Io resto a casa- Francesco Maria Provenzano, Elena Cartotto

Titolo: Io resto a casa
Autore: Elena Cartotto, Provenzano Francesco Maria
Data di pubbl.: 2020
Casa Editrice: luigi pellegrini editore
Genere: divulgazione
Pagine: 85
Prezzo: 6.00

Tra tutti gli avvenimenti che hanno reso questo 2020, appena iniziato ma già destinato ad essere scritto nei manuali di Storia, sicuramente l’epidemia di Coronavirus è l’avvenimento che ha colpito tutto il mondo in modo uniforme e molto più violento. L’improvviso dilagare del morbo, la lotta disperata dei medici contro la malattia hanno portato i governi di più paesi (primo tra tutti proprio il nostro) a ordinare un Lock-Down totale della società. Le strade si sono svuotate, i centri commerciali sono immense cattedrali silenziose, le saracinesche dei negozi restano abbassate e la popolazione si trincea nelle case per evitare di uscire e di contrarre il morbo (indicazione, tuttavia, non seguita da alcuni a discapito di molti).

Una nuova realtà, quella che è stata introdotta dall’epidemia, che ci lascia frastornati e confusi. Come è cambiato il nostro mondo, come è cambiato il nostro modo di vivere e di vedere le cose dopo l’aggressione del Covid 19?

A questi interrogativi rispondono in modo accurato il dottor Francesco Provenzano ed Elena Cartotto all’interno del libro Io resto a casa.

Riprendendo il motto, ormai celebre sia su internet sia altrove, come trampolino di lancio i due saggisti mostrano come è cambiato il nostro modo di essere e di vivere all’interno della quarantena. Il libro parte con una panoramica molto accurata sulle epidemie che hanno attraversato, nel corso dei secoli, il cammino della civilità. A partire da quelle più antiche fino ad arrivare alla famigerata peste nera, al colera e all’influenza spagnola ogni volta che l’umanità si è trovata a combattere contro il minuscolo e invisibile nemico ha sempre dovuto cambiare abitudini, scendere a compromessi. Le epidemie, che sono sempre esistite e che in molti paesi non se ne sono mai andate, hanno potuto offrire non solo l’occasione per studiare meglio il mondo e progredire nella scienza medica ma hanno ispirato artisti e letterati che ci hanno regalato alcune delle pagine più belle e toccanti della letteratura mondiale.

Ben poca roba, se pensiamo alla situazione di oggi dove medici si affannano a lottare tra la vita e la morte (dei pazienti e loro). Ma ecco che la seconda parte di questo saggio, scritta da Elena Cartotto ci invita a riflettere su questa crisi. Prendendo come spunto di riflessione il significato più intimo della parola (ovvero “opportunità” che, sia essa positiva o negativa resta una opportunità) ci viene mostrato come questa epidemia abbia sì limitato molte nostre libertà ma ci abbia, al contempo, permesso di riappropriarci di altre cose che per molto tempo sono andate perdute.

La possibilità di vivere nelle nostre case e di non sfruttarle come mero rifugio serale, la necessità di razionalizzare le scorte ed evitare gli sprechi, il miglioramento di aria e terra, la riscoperta di affetti e dell’importanza della compagnia. Forse piccole cose che appaiono senza senso, ma che sono il fondamento e il condimento stesso della vita. Il colore che rende la nostra tavolozza, così ricca e speciale.

Personalmente invito quante più persone a leggere questo libro e lo faccio per diverse ragioni. La prima è la ricchezza di informazioni (sia storiche sia scientifiche) che caratterizza la prima parte del saggio. Il modo in cui è stato trattato il tema delle epidemie (utilizzando non solo lo sguardo dell’artista e del letterato ma anche quello del medico-scienziato) garantisce una certa piacevolezza nella lettura permettendo anche al fruitore meno preparato una comprensione immediata senza rischiare di incappare in tecnicismi o in dati che rischierebbero di far desistere chi non è allenato.

Un altro motivo per cui consiglerei questo libro è per la grande profondità con la quale l’argomento del cambiamento e della possibilità sia stato affrontato nella seconda parte. Un cambiamento che ci fa fare fatica e che ci costringe a pensare a come siamo cambiati e a come potremmo ancora cambiare ma che forse vale la pena di fare. Infine vi trovate tra le mani un libro che riesce ad affrontare il tema dell’epidemia senza cadere in drammatismi e in inutili sentimentalismi ma che fornisce uno sguardo attento e imparziale sulla contemporaneità.

Non creda chi legge che gli autori abbiano preso poco seriamente l’argomento o che chi scrive sia spinto dal desiderio che “vada tutto bene”. Cercare di riflettere su quanto sta accadendo, su come abbiamo vissuto e quanta fragilità e impreparazione ci siamo portati appresso (buffo a pensarci anche perchè non è la prima epidemia della storia) e di trovare anche dei risvolti positivi (o meglio..delle opportunità postive) è il primo passo per accettare questo grande cambiamento che la sifda del virus ci richiede.

Un lavoro eccellente.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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