Il giorno perduto – Anthony Cartwright e Gian Luca Favetto

Titolo: Il giorno perduto
Autore: Cartwright, Favetto
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: 66th And 2nd
Genere: Romanzo
Traduttore: Daniele Petruccioli
Pagine: 329
Prezzo: 18,00

Sono passati trent’anni dalla strage dell’Heysel dove, prima della finale di coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool, morirono  39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600. Una pagina dello sport europeo che lascia dietro di sé molti dubbi , interrogativi e tante dolorose cicatrici. In questo libro due autori diversi, per lingua e per generazione, rievocano quella drammatica giornata narrando la storia di due gruppi di tifosi che partono dai loro rispettivi paesi diretti entrambi verso Bruxelles.

Il titolo del libro ci fa subito capire la prospettiva degli autori. Il racconto non è basato semplicemente sul giorno della tragedia, ma piuttosto sui giorni che la precedono descrivendo le aspettative di chi si apprestava a raggiungere la capitale belga per vedere la partita. L’idea degli scrittori è stata di descrivere quegli eventi dalla prospettiva di un gruppo di quattro ragazzi italiani, provenienti da un piccolo borgo della Valchiusella, e di un solitario inglese nato e cresciuto Newport piccolo sobborgo  industriale vicino a Liverpool.

Tutti i personaggi vengono identificati spesso da un soprannome, ma se per quanto riguarda gli italiani il nomignolo è riferito ad una caratteristica fisica o ad un’abilità calcistica, per quanto riguarda l’inglese Charlie il chiamarlo Monk, ovvero monaco, serve subito a far capire  al lettore il carattere schivo, solitario e taciturno.

Quattro amici, molto legati fra loro, si preparano e partono con una vecchia Renault 4 da Breglio per raggiungere Bruxelles dove si augurano che la Juventus, la loro squadra del loro cuore, vinca la Coppa dei Campioni. In Inghilterra vive a Newport Christy un ragazzo della loro stessa età. Il ragazzo inglese, a differenza degli italiani, vive una situazione di disagio famigliare per la fuga della madre e per la lenta malattia del padre. Monk, il soprannome dato dagli autori al personaggio inglese, si sente sempre solo e gli unici momenti in cui si sente vivo sono quando è nel Kop ovvero, insieme ad altri tifosi, in curva. Il suo desiderio di partire verso Bruxelles è dominato dal senso di fuga verso una città ed un paese (l’Inghilterra dell’era Thatcher) che non gli permette di trovare un’occupazione e quindi di sentirsi realizzato socialmente.

Nel gruppo degli italiani c’è Domenico Dezzotti detto Mich studente del Politecnico di Torino, Angelo Peraglie ex ribelle ed ora mite impiegato alla Olivetti, Charlie dai mille soprannomi operaio edile ed infine Mario Morello, detto Miranda, commesso presso il negozio della nonna. Ragazzi diversi fra loro per tipo di famiglia e studi, ma legati da un passato comune nei campi di calcetto e per l’amore per il loro beniamino locale Koetting umile riserva nella Juventus dei grandi campioni. Ognuno dei quattro, nel viaggio verso la capitale belga,  avrà aspettative e sogni diversi, chi come il Mich cercherà di capire se continuare a studiare, chi come Angelo e Miranda una festa con belle ragazze francesi  o come Charlie l’unico pensiero sarà gridare, ai quattro venti, il suo amore per la squadra del cuore. Se il gruppo degli italiani è , a prescindere dalle differenze, un  gruppo unito Cristy sarà, per sua scelta, sempre solo ed anche quando avrà l’opportunità di unirsi ad altri tifosi, come un ombra, scivolerà via verso una solitudine che rimane l’emblema della sua persona.

I quattro amici italiani insieme a Cristy ed altri inglesi si ritroveranno insieme, poche ore prima della tragica partita, a giocare amichevolmente una partita di calcio nella piazza più rappresentativa di Bruxelles la famosa Grand Place. Sembra un tripudio di festa testimoniato dalle parole degli autori (“Questo è un carnevale, negli spiazzi erbosi al bordo della strada palloni di cuoio e palle da spiaggia si rincorrono di qua e di là in un gioco improvvisato, rimbalzato fra i gruppi di tifosi. E’ uno stringersi di mani, darsi pacche sulle spalle tra quelli del Liverpool e della Juve-chiacchierano nelle loro lingue differenti” pag 275).

Il dramma finale tutti lo conoscono, ma la resa stilistica ed anche grafica è particolare scandita da poche parole perse nel bianco della pagina “ma le parole, insieme ad ogni ragione,                            spariscono nel vuoto” ed ancora “Il poliziotto che reggeva le redini non è più in sella. Gattona a quattro zampe e vomita nel cerchio di centrocampo,      dove è piombato il vuoto”.  Queste pagine presenti nella parte finale del libro, esattamente nel capitolo diciottesimo, non sono numerate appositamente e presentano ampi spazi bianchi vuoti  quasi a testimoniare l’incapacità di esprimere l’orrore di quei momenti.

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