Il console – Marco Vichi

Titolo: Il console
Autore: Marco Vichi
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Guanda
Genere: Romanzo storico
Pagine: 174
Prezzo: 14,00

Ci sono incontri, nella vita, che possono avere il potere di cambiarci nel profondo, di mettere a nudo le nostre paure, le nostre inquietudini, mostrandoci un altro lato attraverso il quale guardare il mondo.

E’ quello che succede ad un Console romano che, dopo una vita al servizio dell’Impero, viene invitato dall’Imperatore Tiberio nella residenza di Capri, la splendida isola dove il sovrano ha stabilito la corte. Qui, com’è consuetudine, gli viene assegnata una schiava che dovrà servirlo secondo le sue richieste. La giovane donna, Lena, fiera e bellissima, cattura fin da subito l’attenzione del maturo protagonista non solo per l’indubbia avvenenza, degna di una dea, ma anche per un contegno ritroso e nel contempo distaccato, rassegnato, ma anche sereno: “nulla sembrava poterla smuovere dalla sua condizione di inferiorità, nemmeno per gioco. E questo – così mi pareva di sentire – anche per qualcosa che sapeva intimamente soddisfarla, qualcosa di completamente sganciato dalle vicende del mondo, e che dava al suo sguardo una luce incomprensibile di appagamento. O, per meglio dire, una infinita serenità.” (p. 48)

E’ proprio questa serenità misteriosa e profonda ad attrarre il protagonista che, interrogata la schiava, scopre che ella era una prostituta della Giudea che, senza più rispetto per se stessa, viveva nel peccato e nella vergogna. L’incontro con Gesù la sconvolse e l’affascinò a tal punto da cambiare vita: lei, la peccatrice, nella comprensione di Cristo trova la sua redenzione e una nuova missione per la sua vita, la possibilità di trasmettere questa verità agli altri. Il racconto di Lena tocca il console nel profondo, lo spinge a riflettere sulla sua stessa vita e sui principi e valori su cui si fonda l’Impero, la società in cui vive e per la quale ha combattuto fino ora. “Nello sguardo della bellissima schiava giudea vidi il germoglio di un sentimento a me sconosciuto, una nuova concezione della vita. Intravidi insomma la fine di una visione del mondo” : quello che trasmette Lena con la sua testimonianza è la possibilità di un diverso stile di vita, non grandioso ed imperiale, ma appassionato e profondo, nel rispetto del prossimo.  Il  vecchio console sente quindi di aver fatto parte di un mondo che non esiste più, di una società che sta cambiando e della quale lui e Lena, più o meno consapevolmente, sono stati testimoni.

Un romanzo storico che ci mostra il valore della memoria, della testimonianza, capace di andare oltre i limiti della nostra vita terrena. Sullo sfondo di un impero romano in declino, Marco Vichi mette in scena un confronto tra due personaggi interessanti e complessi, uno scambio intenso tra il Console, un uomo saggio oppresso dai vincoli del suo ruolo istituzionale, e la schiava Lena, convertita da Cristo, ma, nonostante la redenzione interiore, ancora costretta nel ruolo di schiava e prostituta. Eppure, la forza che ha ricevuto dal messaggio di Cristo la rende diversa, più forte e, anche se continuamente offesa, ella può essere la prima agli occhi di Dio: “tutto ciò di cui ella aveva bisogno era la sua fede in quell’uomo, non le occorreva nient’altro. Si alimentava delle sue stesse verità, era paga della sua propria consapevolezza, della propria convinzione.” (p. 104).

Il romanzo ha la forma epistolare, si tratta infatti di una lunga lettera che il console scrive all’amata sorella Drusilla; la prosa è fluida, elegante, raffinata; la storia è coinvolgente e regala molti spunti di riflessione, non da ultima la relazione che si può stabilire tra quel periodo di transizione e i giorni nostri, perché il tema della dissoluzione umana è sempre attuale, e in qualsiasi epoca possono avvenire grandi cambiamenti etici e morali: “per tutta la vita ho sognato di stendermi in un campo, al riparo dalle cose mondane e dagli uomini, lontano dal bene e dal male, dal bello e dal brutto e dalla loro estenuante e ingannevole somiglianza, e nel più assoluto silenzio guardare l’imperturbabile luna dal momento in cui sorge fino a quando scompare.” (p. 154)

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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