L’arte del fallimento – Andrea Fazioli

Titolo: L'arte del fallimento
Autore: Fazioli Andrea
Data di pubbl.: 2016
Casa Editrice: Guanda
Pagine: 281
Prezzo: 18,00 €

Every style is the result of a handicap”: ogni stile è il risultato di una mancanza. Questa frase di Lester Young, posta in epigrafe al romanzo, si applica perfettamente al suo protagonista: Elia Contini, il personaggio seriale di Andrea Fazioli, è un investigatore privato di provincia, senza qualità, occupato a cercare gatti o cogliere in flagrante amanti. Questa volta è alle prese con la ricerca di una persona scomparsa: Johnny Fontana, alias Mario Balmelli, proprietario con il fratello di un negozio di mobili sull’orlo del fallimento. E’ fuggito dalla routine e dai problemi quotidiani perché nella vita desidera solo suonare il sax, ma sarà costretto ben presto a fare i conti con una tragica realtà. Tra comportamenti tesi in un’apparente immobilità, infatti, irrompe il delitto: il brutale killer del trasloco dopo aver ucciso infierisce sui mobili e li svuota, li smonta, li accatasta in un disordine delirante.

Il romanzo, per la sua costruzione, si può definire a cerchi concentrici: a fare da sfondo la grande atmosfera del jazz (musica del fallimento per eccellenza, come racconta l’autore nel suo blog), poi tante storie parallele: una signora un po’ petulante che Contini incontra dovunque, una coppia singolare di innamorati uniti dagli investimenti finanziari, la ricerca di un boa perso nella giungla provinciale, e la routine stravolta dell’Ufficio fallimenti, nel quale lavorano personaggi ambigui e nervosi, ma anche l’anticonformista Lisa: bella, tatuata e consapevolmente incosciente. Al centro invece troviamo la grande vicenda di Mario Balmelli e delle morti inspiegabili che stringono la morsa attorno all’azienda Dolcecasa.

Fondamentale risulta la colonna sonora, rappresentata dalle suadenti note di alcuni brani citati nelle pagine, che il lettore può divertirsi a rintracciare e ascoltare, accompagnandone la lettura.

Le ambientazioni sono curate, dettagliate e contrapposte: da una parte lo showroom della Dolcecasa, dove si svolgono gli omicidi, ma anche gli incontri erotici di uno dei protagonisti e fuori il vuoto dei parcheggi e della campagna circostante.  Dall’altra parte c’è il locale dove lo stesso Contini dichiara di essere a suo agio: «Il Charlie Bar era un tentativo di dare modernità a un vecchio locale. Restavano il bancone, con gli sgabelli alti, e gli scaffali pieni di bottiglie. Però c’erano poltroncine di velluto e tavolini bassi all’orientale, oltre all’illuminazione soffusa, ottenuta collocando faretti colorati negli angoli. Balmelli guardava fuori dalla finestra, con la fronte incisa da una ruga profonda, verticale» (pag.32). Osserva i volti il detective e non cede alla tecnologia, com’era prevedibile da parte di chi lo conosce sin dai primi romanzi, anzi questa volta rimane anche senza patente. Ad aiutarlo quindi la fedele Francesca, eterna fidanzata ormai rassegnata al ruolo e al carattere di Contini:«gentile, spiritoso, fedele, ma irrimediabilmente selvatico» (pag.21).  Lei ha il compito di condurlo a scoprire retroscena attraverso le sue curiosità e le sue chiacchiere: così, in modo apparentemente casuale e attraverso piste rincorse seguendo l’intuito e la saggezza misantropa del vecchio amico Giona arriverà alla soluzione. D’altra parte «la verità la riconosci solo se ci sbatti contro. E anche così, niente è sicuro» (p.36).

Gli ultimi capitoli sono incalzanti e l’autore conferma la sua abilità nel farci sentire l’assassino sempre più presente e vicino pagina dopo pagina, pur non capendo ancora con certezza la sua identità.

I romanzi di Andrea Fazioli mi hanno sempre colpito per la capacità di scavare nel profondo delle situazioni, di raccontare quel sotto-testo di pensieri, emozioni, comportamenti che non vengono portati in superficie, ma nei quali il lettore deve immergersi per riconoscerli. Qui ovviamente c’è il senso di fallimento, ma non solo: «non è sempre vero che bisogna continuare a lottare» (pag.101) e «forse il segreto è restare deboli» (pag. 23).

Andrea Fazioli con questo romanzo si è aggiudicato il Premio Letterario La Fenice Europa e L’Anfiteatro d’Argento.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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