Kill Bill diary – David Carradine

Titolo: Kill Bill diary
Autore: Carradine David
Data di pubbl.: 2011
Casa Editrice: Bietti
Genere: Autobiografia, Diario
Pagine: 267
Prezzo: 24

 

Gli anni 2003 e 2004 partoriscono due film cult: Kill Bill Vol. 1 e Kill bill Vol.2, due giovani rampolli dal sangue blu – papà Quentin Tarantino e mamma Uma Thurman. Il film (uscito in due volumi, ma pensato originariamente come unica pellicola) fa il giro del mondo incantando e appassionando chiunque, dai tarantiniani più fedeli agli amanti del kung fu fino alle persone più insospettabili. Kill Bill vanta all’interno del suo albero genealogico un altro personaggio: David “Bill” Carradine, attore, figlio di papà John Carradine, con più di 50 (e forse anche di 100) titoli alle spalle, la maggior parte dei quali con protagonisti il kung fu, le spade e rudi personaggi.

“Ho deciso di afferrare la mano di quella signora sfuggente chiamata Destino, anche se solo con la punta delle dita. E’ stato nell’estate del 2001, a Los Angeles.” Ecco quando incomincia l’avventura di David con Q (Quentin) e la grande famiglia un po’ pazza della Band Apart, il gruppo dei “borderline” secondo l’autodefinizione. Il libro che ho tra le mani è il personalissimo diario (ma scritto col dichiarato intento di essere pubblicato) compilato assiduamente da Carradine durante tutta la lavorazione del film; si parte dall’incontro con Q in cui David viene assoldato (Mi ha detto che voleva essere sicuro che ce l’avessi, che lo sentissi. Se fossi riuscito a “sentirlo”, la parte sarebbe stata mia.”) al posto di Warren Beatty e si finisce con il tour di promozione del secondo episodio della saga. Non è facile riassumere circa 3 anni di avvenimenti, ma vi basti sapere che tutto inizia con un mese di allenamento intensissimo e massacrante, in cui attori e attrici danno il meglio di sé e imparano qualche trucchetto (molti dei quali facenti parte del repertorio classico di David) di arti marziali a cui seguono le prime riprese per preparare il teaser (breve documentario da portare al Festival di Cannes). “Sono al cazzo di settimo cielo, amico.” Le riprese procedono e procede il reportage di David, corredato dalle sue impressioni personali sul film e sui suoi colleghi, attori (su tutti troneggia la splendida Uma Thurman), tecnici e assistenti vari.

Il libro, edito da Bietti (http://www.edizionibietti.it/ – la collana Heterotopia è dedicata alla settima arte), può avere diverse chiavi di lettura a seconda della sensibilità di chi vi si accosta. Innanzitutto si può intendere come “documento storico” e documentario del making of  del film, con tanto di chicche riguardo la sceneggiatura: la descrizione della scena in cui Bill e La Sposa sono nel deserto, vicino al fuoco e lui suona il Flauto Silenzioso, cammeo proveniente dal film omonimo in cui David era la star; l’inserimento in sceneggiatura di una conversazione tra David e Q in cui i due si scambiano personalissime opinioni sull’ambizione e sulla vita che diventa, nel film, il celebre “monologo di superman”; quanti panini hanno mangiato gli attori durante la scena famigliare e casalinga in cui La Sposa-Beatrix-Black Mamba-Uma scopre di avere una figlia. Può anche essere però l’autobiografia di Carradine, perché ripercorre gran parte della sua carriera e perché attraverso i suoi pensieri, il suo modo di scrivere, David si apre al lettore fin nelle sfumature più intime della sua anima da cowboy-spaghetti western: sa essere uomo duro e puro ma anche bambino meravigliato ed entusiasta davanti ad una grossa giostra che gira. Può essere anche il ritratto di un regista che o si ama o si odia (“Potrebbe essere carta da cesso. Intendo dire che i suoi film danno l’idea di essere un po’ improvvisati, no?”), un grande omone attentissimo ai suoi attori, fanatico del dettaglio, delle inquadrature, dei dialoghi con la risata sempre pronta. Infine può addirittura essere una storia d’amore: per molti, tra cui Q, la vera protagonista del diario è Annie, moglie di David…

Insomma se avete amato Kill Bill non potete perdervi l’intera odissea che ha portato alla sua realizzazione raccontata dal suo protagonista, perché in fondo David ha sempre saputo che Q ha scritto il film pensando a lui e che in fondo David e Bill sono la stessa persona: “Qualunque sia l’ipotesi non poteva che finire così per uno che è stato Bill, che come lui ha vissuto borderline” dice Adalberto Maria Merli (doppiatore storico di Carradine) parlando della tragica scomparsa dell’attore. Il diario è arricchito dai commenti del doppiatore A. M. Merli, della traduttrice Ilaria Floreano e dalla prefazione di Giona A. Nazzaro; unica pecca: troppi errori di battitura! Occhio ragazzi…

“Era un copione grandioso! L’ho finito nel tardo pomeriggio di sabato, scoprendo che si tratta di pura letteratura d’attualità. Roba forte, avvincente, elaborata fin nel minimo dettaglio. E divertente! Duecento pagine così. Semplicemente splendido”.

“il risultato è stato non solo un grande film –ne aveva già fatti altri- ma un fottuto capolavoro. E sono fortunato e onorato di esserne stato una parte così importante”.

“Quentin è come un grande chef. Prende una pila di cose ordinarie, che potresti trovare in qualsiasi negozio o orticello, e poi le combina per creare un pasto da re. Sì, gli ingredienti sono comuni e noti, ma il risultato è sempre unico, e davvero gustoso. Ci vediamo al cinema!”

Io l’ho visto così, una grande storia d’amore, rispetto e stima tra un attore ed un regista dalla cui relazione è nato un cult della storia del cinema.

E per i più appassionati, ecco il link a Youtube per ascoltarvi il famoso monologo: http://www.youtube.com/watch?v=o4i72M3II7U

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