservando ora lo smarrirsi anche della luce, si die’ conto che ormai era tardi per una ritirata. Maledicendo l’oste si fermò. Davanti un muro di vegetazione, a destra il frastuono invalicabile del fiume ma a sinistra la costa saliva erta fino a una palizzata, manufatto umano. Herbst prese ad arrampicarsi, in disordine, incespicando, aggrappandosi per forse trenta metri fin su. Oltre una villetta chiusa, un’auto ferma e vuota e la stradina che, fosse stato sordo all’oste, avrebbe preso. Non esitò, scavalcò senza grazia e corse, corse come chi fugga da occhiute streghe. La luce della notte si confondeva con quelle del paese quando Herbst stremato raggiunse il ponticello del confine, lo valicò, si fermò e pianse. Arriva la stagione in cui si finisce per avere paura.

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Antonio Vivaldi –  L’ Autunno – https://www.youtube.com/watch?v=zqx37cBz_no

Dave Brubeck – Autumn In Washington Square - https://www.youtube.com/watch?v=1BNSstCkoek

Joseph Freiherr von Eichendorff - Im Abendrot –  http://vierletztelieder.com/?page_id=11

Patrick Süskind – illustrato da Sempé –  Storia del signor SommerLonganesi

Richard Strauss - Im Abendrot –  Elisabeth Schwarzkopf – https://www.youtube.com/watch?v=98Z2YXJO7-M

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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  • Biuso

    Questo tuo racconto, Pasquale, trasmette un’impressione inedita, che va oltre l’inquietudine. L’impressione che anche il tempo, persino il tempo, sia involto nel proprio divenire, eterno e inevitabile. Un suo altro titolo potrebbe essere Ἀνάγκη.

    • Pasquale D’Ascola

      Ἀνάγκη, sì. Sono sconcertato da questa tua osservazione che va ben di là dal limite del commento. Non saprei che cosa dire, oltre un semplice grazie. P.

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