I cinque funerali della signora Göring – Pietrangelo Buttafuoco

Titolo: I cinque funerali della signora Göring
Autore: Buttafuoco Pietrangelo
Casa Editrice: Mondadori editore
Genere: Romanzo
Pagine: 177
Prezzo: 18,00

“I cinque funerali della signora Göring” è prima di tutto una storia d’amore. Un amore che si fa nella storia, con la esse maiuscola, e che attraverso la storia ci fa passare. Una storia che con la figura di Hermann Göring, capitano dell’aviazione pluridecorato durante la Prima guerra mondiale e morfinomane e demone nazista poi, tocca insieme due punti estremi, la grandezza e la miseria dell’essere umano. Una storia che con Carin ci restituisce il ritratto di una delle donne più belle di Svezia, creatura leggera ma corrosa dalla malattia, che finisce per essere eletta a dea del popolo e incarnare i simboli della mitologia nordica e insime dell’ideologia germanica.

Tutto comincia per Buttafuoco da una fotografia, che è la copertina stessa del libro, dove siede anche lui, il Führer, ma dove la protagonista vera è solo lei ed è il luogo da dove l’autore muove per tentare di dipanare “l’incredibile destino di una divinità del Male”.

Dopo solo poche pagine, la cena a casa von Rosen che cambierà per sempre le vite di entrambi:

Carin sparisce tra le braccia di Hermann. Respira il cuoio di quella giubba, grezza e impregnata di tempeste, chiude gli occhi e assapora tutta la felicità di un mistero di cui sente la malia, irresistibile.

Lei, la dea, stretta per sempre in un segreto – che è anche una doglia di lacrime, sospiri e ferite, – sente scivolare via da sé il vuoto di dieci anni di matirmonio trascorsi accanto al barone von Kantzow. Finalmente preda e padrona di un dio tutto suo, rapita e avviluppata alla novità del sentimento, la donna fa festa al petto di quel demone biondo portatole dalla neve e dalle nuvole.

Lo stringe forte. Lei stessa è abbracciata da lui e un amore così deve essere per forza alto, ignoto e sciagurato se, col marito, Carin lascia in Svezia anche Thomas, il suo bambino.”

Sullo sfondo di paesaggi innevati e immersi nell’atmosfera propria dell’elegia, dalla Germania alla Svezia, Hermann e Carin, nella scrittura dai toni lirici di Buttafuoco, si consumano di un amore adulterino e anticonvenzionale, che insieme li porta sulle vette e li getta negli abissi.

Nelle pagine finali, a fatti ormai compiuti, l’incontro del lettore con le travagliate vicende legate al corpo della ormai defunta signora Göring: le sue spoglie vengono deposte e spostate più volte prima nella carinhall, il mausoleo fatto erigere in suo onore dalla famiglia e in seguito fatto saltare in aria insieme con tutto il complesso da Göring, prima dell’arrivo dei russi, e poi trasferite in segreto in un bosco vicino:

“…la sta portando via – adesso che lei è solo ossa e polvere – per trovarle un’altra dimora: un luogo segreto, affinchè il nemico non faccia strame di quelle spoglie.

Ecco Carin, su cui Hermann goccia lacrime di tenerezza più che di angoscia. Eccola. Pezzo dopo pezzo la raccoglie e ne depone le parti in una cassa di legno.

Göring non accetta l’aiuto di nessuno. Assolve da solo al pietoso raccolto, piangendo lacrime senza singhiozzi…L’ufficio è compiuto. Hermann fa cadere un ramoscello di quercia dentro la scatola prima che Oven, armato di chiodi e martello, la chiuda.”

Hermann Göring, prima di morire suicida attraverso una capsula di cianuro come criminale di guerra nel carcere di Norimberga, assegna alla fedeltà di Erich Oven il compito di rimanere in vita per riconsegnare la madre al figlio. Per anni non si separa dalla zona, in cui ”officia il suo compito di custode del sepolcro segreto” senza che nessuno conosca il vero nome a cui appartengono quelle ossa che dovranno vagare ancora a lungo prima di trovare finalmente pace in seno alla famiglia.

Un libro commovente e magnificamente scritto.

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