Il lato oscuro dell’anima – Joe R. Lansdale

Titolo: Il lato oscuro dell'anima
Autore: Joe R. Lansdale
Casa Editrice: Fanucci editore

Il titolo dice molto di ciò si troverà ne Il lato oscuro dell’anima di Joe R. Lansdale che, un attimo dopo, si apre con queste esatte parole: “Mezzanotte. Nera come il cuore di Satana. Uscirono dall’oscurità in una Chevrolet Impala nera del ’66, divorando verso nord la statale 59 come tanta succosa caramella mou grigia.” Altro da dire? Sì e no. A differenza di molti libri nel quale la tensione cala e l’incipit rimane l’unica traccia dell’essenza promessa, il romanzo di Lansdale cresce in un piccolo cuore pulsante fino a toccare le oscure ombre della mente. L’opera è di lucida narrativa in cui spietata crudeltà e fatti apparentemente irreali scavano le carni con artigli affilati, creano dubbi e trascinano il lettore in un mondo reietto che non si vorrebbe mai esistesse. Ciò che ti chiedi è: sarà possibile? E la risposta è sì. E’ sì, se si è pronti a scendere dal disincanto e abbandonare la confortevole “Isola che non c’è” per avventurarsi nel puro male dipinto dall’abile penna di Lansdale. Per quanto possa sembrare assurda, la storia di Brian e della sua discesa agli inferi è, in buona sostanza, il tentativo di tracciare il pensiero di vita di adolescenti persi ai margini della società e che fanno della violenza la fonte unica del proprio sostentamento umano: si cibano di violenza come un animale si ciberebbe di cruda carne al sangue. E’ un romanzo difficile da accettare perché la sua lettura ti costringe a misurarti con argomenti scomodi, direi terrificanti, che inspiegabilmente vanno a perpetrarsi in un crescere di follia e di orrore. Mentre leggi, senti che qualcosa dentro di te non è a posto, senti che le situazioni narrate lasciano scompiglio al loro passaggio. Hai sconvolgimenti strani quando leggi questo romanzo e ne attraversi le pagine come in un sogno. Il sodalizio che viene a crearsi tra Brian e Clyde trascende la vita e la morte, e dal momento in cui si riconoscono, ogni centimetro quadrato di terreno che calpestano brucia: tutto attorno a loro muore. La cattiveria di Clyde non è spiegata. Non in una pagina, in una riga o parola del romanzo, Lansdale fornisce un alibi all’anima nera del ragazzo che distrugge con ferocia tutto ciò che trova, persone e donne soprattutto, senza un’apparente spiegazione. E’ inutile sperare di capire chi è o cosa sia Clyde e proprio questa posizione di Lansdale che tradisce le nostre deboli aspettative, ci sconvolge più di qualsiasi altra situazione descritta. Clyde è cattivo, non un Dio (anzi, lui è uno strumento del Dio del Rasoio), ma un adolescente marcio di male nero e che si ciba del male arrivando a svuotare il corpo delle sue vittime rendendole pupazzi obbedienti. La sua malignità non conosce tempo, non conosce spazio o confini e quando sceglie Brian come suo braccio destro, diventa un dio minore per lui, quasi un sé stesso, che lo segue e lo asseconda e che alla fine, diventerà addirittura la sua casa: Brian e Clyde diventeranno una cosa sola, con Clyde al comando. Un libro estremamente interessante, ma non di facile lettura per i temi trattati e per lo stile narrativo che, seppur scorrevole, ti stride dentro consumandoti lo stomaco. L’insegnamento che si può trarre da quest’opera, alla fine, non è altro che il più vecchio del mondo: solo l’Amore può toccare il male e vincerlo. Un libro coinvolgente, che solo alcuni possono leggere.

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