La bambina numero otto – Kim van Alkemade

Titolo: La bambina numero otto
Autore: Kim van Alkemade
Data di pubbl.: 2016
Casa Editrice: Bookme
Traduttore: Sabina Terziani
Pagine: 384
Prezzo: 16,90

Nella New York degli anni ’50 incontriamo Rachel Rabinowitz, un’infermiera solitaria, dedita al lavoro, che conduce una vita semplice e riservata. Il suo è un passato difficile, dalla quale è uscita solo grazie ad un’incredibile forza d’animo: cresciuta in un orfanotrofio insieme al fratello, oltre alla mancanza di una famiglia, in tenera età ha dovuto affrontare dei seri problemi di salute dei quali, tuttavia, non ricorda i dettagli. Quando si imbatte in Mildred Solomon, anziana paziente in fin di vita, i ricordi rimossi tornano in vita e prendono prepotentemente il sopravvento. Rachel e la Dottoressa Solomon, infatti, si sono già conosciute quando Rachel era solo una bambina, anzi, la bambina numero otto, l’orfana di pochi anni affidata ad un bretotrofio. Rachel, complice il destino, ha ora l’occasione di affrontare i fantasmi del suo tormentato passato che porteranno alla luce una verità che la protagonista non aveva mai compreso o che, forse, non aveva mai voluto accettare: quella donna il cui affetto da bambina desiderava sopra ogni cosa, era in realtà una scienziata senza scrupoli che l’aveva considerata semplicemente un numero, una cavia per i suoi esperimenti, causandole per sempre quell’oscuro dolore che l’affligge. Ma ora la vita ha in serbo per entrambe un rovesciamento dei ruoli, e Rachel può finalmente fare i conti con il proprio passato.

“Fino a una settimana prima ero convinta che le persone si dividessero in due gruppi, coloro che infliggevano dolore e coloro che erano destinate a soffrire. Ora sapevo che chiunque poteva passare alla sponda opposta, non era un destino ineluttabile. Bastava attraversare un ponte pericolante.” (p. 178)

Partendo da fatti realmente accaduti, Kim van Alkemade mette in scena un dramma coinvolgente che affronta il tema dell’abbandono, della perdita, del tradimento e del riscatto. La bambina numero otto non è un libro facile da affrontare e questo lo si percepisce fin dalle prime pagine. In tutta sincerità, penso che il tema delle sperimentazioni scientifiche per il progresso sia spesso trascurato: ne siamo a conoscenza, certo, ma preferiamo ignorarlo, non approfondirlo. Sicuramente senza la sperimentazione non saremmo in grado di definire e curare molte malattie o di averne scoperte tante altre. Ma c’è un limite a tutto, soprattutto quando si tratta della vita di un essere umano, per giunta di un bambino: la sperimentazione senza consenso diventa tortura, e le persone diventano cavie.

Rachel è un personaggio intenso, una donna nella quale convivono forti contraddizioni, sempre in bilico tra luce ed ombra, dilaniata da emozioni contrastanti. Leggendo queste pagine ci si trova immersi tra il passato e il presente della protagonista, un passato davvero duro, doloroso: sembra che il destino si sia accanito contro questa ragazza. E’ difficile non compatire Rachel, soffrire per le sue sfortune, essere felici per l’indipendenza che faticosamente conquista, per i suoi affetti che gelosamente custodisce. Una donna che ha sofferto molto, ma che è stata capace di non fermarsi, di guardare avanti.

Una storia intensa, commuovente, stimolante dal punto di vista emotivo. Lettura interessante e coinvolgente, complessa nella tematica, ma fluida nel linguaggio, avvincente nel ritmo, scorrevole e mai pesante. Pagina dopo pagina emerge una grande forza, capace di stimolare il lettore alla riflessione: è veramente tutto giustificabile per un fine scientifico? E nei panni di  Rachel, cosa avreste scelto: perdono o vendetta?

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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