Intervista a Cliquot, neonata casa editrice presente all’Incubatore del Salone del Libro di Torino

1. Da dove deriva l’idea di fondare una nuova casa editrice nell’ambito del digitale? Ed è vero che avete iniziato a stampare in cartaceo?

Sì, siamo da poco usciti con il nostro primo cartaceo, e ora è in stampa il secondo, che sarà presentato al Salone del Libro. Tuttavia l’idea del digitale continua a essere uno dei nostri punti fondanti, perché in realtà i due approcci non sono in antitesi, ma si completano l’un l’altro. Alla base di tutto c’è il digitale perché Cliquot è un progetto che punta al recupero di opere dimenticate, ma non per la sterile preservazione della memoria storica di ciò che è stato pubblicato in passato, quanto nell’ottica di ripresentare al lettore di oggi testi che siano godibili in chiave moderna. Se è vera la celebre frase di McLuhan “il mezzo è il messaggio”, ripescare un’opera e offrirla in digitale significa alterarne anche il contenuto. Non è soltanto rendere disponibile – virtualmente per sempre! – un’opera di difficile reperibilità, ma equivale a modificarne l’essenza stessa. Per quanto riguarda il passaggio al cartaceo, l’idea era prevista fin dall’inizio, in chiave sperimentale. Pensiamo di proseguire anche in futuro perché stiamo constatando che il libro stampato offre ancora oggi più ampia possibilità di diffusione, e in questo modo accontenteremo anche una fascia di lettori a cui Cliquot per sua natura si rivolge. Ma anche per il cartaceo stiamo studiando soluzioni che prevedano connessioni con il digitale, come link multimediali e cose del genere.

2. Quante e soprattutto quali difficoltà si incontrano se si decide di intraprendere un percorso di questo tipo? State trovando differenze fra l’editoria digitale e quella tradizionale?

Ovviamente l’editoria tradizionale è molto più complessa di quella digitale. Ci sono tanti fattori in più da tenere in considerazione, come la distribuzione dei libri, le rese e il magazzino. Ma questo non significa che l’editoria digitale sia una passeggiata! Nel regno del digitale esistono molti più editori della domenica, che si lanciano solo perché l’investimento è relativamente basso, i contenuti “fuori diritti” liberamente accessibili e la filiera produttiva più semplice. In realtà, come in tutti i lavori, la professionalità è indispensabile. Servono figure preparate in diversi ambiti, dalla redazione, alla grafica, all’ufficio stampa. Solo così si può pensare di raggiungere qualche obiettivo. Ma al di là delle difficoltà che comporta fare un lavoro di qualità, si devono fare i conti con le resistenze esterne: suscitare l’interesse di chi scrive sui quotidiani nazionali, superare i pregiudizi dei lettori nei confronti dell’editoria digitale, riuscire a ottenere visibilità nelle librerie sommerse di titoli dei grandi marchi editoriali. Noi, comunque, ce la mettiamo tutta, divertendoci nel farlo!

3. Verso quale generi letterari è maggiormente orientata Cliquot?

La nostra idea di letteratura verrà fuori più definitamente (o almeno si spera!) man mano che Biblioteca, la nostra collana ammiraglia, si arricchirà di titoli. È una collana che non fa distinzione fra letteratura di genere e mainstream, né fra saggi e letteratura. L’unica discriminante è l’alta qualità del testo, con l’obiettivo di far risorgere dall’oblio testi mai pubblicati in Italia o fuori catalogo da anni che sono ancora oggi significativi e belli da leggere. Abbiamo dedicato il primo numero a un grande maestro della letteratura fantastica, l’americano Fritz Leiber, con La cosa marrone chiaro e altre storie dell’orrore, un’antologia di racconti inediti. Poi sono usciti Il cavaliere con gli stivali azzurri della scrittrice e poetessa spagnola Rosalía De Castro (un suggestivo romanzo fantastico dai toni un po’ hoffmanniani che, emblematicamente, racconta di un bizzarro personaggio che vuole salvare la letteratura) e L’uomo che diventò donna di Sherwood Anderson, padre del racconto d’ambiente americano, del quale uscirà per il Salone anche il nuovo titolo (sia in cartaceo che in ebook) Riso nero, nella prima traduzione italiana dopo quella di Cesare Pavese degli anni Trenta. Tuttavia, Cliquot ha anche un interesse particolare per la letteratura e il fumetto popolare. La collana Generi ha come obiettivo quello di ridare dignità a un filone da sempre bistrattato in Italia: quello della letteratura popolare che potremmo definire di stampo “maschile”: fantascienza, fantastico, avventura, orrore, giallo. Perché mentre in tanti paesi si è creata una mitizzazione di quel mondo letterario fatto di riviste, feuilleton, collane (basti pensare agli Stati Uniti e ai pulp magazine storici come Weird Tales e Astoundig Science Fiction), la distinzione aprioristica e ingiusta fra letteratura “alta” e “bassa” ha sempre impedito che anche da noi si percepisse l’importanza e l’impatto nella cultura delle opere e degli scrittori nostrani che si sono cimentati in questi generi. Eppure sono un patrimonio importantissimo della nostra letteratura. Finora sono usciti sette titoli tutti in ebook. Dal prossimo numero prevediamo di lanciare anche un’edizione cartacea di pregio in tiratura limitata per i collezionisti e gli amanti delle belle edizioni. Infine c’è la collana Segni, quella dedicata al fumetto e in cui abbiamo pubblicato da pochissimo in cartaceo, grazie a una fortunata campagna di crowdfunding, una versione umoristica di Pinocchio, realizzata da Alberico Motta e Sandro Dossi, storici autori di Geppo, Braccio di Ferro e Nonna Abelarda.

4. Chi è – o chi dovrebbe essere – il lettore ideale a cui vi rivolgete?

Le nostre collane hanno tutte un’identità ben definita, e se per la collana Biblioteca e la collana Segni la nostra ambizione è quella di raggiungere un pubblico più vasto possibile, per la collana Generi ci stiamo indirizzando di più verso una nicchia di cultori e appassionati che apprezzino non soltanto l’opera in sé ma anche il lavoro di riscoperta che c’è dietro di autori dai nomi pressoché dimenticati. In realtà il nostro vero obiettivo è stabilire una connessione con chi vorrà provare i nostri libri, che alla lunga possa andare al di là delle semplici preferenze di genere. Vorremmo arrivare al punto che chi ci conosce dica: «Questo è un libro di Cliquot, dunque molto probabilmente mi piacerà!».

5. Quali progetti avete intenzione di presentare al Salone del Libro?

Al Salone, dal 12 al 16 maggio, porteremo i nostri primi due cartacei! Riso nero di Sherwood Anderson (collana Biblioteca n.4) in anteprima rispetto alla sua data di uscita prevista per fine maggio. Anderson è un autore in cui crediamo molto, un po’ dimenticato ma importantissimo nella storia della letteratura americana – ha spianato la strada, fra gli altri, a Hemingway e Faulkner – come sottolineò anche Cesare Pavese che volle fortemente Riso nero in Italia all’epoca della sua uscita in America e ne curò la prima e unica traduzione che esisteva finora. Il libro verrà presentato domenica 15 maggio alle ore 15 dallo scrittore e critico Stefano Gallerani, che ne ha curato la prefazione, e dallo scrittore Raffaele Riba. L’altro libro è il nostro Pinocchio di Sandro Dossi e Alberico Motta, in uscita in questi giorni nelle librerie e fumetterie. Lo presenteremo al salone lunedì 16 alle ore 11, assieme agli autori che si tratterranno a firmare schizzi agli appassionati.

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