L’ElzeMìro – Delitti e vendette 5

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                                                                              Desideria Guicciardini – Cammina cammina – coll. privata

 

                                                   Il meteorològio 

Lettera del meteorologo Moïssi al caposervizio del Telegiornale – Fichier policier abeSÉ_dosTrés_VUtantaSÉs.

Signori, da tanto tempo chi scrive vi trasmette che un ciclone anticosì, anticosà, un’alta pressione, una corrente siberianazzorriana, che nuvole in quota ma non pioverebbe. Voi enunciate oracoli bonusmalus; dopo sessanta giorni – vedano quanto durano sessanta giorni di siccità con rovina di frutteti, vigne e maggesi, facile rifletterci, non foste guitti del quotidiano – vi scrissi novella di pioggia, non d’ondate né di maltempo, temperature polari, allérta neve… all’érta sta ma la regina delle nevi su nella sua ridotta dei poli. Voi Calirogna auspicate ohi ohi… nuntio vobis familiebrambille… ready-made pel wewend-to ché la neve serve a sïàre. Di che bello e brutto straparlate, di che salvezza. Di che bronzo avete’l viso, profeti in scatola d’audience, per sorridìre del disastro che la meteorologìa vede avanzare…

Da troppo tempo i suoi bollettini lustri e matematici erano scarabèi interpretativi; indignez vous, indignez-vousa suonava Eustachio la sua tromba al meteorologo Moïssi, sicché ore 12:40 d’un mercoldì nuvolato, Moïssi valicò i valichi della Televisione, la l’una e la trina; sforzò lo studio del telegiornale, spianò sul naso alla regista la sua scacciacani CZ75 orba di tappo rossob; alla giornalista che gli sorrideva porse il rovescio della man libera così da persuaderla che scappare era un’opportunità; trattenne un cameraman, si barricò, pretese e prese a trasmettere contro le spottaciùte carambole d’aggettivi, belbuòn, e iperboli, bombondàta. Il ministero dell’Infomanzìa spedì allora i caschi neri sua ad assediar lo studio. 

… Signore e signori il tempo che non v’aspettate è segno dei tempi che devastano acque mari culture… perché non saprei dir ma ho in dono una sensibilità animale…  gatto con gli stivali o caval donato diffido dei buoni…. dei salvatori barba e capelli anche si chiàmino pasquale… voi mi volete menelavolemàna… fossi pilato te lo do io quel nazariosauro… ucciderlo no… le forche fanno audience nei saeculorum ma perché mai farne la soubrette d’un avanspettacolo…… esilio… esilio in mezzo ai suoi capretti… in qualche thule a raffreddarsi quell’antipatica sua convinzione d’essere lui un agnus… da qualche principe di persia a ripassar misterichiusinséc… mia è la convinzione che pilatus nix capretti…. vegetariano per l’orrore si rode sé stesso… tranne quando ascolta qualche vero poeta… però anche a mangiare pochino niuno sfugge al nostro quotidiano memento che mori… il cesso…. pilato luccica come all’alba immacolato stagno… né brezze né ebrezze a far crespoline… altro che narciso… si vede contumace pilato… innamorarsi bài… pilato snasò tutt’intorno le gassandre avventizie del bel sol di califòrnica… ecchisenecalifréga… sereno stabile ché la pioggia la fa la bua all’asbronzatura… vedeva lungo… futuro di caliwürstel in buattad… ultime trombe del diluvio solare qui in diretta da studio… filistei… farisei… alisèi… bàlanocèfalie alle porte… bulemètici maroccococò…

Dal ministero dell’Infomanzìa arrivò il gogogó, sfondare oh caschi neri e sfonderemo a gogó. Il meteorologo sparò tutti i suoi dodici colpi a salve. La replica di fuoco non lo salvò. Capita alle puntate zero. 

Schermata 2017-05-09 alle 10.57.35

a. cfr. Stéphane Hessel (1917-2013) Indignez-vous  (Indigene ed.) -  Indignatevi (Add ed.)  

b. l’arme scacciacani vogliono un tappo di volata rosso a segnalarne l’innocenza

c. parodia da ma il mio mistero è chiuso in me,  G. Puccini - Turandot – https://www.youtube.com/watch?v=Eg-59NoES2o

d. napoletano per scatola dal fr. boïte 

e. dal greco bàlanos ghianda, per est. italiano glande, e kefalé-testa

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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  • Biuso

    La menzogna propalata dai sedicenti denunciatori di menzogna, il danno immane che i buoni arrecano alla bontà, e un Pilato che mi ha ricordato quello di Bulgakov. Anche l’informazione può, nel tuo narrare, diventare epica, lottare contro i “guitti del quotidiano” e nella parola vincere.

  • D’Ascola

    Grazie Alberto per questo splendente riconoscimento alla parola che faccio mia per tacito accordo tra me e i vocabolari. Lo que no se es si venceremos

    • Biuso

      Comprendendo e scrivendo abbiamo già vinto, Pasquale.

      • D’Ascola

        M’hai persuaso. Psq.

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