Il dolore, le ombre, la magia – Banana Yoshimoto

Titolo: Il dolore, le ombre, la magia
Autore: Yoshimoto Banana
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Feltrinelli editore
Genere: Romanzo
Traduttore: Gala Maria Follaco
Pagine: 105
Prezzo: 11,00

E’ arrivato anche sugli scaffali delle librerie italiane “Il dolore, le ombre, la magia”, ultimo romanzo di formazione di Banana Yoshimoto, e parte seconda di una quadrilogia intitolata “Il regno” che ha già ricevuto ampi consensi in Giappone.

Protagonisti assoluti di queste pagine sono i temi inscindibili della perdita e della guarigione, la possibilità di costruirsi un altrove felice, di scoprire non senza fatica il proprio luogo di appartenenza e il proprio senso anche a partire da una situazione di sradicamento.

Shizukuoshi, il cui nome deriva da una qualità di cactus, vive in un piccolo rifugio alle pendici di una montagna, un mondo arcano di cui conosce ogni pianta, un luogo dove le leggi della natura sostituiscono quelle dell’uomo. Qui, isolata da gran parte del mondo, fa da assistente alla nonna, un’esperta di tè e di piante medicinali condcendo una vita sospesa e incerta e tuttavia felice.

Il suo desiderio però di scendere a valle e conoscere un mondo più vasto, si concretizza quando la nonna, che costituisce il suo unico legame di sangue, si trasferisce in Europa e corrisponde quindi anche con un momento di abbandono e di difficoltà a integrarsi in un ambiente tanto diverso.

Shizukuoshi diventa così assistente di Kaede, un altro personaggio alquanto particolare, un sensitivo con cui nasce una bizzarra amicizia.

Ma in seguito a un drammatico incendio e alla partenza di Kaede ,la ritroviamo nell’incipit del secondo volume nuovamente sola in una stanza vuota:

Ad attendermi al mio risveglio c’era solo un cielo plumbeo incapace di suscitare in me la benchè minima emozione. Era di un colore indefinito, che di certo non aiutava a distinguere il confine tra sogno e realtà. Lì dove mi trovavo, nessuna forza sarebbe venuta in mio aiuto dall’esterno.

Non c’erano tifoni tanto impetuosi da mandare in frantumi le finestre, né albe così luminose da svegliarmi. Di sera non c’erano uccelli che attraversavano il cielo per fare ritorno al nido.

Una sola di queste visioni sarebbe stata sufficiente a togliermi il fiato, spazzando via tutto il resto. E il mio stato d’animo sarebbe cambiato totalmente. Era stato proprio grazie a spazi aperti così pieni di vita se, per l’intero periodo vissuto in montagna, non mi ero mai chiusa morbosamente in me stessa.

Ma adesso, quando mi svegliavo, tutto intorno a me restava confuso, come se il sogno perdurasse ed ero costretta a farmi strada in una realtà sfuggente.

Dovevo essere sempre io a mettere il punto. Il mondo degli uomini era terribilmente complicato.”

Pagina dopo pagina il paesaggio iniziale svanisce e la protagonista cerca nello spaesamento della sua solitaria quotidianità un modo adatto a lei di entrare in sintonia con l’ambiente metropolitano. Finirà così col venire travolta dalla vivacità dell’atmosfera, con l’innamorarsi di alcune strade e dei suoi negozianti e con lo scoprire l’importanza dei legami umani a partire da quello con il fidanzato:

La cosa importante era la cifra dello spazio che condividevamo. La sua ampiezza, la forza che ci

avvicinava l’uno all’altra….La nostra relazione era molto semplice.”

Con lo stile impeccabile a cui da sempre ha abituato i suoi lettori la Yoshimoto riesce a evocare l’indicibile, descrivendo in modo esemplare e vivissimo attraverso i gesti dei personaggi i meccanismi della felicità e del dolore. Con una prosa aerea eppure nettissima l’autrice tocca,senza limitarsi a sfiorarlo, il tema universale dei cambiamenti non voluti che aprono una porta su aspetti inattesi di noi. Una lettura che è un viaggio costantemente in bilico tra il reale e l’immaginato da intraprendere in solitudine.

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