La tentazione di esistere – E. M. Cioran

Titolo: La tentazione di esistere
Autore: Emil Cioran
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Adelphi
Genere: Saggi
Traduttore: Lauro Colasanti e Carlo Laurenti
Pagine: 215
Prezzo: € 12,00

La tentazione di esistere è il libro di Cioran che rileggo sempre ogni volta che vado a Parigi. Proprio in questi giorni, a distanza di trentacinque anni, Adelphi ripubblica in edizione economica quello che Cioran definiva il suo libro più serio. Sono in partenza per la Francia e anche questa volta porterò con me La tentazione di esistere, approfittando di questa nuova edizione.

Fa sempre piacere un ritorno di Cioran, per noi che lo amiamo, lo studiamo e lo leggiamo da sempre.

La tentazione di esistere  è uno dei libri fondamentali per entrare nel cuore intimo della scrittura di Cioran  che già dalle prime pagine, nell’intento di distruggersi,  invita i lettori a pensare contro se  stessi, anche se il nulla ci dice che non c’è nessuna via d’uscita per colui che oltrepassa il tempo.

Emil Cioran ancora oggi è una scoperta che resta da scoprire. La sua scrittura e il suo pensiero offrono nuovi scenari e prospettive inedite ancora da leggere.

Davanti al suo bisogno di solitudine, che lo scrittore rivendica e difende in ogni scritto e anche nella sua esistenza, assume un ruolo centrale il suo rapporto conflittuale e dialettico con il tema del nulla.

Il 29 novembre del 1965 Cioran scrive nei Quaderni: «Non voglio più vedere nessuno, tanto mi vergogno di me. Non so davvero più a chi rivolgere il mio disprezzo, mi sento più basso di quelli che nemmeno esistono ai miei occhi».

In questo pensiero folgorante e spiazzante egli formula la dichiarazione estrema del suo bisogno di solitudine.

Una solitudine che si nutre di accessi vertiginosi e di disperazione in cui il nulla appare ai suoi occhi come un orrore da affrontare a viso aperto.

Cioran si appella a una disperazione più grande. Proprio quando nella sua solitudine nessuna consolazione ragionevole è efficace, diventa vitale, e quindi necessario, aggrapparsi a una vertigine per essere in grado di affrontare il culmine di una disperazione che inghiotte tutto.

Così, di pensiero in pensiero, di frammento in frammento, Emil coltiva il nulla come una forma di salvezza in cui l’arte sublime della negazione diventa il paradosso con cui spiegare il suo attaccamento disincantato alla vita, o meglio alla sua tentazione di esistere.

Ed è proprio La tentazione di esistere, il libro in cui Cioran lucido più che mai fa veramente i conti con la solitudine del suo nulla.

« Noi non abbiamo più un passato, o meglio non c’è  più niente del passato che sia nostro; niente più paese d’elezione, salvezza ingannatrice, rifiugio nel tempo trascorso. Le nostre prospettive?. Impossibile intravederle: siamo dei barbari senza avvenire»

Pensando e scrivendo contro se stesso, sedotto da quegli ingegni che si sono distrutti per aver voluto dare un senso alla loro vita, Cioran si rivela un maestro raffinato della negazione. Lucidamente immerso nel suo stato perenne di disperazione, coltivata in solitudine, egli supera con il fascino della vertigine il nulla e ne rifiuta le sue conseguenze nichiliste.

Per Cioran negare è il modo migliore per emancipare lo spirito. Ma deve essere una negazione feconda; e per essere tale dobbiamo fare di tutto per conquistarla e farci imprigionare dalla sua seduzione.

La negazione  è l’humus per cui vale la pena tentare di esistere. Quando Cioran alla fine de La tentazione di esistere invita coraggiosamente a imparare a pensare contro i nostri dubbi, contro le nostre ubbie onniscienti, dichiara apertamente guerra al nichilismo e al nulla.

Una provocazione fertile degna del suo migliore pensiero lucido che demolisce la conoscenza e ne scopre i lati estremi e rivoltosi, sempre necessari all’urgenza e alla necessità del tempo che va quindi pugnalato nei suoi conformismi più pericolosi.

Il nulla è uno di questi  conformismi con cui Cioran tenta di rompere i legami scrivendo delle difficoltà di dissolversi nell’essere.

Cioran non è nichilista anche perché scrive solo di ciò che prova; ma quando non prova nulla non scrive.

Nella sua malinconia, e nel bisogno quotidiano della solitudine, la  tentazione di esistere si sporca i pensieri con il nulla.

 

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