Il giorno degli eroi – Guido Sgardoli

Titolo: Il giorno degli eroi
Autore: Sgardoli Guido
Casa Editrice: Rizzoli editore
Genere: Romanzo
Pagine: 287
Prezzo: 15.00 €

Escluso l’immediato rapporto tra ricorrenza e memoria (il centenario della Prima guerra mondiale), Il giorno degli eroi è un libro che si sottrae alle vuote celebrazioni della retorica istituzionale e di quella scientifica (e algida) dei manuali, per ricondurre invece significanti e significati alla sfera del senso e delle emozioni e quindi della con-partecipazione. Un chiaro esempio, non a caso, si trova quasi subito, in apertura: “La trincea è una specie di fossato, stretto e profondo un paio di metri, scavato nella terra e puntellato con assi di legno, ma anziché riempirlo d’acqua, come quelli che correvano un tempo intorno ai castelli, ci si mettono gli uomini. Nelle trincee si mangia, si dorme, ci si racconta la vita, tutti pigiati insieme. A volte si gioca a carte o a dadi, o si scrive una lettera. Più spesso si spara. Si spara a soldati che stanno in altre trincee, uguali alla tua: i nemici. Nelle trincee quando non si spara si pensa a casa, anche mentre si mangia, anche mentre si gioca a dadi o alle carte. E qualche volta nelle trincee, quando nessuno bada a te, di notte, si piange” (p. 10).

La trincea, dunque, come confine e limite, ma anche come luogo in cui l’altro è allo stesso tempo vicino e lontano. Ma la stessa cosa vale, più o meno esplicitamente, per altre parole simbolo che si rincorrono per tutto il testo: guerra, famiglia, pace, nemico, alleato, disertore, festa e casa. Alternando, a partire dal ’14, il racconto degli effetti e delle paure che l’incombere della Grande Guerra genera in una famiglia di un piccolo paese di provincia, i Moretti, a quello di Silvio, classe 1899 e uno dei due figli in battaglia, l’autore riesce a ricreare con lucida vivacità pensieri, emozioni e contraddizioni del singolo uomo a contatto (e contrasto) con la Storia.

In questo senso, l’intero libro si costituisce come una trincea, evidenziando lo scarto tra la “politica” e “l’aratro” (p. 13), tra la ragione di Stato e quella dell’individuo, tra gli interessi del potere e quelli della gente. Per esaltare questa continua dicotomia, Guido Sgardoli utilizza differenti stili e generi letterari dall’italiano al dialetto, dalla poesia alla lettera, dal racconto all’inserimento di pagine originali del «Corriere della Sera». Con essi cambiano retoriche e prospettive, mostrando quanto lo stesso avvenimento possa avere implicazioni diverse secondo il punto di vista di chi parla o scrive.

Sì, perché la trincea, in fondo, è uno specchio ma per riconoscere l’immagine che riflette bisogna prima di tutto sentirsi esseri umani: Io voglio dirCarissima mamma, voglio dirti anche che in mezzo a tanto brutto orore a tanta sopportazione cè bontà, cè persone che hanno a cuore i suoi simili. L’uomo è e resta un uomo e non diventa macchina per uccidere solo perché ha addosso una divisa e porta un fucile” (p. 234, gli errori presenti nel testo della lettera sono originali del testo).

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