Il racconto del barista – Ivan Doig

Titolo: Il racconto del barista
Traduttore: Nicola Manuppelli
Pagine: 474
Prezzo: 17 euro

Non so quanti in Italia conoscano Ivan Doig, scomparso nel 2015 dopo una vita intensa e coronata da un matrimonio felice, sedici libri pubblicati e l’onore di essere tra i finalisti del National Book Award con il memoir This house of sky. Nato nel 1939 nello stato del Montana, dove sono ambientati i suoi libri, ci ha vissuto per molti anni prima di trasferirsi con la moglie Carol a Seattle. Figlio di un cow-boy e di una cuoca, come leggiamo nella terza di copertina, Doig appartiene di diritto alla categoria dei narratori americani ‘di frontiera’ o se si preferisce ‘western’, che hanno fatto del raccontare in modo lento e sinuoso le vicende umane un’arte unica e straordinaria.

Giornalista, poeta mancato – ma la vena pervade i suoi romanzi – grande amante della letteratura, Doig considerava, come si legge nella bella postfazione del suo traduttore Nicola Manuppelli, di fondamentale importanza l’incipit di un romanzo:

Nessuno è pagato per leggere i tuoi libri. L’accoglienza è importante.”

A partire da questo il suo narrare si svolge in modo pacato e costante, con una grande attenzione alla parola scritta, alle atmosfere, alla fisionomia e allo stato d’animo di protagonisti e comprimari, all’ambientazione.

Doig ha anche scritto:

Se c’è qualcosa che desidero che i miei lettori, da complici sensuali di questa cerimonia del leggere e dello scrivere, si portino via dalle mie pagine, è l’idea che gli scrittori di un certo livello possano ambientare il proprio lavoro in un luogo specifico e al tempo stesso continuare a parlare di quel paesaggio più vasto che è la vita.”

La vita quotidiana della gente comune, dunque, che s’inserisce alla perfezione in un paesaggio reale come quello del Montana, magnifico e al contempo esagerato (larger than life, direbbe Doig) che fa da sfondo a quasi tutti i suoi libri e in particolare a Il racconto del barista ambientato nel 1960.

Mio padre è stato il miglior barista mai esistito.”

Così inizia il libro e così il dodicenne Russell, detto Rusty, ci presenta suo padre Tom Harry, proprietario del Medicine Lodge, cittadina di Gros Ventre, contea di Two Medicine, Montana.

Tom e Rusty sono due uomini soli. A poco più di un mese dalla sua nascita, la madre ha preso il volo abbandonandolo e solo alla fine scopriremo cosa sia realmente accaduto e perché. Tom non è in grado di allevare un bambino così piccolo e lo affida a sua sorella Marge, nella lontana Arizona. Ma quando Rusty compie sei anni Tom va a riprenderselo. Non per la solita breve vacanza insieme, bensì per il resto della vita. L’arrivo a Gros Ventre sarà per Rusty uno shock – coinvolto in un derby di pesca alla trota, riuscirà a infilarsi l’amo in un’orecchio con tutti gli inconvenienti del caso – fino a trasformarsi negli anni in una stupefacente esperienza.

La vita nel bar di suo padre – dove passa il suo tempo nascosto nel retrobottega ad ascoltare grazie al condotto di aerazione quello che accade nel locale – l’incontro con un’umanità stramba e variegata fatta di pastori, operai, giornalisti, turisti di passaggio, sarà per Rusty una continua scoperta e una grande scuola di vita.

Superati al volo i primi sei anni nell’esistenza di Rusty, Doig concentra il racconto sugli eventi del 1960, sul terribile inverno che colpisce la regione, l’arrivo di Zoe, coetanea del protagonista, che diventerà la sua amica più cara e con la quale il ragazzo condividerà quell’anno straordinario, l’apparizione del ricercatore di parole e suoni perduti Philip Delano Robertson – nella cui descrizione ritroviamo i tratti somatici dell’autore: alto, magro, rosso di capelli -, la comparsa di una vecchia fiamma di suo padre, l’ineffabile Proxy e di sua figlia Francine, spacciata per figlia di Tom. In quella stralunata estate del 1960 gli eventi si accavallano senza un attimo di tregua e Rusty scoprirà, con stupore e meraviglia, l’avventuroso passato di suo padre.

Forse a qualcuno questo libro ricorderà Il buio oltre la siepe. Benché luoghi e situazioni siano diversi, anche qui noi lettori vediamo il mondo e ciascun avvenimento attraverso lo sguardo del dodicenne Rusty, voce narrante. Facciamo nostri i suoi sogni a occhi aperti, le sue incertezze, i dubbi, le paure, i sospetti espressi da qualcuno che si è appena affacciato alla vita e si sforza di comprenderla e comprendere il mondo degli adulti, un universo difficile e pieno di insondabile mistero. Doig governa con mano ferma un nugolo di personaggi e avventurosi eventi dando voce a tutti con umorismo, quando necessario, e sofferta partecipazione quando si tratta di momenti luttuosi. Possiamo solo augurarci di cuore che anche gli altri suoi libri tornino a galla e ci tengano compagnia come accade con le belle pagine de Il racconto del barista.

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