La ragazza con la Leica – Helena Janeczek

Titolo: La ragazza con la Leica
Data di pubbl.: 2018
Pagine: 333
Prezzo: 18,00 €

Prima dell’uscita di questo interessante romanzo di Helena Janeczek La ragazza con la Leica, vincitore del premio Strega 2018, credo non molti sapessero qualcosa di Gerda Pohorylle Taro morta a Brunete, in Spagna, il 26 luglio del 1937, a soli cinque giorni dal suo ventisettesimo compleanno. Nata a Stoccarda il 1 agosto del 1910 da una benestante famiglia di ebrei polacchi, Gerda si vede costretta, giovanissima, a scappare a Parigi in seguito al suo coinvolgimento con il Partito Comunista tedesco. Affascinante più che bella, spiritosa, arguta, intelligente e creativa:

…Gerda era e restava leggera, in tutti i sensi, anche in quelli traslati, meno lusinghieri. L’inganno della leggerezza nasceva dall’incanto che emanava, dal paradosso di una grazia inflessibile, dall’apparenza che fosse un dono, a volte un limite, e non l’esito di uno sforzo di volontà o di un costante lavoro interiore.” (p. 85)

Sarà lei a inventare e lanciare nell’universo del reportage fotografico di guerra Robert Capa, nato André (Ender) Friedman, ungherese, che Gerda definisce ‘un simpatico gradasso’, e a seguirlo, lei stessa armata di macchina fotografica, nella guerra civile spagnola regalando al mondo la sua personale versione di uno dei conflitti più sanguinari e crudeli del secolo appena finito.

Helena Janeczek sceglie di raccontare la vita di Gerda Taro circa vent’anni dopo la sua morte, attraverso la memoria di Willy Chardack, il giovane con il quale Gerda scappò a Parigi dalla Germania; Ruth Cerf, la migliore amica di Gerda a Parigi, in seguito custode della sua opera fotografica; Georg Kuritzkes, medico, ricercatore, amico della coppia Taro-Capa e per un periodo egli stesso amante di Gerda.

Intorno a loro ruota la Parigi del decennio 1930/40, una città di profughi squattrinati e coinvolti con indubbia passione nel sociale e nei movimenti politici di sinistra, attenti e partecipi a mutamenti e conflitti del periodo. Alcuni sarebbero in seguito passati alla storia e conseguito fama immortale come scrittori, pittori, poeti, saggisti o fotografi. Il lettore sarà piacevolmente sorpreso nel riconoscere, durante la narrazione, tanti nomi celebri e le strane vicende che li hanno legati fra loro.

Scritto in un linguaggio denso e non sempre lineare, a tratti fortemente lirico, altre volte un tantino astruso, il libro ha di sicuro il pregio di restituire, o presentare, a chi legge, non solo un potente affresco di un periodo non abbastanza contemplato nei libri di storia, ma soprattutto la figura di una donna straordinaria, fuori da ogni regola o schema:

Gerda era Gerda: una donna smaliziata che nei piccoli disguidi di un amplesso scoppiava a ridere come una ragazzina, un’amante dalla grazia principesca…un talento naturale che non somigliava alle borghesi né alle proletarie…Era la gioia di vivere.”(p.250)

Un libro che intriga e invoglia a saperne di più su questa formidabile figura femminile inghiottita da una damnatio memoriae che di certo non meritava.

 

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