Le donne corrono da sole – Giulia Bongiorno

Titolo: Le donne corrono da sole- storie di emancipazione interrotta
Autore: Giulia Bongiorno
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Rizzoli
Pagine: 212
Prezzo: 17,50

E’ buona usanza quando si recensisce un libro farlo in modo neutrale, ma nel caso del libro Le donne corrono da sole  si deve consigliare in modo plateale la sua lettura.  Il libro inizia con espressioni che poi verranno declinate nelle pagine: “la parità tra uomini e donne è un falso mito” e “rispetto al passato siamo più ambiziose, più consapevoli dei nostri diritti, più assertive…ma restiamo prigioniere di una cultura ancora fortemente maschilista e di una legislazione incapace di garantire un’emancipazione reale, di sostanza”.

E’ un libro che descrive la disuguaglianza della donna nei confronti dell’uomo. Ovviamente non sul piano formale, ma sul piano sostanziale. Nel mondo reale non avviene la parità sancita dall’art.3 della nostra Carta Costituzionale : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione di opinioni politiche di condizioni personali e sociali.”

Il percorso dell’emancipazione femminile non si è realmente concluso, ha avuto una “frenata”, sia per colpa degli uomini che non vogliono lasciare una parte del loro “potere”, sia per colpa delle donne che si sono accontentate di avere un diritto all’uguaglianza e non di esercitarlo.

La citazione di Rebecca West è di impatto nel secondo capitolo: “Io stessa non sono mai stata in grado di scoprire cosa è esattamente il femminismo; so solo che la gente mi chiama femminista ogni volta che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino.”

L’Avv. Bongiorno ripercorre anche la Sua storia personale per fare emergere sia la sua grande volontà di esercitare l’avvocatura sia il mondo del processo penale lontano “culturalmente” dalla donna, quest’ultima più incline secondo stereotipo all’ attività di magistrato o di avvocato civilista.

Alcune espressioni fanno molto riflettere: “Nessuno ci vieta di nutrire ambizioni o di scegliere lavori impegnativi, ma anche se non è vietato, non è davvero accettato”.

Altro concetto ben descritto è quello di “libertà”, spesso recepito come “strapotere”. La soluzione  in prima battuta sta nel dividersi i compiti anche casalinghi altrimenti come dice il giurista Vezio Crisafulli “di libertà si può pure morire”, in quanto qualcuno la eserciterà senza limiti e qualcuno patirà le conseguenze. L’autrice mette in guardia dai alcuni uomini moderni che dietro espressioni sibilline come: “io amo le donne” cercano di relegare le donne oltre al loro lavoro giornaliero il loro “ruolo” domestico dato dalla storia di subcultura retrograda.

Le donne oramai sempre di più sono: “istruite, tenaci, evolute, hanno superato i colleghi uomini , hanno raggiunto i traguardi che si prefiggevano e sono orgogliose di essere riuscite contro tutto e tutti. Hanno in comune il fatto che vengono definite donne di successo e che spesso i loro compagni quel successo stentano ad accettarlo”. Al partner solitamente non piace che la propria compagna o moglie li superi sul piano del riconoscimento sociale.

Le donne devono farsi aiutare oltre che da se stesse anche dalle “quote rosa” per approvare norme che diano nella realtà una parità anche nel mondo sostanziale.

Il libro consiglia alle donne di imparare a fare squadra, sostenere le altre donne (e non per retaggio culturale denigrarle senza dargli supporto).

Da donna, credo di meritare un Presidente del Consiglio donna, un Presidente della Repubblica donna o magari un segretario di partito. Se una donna vince abbiamo vinto un po’ anche noi!

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