L’acrobata funesto – Guido Rampoldi

Titolo: L'acrobata funesto
Autore: Rampoldi Guido
Genere: Romanzo
Pagine: 254
Prezzo: 16.00 €

 

Un vero solletico per la mente questo libro: un labirinto di eventi in cui perdersi, una “giungla di specchi” che riflettono la verità fino a deformarla e a farla smarrire.

Fin dall’inizio della vicenda siamo introdotti in qualcosa di misterioso e che sfugge alla comprensione. Siamo in uno studio televisivo, un bambino attende il suo turno per intervenire in un talk show; è un acrobata venuto dall’Est, forse orfano, una storia probabilmente molto simile a quelle di altri profughi la sua, ma qualcosa di incredibile accade. Come destato dal vociare degli ospiti del programma, improvvisamente il bambino incomincia a levitare. Si innalza repentinamente con un guizzo fulmineo nella parte alta dello studio e con un piroettare indiavolato incomincia a rompere fari, battere tubi, trinciare cavi. Chi è questa creatura, o meglio, cos’è? “Un gobbetto, un nano trapezista, un bambino dotato di poteri paranormali, un angelo malfatto…” Non avremo la risposta a questa domanda perché la narrazione ci porta con rapido fluire in Scizia, durante la Secessione Russa, sulle orme di un pittore rivoluzionario e della giovane patriota sua amante, ci fa entrare nella storia della bella esule Marina giunta in Italia clandestinamente e sulla quale grava il sospetto di terrorismo fino poi a condurci all’inseguimento dell’opinionista televisivo Fulvi, inviato speciale per un Tg in Scizia che sembra svanito nel nulla come per un abile trucco di magia. Una vera corsa sulle montagne russe che ci porta con balzi mozzafiato lontani dall’origine e dalla verità. Operazioni di disinformazione forse, che, come indicato dall’autore, perché riescano devono essere concepite “non come narrazioni lineari che procedono secondo le intenzioni del narratore, ma come tracce ambigue, tanto più efficaci quanto più esposte a variazioni di senso”.

In questo intreccio apparentemente privo di una direzione precisa il nostro “Virgilio” è un analista della CIA giunto a Roma per riprendersi dal DPTS, Disturbo Post-Traumatico da Stress, «un dolore senza origine e senza oggetto» tipico dei reduci dalle guerre ipermoderne ed al quale sono stati prescritti uno stile di vita tranquillo e un lavoro di routine.

La prova che deve affrontare per dimostrare la sua sanità di mente e di nervi non è delle più facili. Sulla sua scrivania lo aspetta il dossier “l’acrobata funesto”: rapporti di polizia, pagine di diario e frammenti di vari blog che non paiono avere nessun comun denominatore. La lettura di questo materiale conduce verso patrie lontane, in luoghi di complotti, cospirazioni, dove la disinformazione viene sfruttata dai politici per ottenere il controllo. La rete diventa il luogo ideale dove poter “moltiplicare la varietà all’interno di una giungla di specchi” e così “non c’è più un inizio, una progressione lineare, un sentiero percorribile a ritroso. Alle spalle dell’acrobata appare sempre un altro acrobata”.

Solo l’abilità del nostro protagonista consentirà di svelare la forza dell’arte dello spionaggio, mostrandoci al contempo tutta la debolezza del sistema politico e sociale italiano. Un’iperdemocrazia l’Italia, facile territorio di ricerca per un analista dei Servizi Segreti perché “tutto è pubblico, gridato, esibito”, ma allo stesso tempo, proprio perché “tutto è pubblico, gridato, esibito”, estremamente delicato e difficile.

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