il ragazzo che si risvegliò uomo: storia del ritorno di una coscienza alla vita – Anna Talò

Titolo: Il ragazzo che si risvegliò uomo
Autore: Martin Pistorius
Casa Editrice: Corbaccio
Genere: Attualità, Autobiografia
Traduttore: Anna Talò
Pagine: 277
Prezzo: 16,90

“Il ragazzo che si risvegliò uomo” è il romanzo autobiografico di Martin Pistorius, classe 1975, nato a Johannesburg, in Sudafrica, e protagonista, in questo libro, di una delle più incredibili storie di vita che si possano leggere e scoprire.
Tutto ha inizio quando, tornato un giorno apparentemente qualunque da scuola all’età di dodici anni, Martin inizia a sentirsi poco bene e ad accusare inspiegabili e inquietanti sintomi. Gradualmente, perde la capacità di parlare e di camminare. Con l’aggravarsi delle sue condizioni, il ragazzino cade in un vero e proprio stato vegetativo, che sconvolge la sua esistenza e quella della sua intera famiglia.
I medici indagano sulla possibile natura della sua malattia, scambiandola inizialmente per meningite, ma non pervengono ad alcuna diagnosi plausibile né, quindi, a ipotesi valide circa possibili percorsi di cura da seguire. Il pronostico degli esperti è che Martin sia destinato a spegnersi nel giro di qualche tempo, col cervello di un ragazzino di tre anni. Ogni tentativo di oltrepassare il muro di silenzio che si è frapposto fra lui e il mondo appare, infatti, destinato a fallire.
Eppure, Martin è presente, molto più di quello che tutti credono, compresi i suoi genitori. Sente ciò che dicono le persone accanto a lui, ascolta i commenti che gli altri fanno sul suo conto credendolo sordo a qualsiasi suono e rumore, aspetta con ansia i momenti ‘belli’, cui prima di ammalarsi non faceva molto caso. Ad esempio, adora guardare suo padre mentre si infervora davanti alla partita in TV, sentirlo esultare oppure arrabbiarsi. E non vede l’ora che lui lo carichi in auto, accenda la radio e stia accanto a lui sul sedile mentre si recano al centro diurno dove trascorre le giornate. È consapevole di tutto: sa che suo padre, per prendersi cura di lui, ha rinunciato a importanti avanzamenti di carriera e che ha fatto di tutto per tenerlo a casa. Sa anche che sua madre non sopporta più di vedere uno dei suoi figli ridotto in quello stato e che preferirebbe affidarlo ventiquattro ore su ventiquattro a un ricovero per persone non autosufficienti. Riesce persino a riflettere e capire che non lo fa per mancanza di amore nei suoi confronti ma per disperazione. Ad esempio, perché non vuole più passare attraverso l’incubo, sperimentato agli inizi. di vivere distesa su materassi sparsi per casa, insieme con il resto della famiglia, per tentare di mettersi allo stesso livello del figlio malato e comunicare.
Un giorno, però, inaspettatamente, avviene una svolta: invisibile a tutti, impercettibile all’esterno ma non per questo meno significativa. Una delle assistenti del centro in cui suo padre lo lascia durante il giorno, Virna, si convince che il ragazzo non sia davvero assente come tutti credono. Inizia a parlargli e, soprattutto, riesce a persuadere anche altre persone di quanto sostiene. I test somministrati a Martin dimostrano che, in effetti, il giovane paziente è ancora vigile e, da quel momento, inizia il suo lento e stupefacente risveglio.
Il resto, ovvero i tanti, tantissimi piccoli e grandi progressi compiuti dal protagonista nel suo percorso di recupero delle abilità fisiche e mentali e, soprattutto, di riscoperta della comunicazione e dell’affettività, è la parte centrale di questo commovente romanzo.
Oggi Martin Pistorius vive in Inghilterra con sua moglie, ha concluso con successo il college laureandosi in informatica e ha una sua azienda di web design. Dalla sua sedia a rotelle, riesce a comunicare efficacemente, avvalendosi di un sintetizzatore vocale. La sua storia ha già fatto il giro del mondo, incoraggiando soprattutto al rispetto di quelle che l’autore stesso descrive come corpi simili a crisalidi vuote ma degni di rispetto e di amore.
La lettura di questo romanzo, caldamente consigliata, incoraggia mente e cuore ad aprirsi non solo alla riflessione sulla tematica specifica del trattamento e della cura dei malati in stato neuro-vegetativo ma anche, più in generale, ai più profondi interrogativi sull’umana esistenza.

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Elisa è docente di inglese in un liceo, dottore di ricerca in Anglistica e giornalista pubblicista

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