Le ossa parlano – Antonio Manzini

Titolo: Le ossa parlano
Autore: Antonio Manzini
Casa Editrice: 2022, Sellerio Ed.
Genere: giallo
Pagine: 416
Prezzo: € 14,25

“Aprile, il mese più crudele” viene da dire, citando T.S. Eliot, nell’affrontare  quest’ultima indagine del vicequestore Rocco Schiavone. Lo incontriamo a Roma come testimone nel processo intentato al dirigente di polizia Mastrodomenico – lo stesso che nel 2012 ha spedito Schiavone ad Aosta per motivi disciplinari – e contro il quale Rocco aveva indagato nel 2007. Indagine che gli era costata la morte della moglie Marina. Intanto, l’altro elemento della banda armata, Sebastiano Cecchetti, un tempo amico di Rocco, è sparito nel nulla. Ma il processo non è l’unico impegno di Schiavone nella capitale. Occuperà i pochi giorni a disposizione vendendo la casa in cui ha vissuto con Marina. Insieme agli amici Brizio e Furio brucerà i vestiti di sua moglie, incapace di regalarli, sconvolto al pensiero che un’altra donna possa indossarli. L’unica cosa che conserva è il piccolo specchio in cui Marina si truccava e struccava:

“…e Rocco immaginava che, se avesse guardato bene, dietro i bordi, avrebbe trovato ancora il viso di sua moglie…” (Pag. 15)

A nulla, dunque, sembra valere questo disfarsi della materia del suo passato poiché per Rocco, come per molti, esiste un passato che non riesce a passare.

Roma sarà anche il luogo di altri brevi incontri. Quello con Caterina Rispoli, che presto ritroveremo ad Aosta e quello con uno strano, inquietante personaggio: Pietro Rakovic. Ora, poiché Manzini, come si dice, mai agiterebbe una pistola senza usarla, di sicuro costui apparirà nella prossima avventura di Schiavone, la qual cosa rende noi lettori estremamente curiosi.

Dal caldo e triste aprile romano, Schiavone precipita in un freddo, umido e triste aprile aostano dove lo aspetta la squadra al completo: Ugo Casella, Antonio Scipioni, ora suo braccio destro, Michele Deruta e il collega D’Intino, Italo Pierron. Neanche il tempo di riambientarsi che nei boschi vicino Saint-Nicolas il medico Corrado Salati scopre, mentre passeggia, delle ossa che spuntano dal terreno. Ossa piccine. Parte da qui la nuova, angosciante indagine del vicequestore e della sua squadra, perché ossa loquuntur. Infatti, dai rilievi effettuati da Michela Gambino della scientifica, dagli esami dell’anatomopatologo Alberto Fumagalli e di un collega torinese, le ossa, e in special modo i denti, racconteranno la storia di un bambino di circa dieci anni, morto strangolato sei o sette anni prima. Schiavone sa di essere in presenza di un crimine legato alla pedofilia, la cosa lo addolora e lo disgusta e, sostenuto dalla sua squadra, riuscirà infine a prendere il colpevole.

Questa, in breve, la storia che si dipana pagina dopo pagina con dialoghi magistrali e una serrata detection condotta in maniera esemplare, poiché indagare partendo da un cold case presenta non poche complicazioni: recuperare vecchi fascicoli della precedente indagine (la sparizione del bambino, Mirko Sensini, era stata a suo tempo denunciata), filmati di telecamere, eventuali testimoni la cui memoria si è affievolita con il tempo. Ripercorrere sentieri già battuti con occhi nuovi. Capire come e perché nella tasca dei jeans di Mirko, sbrindellati dal tempo, ci sia un piccolo ciondolo con lo scudo di Capitan America. Nel frattempo, a margine dell’inchiesta, si muovono le storie personali dei protagonisti: Italo Pierron e la sua ossessione per il gioco d’azzardo; la giornalista Sandra Buccellati e il suo complicato rapporto con Schiavone; Michele Deruta e la sua prima mostra di pittura; Lupa prossima a partorire i suoi cuccioli.

L’abilità di Manzini non risiede solo in una scrittura tagliente e pulita o nel condurci attraverso l’inchiesta senza mai sbagliare un passaggio, ma anche e soprattutto nel mostrarci uno Schiavone il quale, libro dopo libro, cambia e si trasforma, acquista sempre più in profondità e umanità. E con lui, tutti gli altri comprimari. Credo che questa sia una dote invidiabile e rara in uno scrittore che potrebbe, a buon diritto, considerarsi ‘arrivato’: una forma di profondo rispetto per i suoi lettori e anche, perché no, per i suoi personaggi. 

 

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Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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