I fratelli Friedland – Daniel Kehlmann

Titolo: I fratelli Friedland
Autore: Kehlmann Daniel
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Feltrinelli
Genere: Romanzo
Traduttore: Claudio Groff
Pagine: 272
Prezzo: 17.00 €

“Anni dopo, erano adulti da un pezzo e ciascuno invischiato nella propria infelicità, nessuno dei figli di Arthur Friedland ricordava più chi, quel pomeriggio, avesse avuto l’idea di andare dall’ipnotizzatore”. L’incipit ci presenta subito la scena fulminante da cui parte l’azione. I due gemelli Eric e Ivan e il loro fratello (solo da parte paterna) Martin subiscono le imprevedibili conseguenze di uno spettacolo di magia. Il grande Lindemann invita sul palco il loro padre, Arthur, molto scettico sui poteri dell’ipnosi, e lo persuade, per così dire, ad abbandonare tutto per seguire la sua vocazione di scrittore. Ed è proprio quello che avviene all’uscita della sala: senza alcuna spiegazione, Arthur scarica i tre bambini a casa di Martin e parte per una destinazione ignota.

Per tutto il libro, non sappiamo quasi niente sulla decisione improvvisa di Arthur. Seguiamo, invece, il destino dei suoi figli. Martin, sebbene sprovvisto del più piccolo barlume di fede in Dio, diventa un sacerdote impegnato a schivare le insidiose domande dei parrocchiani e dei confratelli. Eric, broker sull’orlo del crac durante la crisi finanziaria del 2008, si preoccupa di mantenere un tenore di vita adeguato per non destare sospetti. Ivan, artista forse non molto dotato, si ricicla come pittore di quadri altrui, e con un senso per gli affari da fare invidia al gemello.

Daniel Kehlmann costruisce la sua storia intorno a un’assenza non solo fisica. I tre fratelli Friedland crescono in modo disarmonico, in assenza di forti motivazioni, come sospinti dal destino verso un luogo sconosciuto. Nessuno dei tre sembra disposto ad ammetterlo: da qui la ragnatela di menzogne in cui sono invischiati. Eric, in particolare, è il ritratto del business man che non ascolta mai l’interlocutore e che non sa più comunicare in modo sincero.

L’assenza si riflette anche nella narrazione non lineare, in cui alcune vicende sono raccontate più di una volta da diversi punti di vista. Spetta al lettore ricostruire la parte mancante, anche se diversi fili dell’intreccio rimangono comunque poco esplorati (ad esempio, il rapporto tra i due gemelli, oppure la fama vera o presunta di Arthur, diventato effettivamente scrittore). Ma questo rappresenta un ulteriore elemento di fascino in un’opera densa e complessa, che non teme di misurarsi con ambizioni filosofiche più che impegnative. Non si tratta di semplici vite destinate al successo o al fallimento. I Friedland si dibattono in un mondo che offre ben pochi appigli a cui aggrapparsi. Una debolezza del mondo che, forse, è anche la nostra.

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Damiano Latella, classe 1985, piemontese, ama la Francia, la Spagna e gli accenti messi al posto giusto. Pur non traducendo, si tiene in allenamento collaborando con la rivista «tradurre». Non capisce chi si lamenta della mancanza di buoni libri.

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