Il musicista oscuro – Giacomo Melloni

Titolo: Il musicista oscuro
Autore: Melloni Giacomo
Casa Editrice: Voland
Genere: Romanzo
Pagine: 126
Prezzo: 15,00

Un giovane autore romano, che vive e lavora a Parigi come insegnante e traduttore, ha consegnato ai tipi della Voland il suo primo romanzo dal titolo Il musicista oscuro. Il protagonista dell’opera d’esordio di Giacomo Melloni è un chitarrista squattrinato che si guadagna da vivere come guardiano di un museo, il Brandt-Macquart, in una città non ben identificata.

Noi non sappiamo il nome di questo musicista fallito ma abbiamo molti elementi per connotarlo. L’uomo è ossessionato dal successo che non riesce ad ottenere e, varcata la soglia dei trent’anni, è ormai disilluso. Considera il lavoro che ha dovuto accettare per provvedere alla sua sopravvivenza umiliante e noioso. Questo pseudo artista è angosciato dai propri fallimenti e dal successo che gli altri riescono ad ottenere. Privo di qualità pare, fin dalla nascita, essere stato predestinato a un’esistenza folle e considera il maestro di chitarra che ha avuto da ragazzo il vero responsabile della sua deriva. Benché privo di talento musicale si ostina a voler vivere di musica. Frustrato e rancoroso è sempre convinto di meritare successi che tuttavia non arrivano mai e, pur consapevole dei suoi fallimenti, non è capace di operare un’analisi oggettiva della realtà. Non sappiamo dove abiti, ma conosciamo i dettagli del suo piccolo alloggio: una stanzetta disordinata e sporca nel quartiere più malfamato. Vive da solo e la sua vita sentimentale è perlopiù inesistente.

Un giorno riceve la telefonata di un ex compagno di band, Boris, che vive agiatamente e, dopo ben dieci anni di silenzio, lo invita ad una festa. L’accettazione dell’invito scatena in lui una serie di problematiche inerenti al come presentarsi. Consapevole della sua scarsa avvenenza “una bruttezza tragicamente comune” e privo di abiti adatti all’occasione, riesce a rimediare dai suoi poveri stracci qualcosa di minimamente presentabile, ma proprio questo evento segna l’inizio di una nuova china discendente. Melloni tratteggia magistralmente, con una puntuale analisi psicologica, un’ossessione. Il nostro personaggio è sempre più preda di allucinazioni, manie di persecuzione, attacchi di panico, disturbi di dipendenza dall’alcol, fino allo scatenarsi della follia pura. Il ritmo della narrazione diventa incalzante.

Giacomo Melloni ci racconta la storia di un naufragio esistenziale. L’uomo precipita in un delirio crescente e in una perdita continua di energia. All’inizio l’immaginazione malata del protagonista lo fa interagire con le figure di un quadro, un’opera esposta al museo dove lavora, che si animano improvvisamente e questo gli causa la perdita del posto. Anche la successiva ricerca di un nuovo lavoro da cameriere sfocia in un disastro. Finge poi di innamorarsi della sorella dell’amico Boris, donna brutta che lui disprezza ed umilia, fino a quando lei lo abbandona. La parabola discendente della sua vita prende definitivamente una brutta piega quando decide di vendicarsi di un violinista che abita nella sua stessa casa e vive al piano di sopra, invidioso dei suoi successi musicali e amorosi. Lì la sua follia raggiunge l’apice e la situazione precipita. L’uomo diventa aggressivo e rivela in tutto e per tutto la sua oscura personalità. Forse possiamo riconoscere nel disperato gesto finale una forma di riscatto.

Nonostante la storia di quest’uomo, figura orribile in tutte le sue manifestazioni e in tutti i suoi aspetti, il romanzo è godibile, scorrevole nella prosa e nella descrizione. La lettura di questa vicenda in prima persona ci regala un approfondimento psicologico molto curato sulla follia umana. Con naturalezza Melloni cattura il lettore che pur auspicando fino all’ultimo un tentativo di redenzione non troverà comunque un lieto fine.

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