Le donne dei dittatori – Diane Ducret

Titolo: Le donne dei dittatori
Autore: Ducret Diane
Data di pubbl.: 2011
Casa Editrice: Garzanti
Genere: Saggi
Pagine: 405
Prezzo: 22.60

“Brillano e ardono di un fuoco interiore che rivela una volontà indomabile, la certezza assoluta del trionfo”; “occhi nerissimi, triangolari, intensi”; “aveva gli occhi azzurri e straordinariamente brillanti”.

Uno sguardo dall’incredibile potere seduttivo  costituisce un tratto comune negli uomini che, in periodi e situazioni polito-sociali differenti, hanno cambiato la storia, imponendosi come i più grandi dittatori del ventesimo secolo.

Sono questi occhi, penetranti ed ammaliatori, ad avere “rapito” la vita di molte donne.

Sì, rapito perché tutte le donne che hanno incrociato il loro destino con quello di questi uomini hanno dovuto rinunciare alla loro esistenza.

Con Le donne dei dittatori la giornalista Diane Ducret  ci racconta la storia dimenticata  di compagne, mogli, amanti, muse, ammiratrici dei più grandi despoti dell’età contemporanea.

Donne di ogni rango, dalla casalinga alla borghese, dall’intellettuale alla svampita, dall’attrice senza gloria alla giornalista di grido sono cadute nelle braccia di uomini che portano il nome di Mussolini, Lenin, Stalin, Salazar, Bokassa, Mao, Hitler e Ceausescu.

Tutti questi uomini hanno mostrato fame vorace di conquista; hanno collezionato insieme alle vittorie politiche innumerevoli avventure ed amori.

In qualche caso hanno costretto a forza al matrimonio le loro compagne. “Se mi respingi, ti trascino con me sotto le ruote di un tram”; Mussolini seppe trovare validi argomenti per chiedere la mano, armato di una rivoltella, di Rachele Guidi. Catherine divenne moglie di Bokassa ed imperatrice di Centrafrica dopo essere stata sequestrata in un rapimento che, a dire il vero, non aveva nulla di romantico. Stalin violentò e poi sposò Nadja.

Ma, nella maggiore parte dei casi, sono stati inseguiti e idolatrati dalle donne.

“Mio caro Führer, non posso fare a meno di pensare a voi, ogni giorno, ogni ora, e ogni minuto che passa. Qualsiasi cosa accada, la mia vita vi appartiene”. Questa la missiva di una delle tante fan di Hitler che non lo conosce personalmente, ma che è completamente succube del suo carisma.

Il dittatore tedesco ricevette più lettere di ammiratori di Mick Jagger e dei Beatles messi insieme e lo stesso accadde sul fronte italiano con Benito Mussolini al quale schiere di donne inviarono corrispondenza, offrendogli i loro pensieri, i loro turbamenti, le loro liriche d’amore o le loro fantasie sessuali.

Tanto è stato però anche l’amore che questi uomini, spesso tirannici ed egoisti ma sicuramente ardenti di passione e di ideali, hanno saputo attrarre a sé.

Nadejda affronta ottomila chilometri in treno e tre giorni di slitta nella fredda Siberia per proporsi come sposa al compagno Lenin e, divenutane fedele moglie, è poi in grado di accettare Inessa, l’amante, e ne diviene addirittura intima amica mantenendo un ménage a trois per anni. Lei sarà, però, sempre la donna della quale Lenin non potrà mai fare a meno e con la quale vivere una complicità indissolubile; “la donna che ha attraversato il ghiaccio per lui”.

Una donna pronta al sacrificio come lo furono molte altre che arrivarono a togliersi la stessa vita per i loro amati. Suicide per disperata passione, ma anche per colpire e punire con gesto plateale quello che era ormai divenuto il loro persecutore. Così, Nadja e Geli escono di scena sparandosi un colpo al cuore. L’una per dare pubblica dimostrazione della crudeltà del suo carnefice, Stalin; l’altra come estrema protesta allo zio Adolf Hitler che la voleva solo per sé impedendole di amare.

Potere che affascina, che cattura, che fa impazzire, ma che rende in alcuni casi queste donne ancora più feroci dei loro compagni.

Jiang Qing, ultima moglie di Mao, divenne famosa per atrocità abominevoli, mentre in Romania, Elena Ceausescu apparve come la degna pari  del marito, con il quale divise con spietatezza il comando  per quasi 22 anni.

Tante sono le informazioni che la scrittrice, storica e filosofa, ci fa avere su questo esercito di donne, martiri o carnefici, ineluttabilmente legate alla vita di uomini che spesso la memoria collettiva ricorda ora come mostri.

Nelle pagine del saggio si ricostruiscono epoche, atmosfere, condizioni sociali e politiche differenti e vanno in scena le esistenze delle protagoniste, le donne dei dittatori.

Nell’autrice nessuna volontà di interpretazione o analisi dei reconditi meccanismi che sottostanno alle relazioni amorose di personalità così estreme, ma solo il genuino racconto di tante storie, drammi o commedie, che sicuramente aprono un’angolatura inedita nella visione della storia passata  illuminando quella presente.

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  • Silvia De Bernardi

    Mi viene da proporre un’altra lettura: “Donne che amano troppo” !

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