La verità di Caravaggio – Giuseppe Fornari

Titolo: La verità di Caravaggio
Autore: Giuseppe Fornari
Data di pubbl.: 2014
Casa Editrice: Nomos edizioni
Genere: saggio
Pagine: 172
Prezzo: 19.90

“La verità è che Caravaggio va cercato dove lui voleva essere trovato, cioè nei suoi quadri” (p. 9)

Non un semplice libro d’arte o una guida per musei, il libro di Giuseppe Fornari, edito da Nomos Editori, è un saggio su Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio, a 360 gradi. Vengono analizzate opere, la vita, le influenze storico-artistiche, l’iconografia e l’iconologia in molti sui dipinti, i rapporti con la Chiesa e la società di quel tempo, ma alla base di tutto c’è una tesi chiara e concisa: “Non è ancora stato detto tutto sul Caravaggio!”.

Nonostante la marea di pubblicazioni e ricerche, avevo l’impressione che qualcosa di non detto restasse da dire e cercare su di lui, a smentita delle tante approssimazioni e deformazioni che rischiano di trasformarlo in un irreale fantoccio, e anche a conferma e sviluppo delle idee più felici che, in tanto esercizio di acume critico e storico, certamente non mancano.” (p. 8)

Michelangelo Merisi (o Amerighi), noto come il Caravaggio (1571 – 1610) è stato uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, studiando tra Milano e Venezia ed esprimendosi in moltessime città, tra cui Roma e Napoli. Il suo stile unico, sopratutto per l’uso della luce e delle zone di ombra per caratterizzare gli elementi nel contesto ed elevarli di importanza sia concreta, che trascendentale, ha influenzato molte correnti artistiche dei secoli successivi. Influenzato da grandi pittori come Tiziano, Tintoretto e Michelangelo, non solo ci aiuta ad osservarli sotto un nuovo punto di vista e a rivalutarli, ma crea una sorta di nuova corrente pittorica detta il caravaggismo, a cui i critici d’arte associano il termine realismo (appunto per riuscire a riprodurre in modo fedele la realtà attraverso i contrasti di luci e ombre). È stato uno degli artisti italiani che più ha influenzato i successivi stili pittorici, sopratutto quello barocco, con particolare propensione verso la Spagna (Francisco de Zurbarán, Bartolomé Esteban Murillo e Diego Velázquez), Francia (Louis Le Nain, Valentin de Boulogne, Simon Vouet e Georges de La Tour) e Olanda (Francisco de Zurbarán, Bartolomé Esteban Murillo e Diego Velázquez).

È proprio qui che entra in gioco il saggio di Giuseppe Fornari, sostenendo che è una limitazione della realtà, se non un errore considerare il Caravaggio come mero realista, poichè l’uso della luce e dei contrasti con le ombre servono ad elevare verso Dio gli elementi illuminati (anche le nature morte), donandoli di quella funzione sacrale che permette loro proprio di staccarsi dalla realtà da cui provengono.

 

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