Incubatore 2015 – Coazinzola Press

”Uocoazinzola pressmini che si voltano” di Fabio Ciriachi e ”Fuori posto”di Stella Sacchini. Due romanzi molto diversi fra loro, per tante ragioni: uno scritto da un uomo, l’altro da una donna, uno è di un anziano, l’altro è di una giovane, uno è il quarto romanzo edito, l’altro è un esordio. Eppure sono accomunati dal trattamento fantastico di elementi autobiografici e da un’estrema attenzione alla ricerca di un linguaggio efficacemente idiosincratico,ma aperto al lettore.
Abbiamo avuto il piacere di approfondire e fare qualche domanda per comprendere le scelte editoriali di Coazinzola Press e per scoprire le loro aspettative riguardo alla partecipazione al Salone del Libro di Torino nel progetto Incubatore.


Come è nato questo progetto editoriale?
La Coazinzola Press nasce da un’esperienza quarantennale in vari settori e ruoli dell’editoria. Oltre che lettore accanito, sin dalla più tenera età, sono stato via via traduttore, scout, revisore esterno, consulente, critico, scrittore in proprio e curatore. Mi mancava il ruolo di editore e sto tentando di misurarmi in questa veste, cercando al contempo, donchisciottescamente, di riportare il ruolo a un’essenziale funzione mediatrice, e non egemonica, nella filiera editoriale. Sono convinto che la crisi attuale della lettura sia dovuta, in parte, anche alla pretesa degli editori di essere i principali e onnipotenti agenti in un sistema che in realtà è più delicato e complesso. La preminenza finanziaria non dà automaticamente il diritto di imporre agli autori quello che devono scrivere e ai lettori quello che devono leggere. Il lavoro culturale ha meccanismi più sottili e complicati di quelli della logica manageriale prevalente che ha come unico punto di riferimento il profitto, fino a sfociare nell’aberrazione dell’editoria a pagamento.

In cosa si distinguono i due romanzi dal panorama editoriale odierno?
Quello che contraddistingue le scelte della Coazinzola Press da quelle dell’editoria commerciale è la ricerca dell’originalità rispetto ai “generi” o “filoni” prevalenti. Insomma, laddove i manager editoriali, di fronte a un nuovo testo, ne valutano la capacità d’attrazione paragonandolo a qualche modello precedente, la Coazinzola Press ne misura e apprezza il tasso di originalità e di “necessità”. Insomma, non ci piace “andare sul sicuro”, preferiamo sperimentare. Questo vale per le scelte di tutt’e due le collane principali:“figmenti”, per la narrativa, e “poe(re)sie”, per la poesia.

I due romanzi appaiono, già dai loro titoli, diversi eppure in qualche modo legati, in particolare si nota una certa armonia stilistica. Con quali aggettivi descriverebbe una loro possibile lettura?
Rispettando i criteri qualitativi esposti sopra può capitare che un romanzo d’esordio come Fuori posto e un’ulteriore prova narrativa d’uno scrittore maturo come il romanzo a racconti Uomini che si voltano dimostrino punti di contatto, non tanto nella trama, ma nel rigore stilistico, nel linguaggio idiosincratico, nella coerenza interna. Lo stile con cui Fabio Ciriachi descrive la parabola di una generazione creativa che nell’arco degli ultimi 50 anni ha evitato d i appiattirsi nel conformismo o di rifugiarsi nell’estremismo è altrettanto individuale e autentico, seppur diverso, di quello in cui Stella Sacchini fa parlare “la bambina del letto in mezzo”, la narratrice alle prese con l’esplorazione dei misteri connessi alla malattia, la scoliosi, che lei considera, invece, una virtù.

Cosa vi aspettate dalla partecipazione all’Incubatore e quindi, al Salone del Libro di Torino 2015?
Per una micro-casa editrice periferica e fuori dai circuiti distributivi “normali” (troppo costosi e condizionanti) l’Incubatore offre una chance di visibilità e di contatti con realtà analoghe di cui siamo molto grati.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Vorremmo allargare la scelta dei titoli presentati anche a significativi testi in traduzione (come il volume delle Collected Poems di John Berger di prossima pubblicazione) e alle contaminazioni con altre arti (come il catalogo della splendida mostra di Anna Onesti Racconto del mare blu). Abbiamo anche in programma di esplorare la risorsa della poesia in dialetto e dei racconti (genere ingiustamente trascurato nel nostro paese). Le proposte non mancano, ma naturalmente avremo bisogno dell’appoggio e dell’incoraggiamento del pubblico.

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