Incubatore 2014 – Pettirosso Editore

Pettirosso Editore nasce dall’esperienza maturata dai soci fondatori nell’ambito della promozione letteraria  e propone la pubblicazione di opere letterarie, sia in formato cartaceo sia digitale e la promozione dell’opera  presso punti vendita specializzati, nonché l’organizzazione di eventi e manifestazioni letterarie. La casa editrice pubblica opere inedite di narrativa, poesia, saggistica, comprese tesi di laurea.

Come è nato il vostro progetto editoriale?

Pettirosso nasce tanto tempo fa con l’esigenza di dare voce all’artista, quando l’editore tarpa le ali del pensiero creativo. Siamo una etichetta ultra indipendente che si è autofinanziata per vent’anni, diventando poi una associazione culturale e da due anni a questa parte una vera e propria casa editrice. Viviamo in sinergia con altri due pensatori: Claudio Moica e Francesco (Chicco) Fiabane. Da sempre cerchiamo di dare un’opportunità a quegli artisti che vogliono avere uno spazio nel mondo della poesia o della saggistica.

Cosa vi aspettate dalla partecipazione all’Incubatore?

Da anni riceviamo l’invito dal Salone attraverso vari assessorati, ma non abbiamo mai partecipato. Quest’anno abbiamo visto qualcosa di diverso: questa nuova forma dell’Incubatore ci ha attirato ed eccoci qua. Siamo venuti, soprattutto, per vedere lo stato del malato, cioè il libro, e del medico, il lettore. L’Italia è il Paese col maggior numero di poesie ma il minor numero di lettori. Il creativo o l’artista è contento di far nascere la propria creatura senza compromessi, far mostrare i nostri lavori è già appagante. Un serbatoio del calibro del Salone, più che creare aspettative di vendita, è un occasione per conoscere il proprio vicino e vedere il lavoro degli altri per crescere.

Quali sono secondo voi le azioni da attuare per incentivare la lettura?

Ridare valore al merito e alla selezione, la scuola è per pochi ed è selettiva. Non è allargando la base che cresce la qualità. C’è troppa quantità e poca qualità. La colpa è soprattutto delle Istituzioni che non si prendono cura del nostro patrimonio culturale, puntando solo al guadagno facile.

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