Ho conosciuto un agente segreto. Non credo che sarò più lo stesso.

‘Ho conosciuto un agente segreto. Non credo che sarò più lo stesso.’

Queste sono le parole che ho scritto sui social media non appena è terminato l’incontro con l’Agente Kasper e con Luigi Carletti, autori di Supernotes (Mondadori). 

Agente Kasper è un nome in codice utilizzato nella lunga esperienza tra servizi segreti e Ros. E’ stato il protagonista di clamorose operazioni contro la grande criminalità internazionale per quanto riguarda traffico di droga e riciclaggio, ma non solo… aveva scoperto qualcosa, qualcosa di grosso, qualcosa che un italiano non doveva sapere, su cui non doveva indagare e per cui doveva morire.

Se l’inferno esiste Kasper l’ha vissuto. L’agente Kasper sparisce in un campo di concentramento in Cambogia, dove viene imprigionato, torturato, massacrato e dimenticato per 373 giorni. 373 giorni in cui nessuno (governo, istituzioni, politici, magistratura) muove un dito per lui, nessuno deve sapere ciò che è stato scoperto, troppo pericoloso, troppo rischioso, una minaccia per gli equilibri internazionali.

Ieri sera, quando ho incontrato l’agente Kasper, avevo davanti un uomo, ma non riuscivo a non vedere in lui altro che la sua storia e a pensare a come possa non essere ancora impazzito dopo tutto quello che ha visto, sentito, rischiato. Un uomo, che pare aver vissuto cento vite, ha ancora tante cose da dire, forse le più pericolose, e le dice in un libro scritto con Luigi Carletti, Supernotes. Cos’è Supernotes? E’ un grande intrigo internazionale per cui vengono stampati montagne di dollari americani falsi e messi in circolo. 

Non dico altro sulla vicenda, per quella c’è il libro. E’ l’incontro umano che mi ha colpito e su quello vorrei concentrarmi. Il libro per Kasper è stata una terapia, un modo per affrontare il suo passato e superare certi ostacoli insormontabili per qualunque altro essere umano, ma è anche un’operazione verità e io vorrei aggiungere anche la parola denuncia. Mi auguro che l’opinione pubblica – le coscienze dei singoli – possa smuovere le acque e arrivare dove le nostre istituzioni non vogliono o non possono giungere.

Una domanda in particolare mi sono sentito di rivolgere a chi ha vissuto e a chi ha contribuito a raccontare una storia forte, che in qualsiasi romanzo avremmo giudicato una forzatura: che uomini siete oggi?

Agente Kasper: Per me la Cambogia è stata uno spartiacque nella mia vita. Non sapevo se sarei tornato, ma ora ci sono e vivo una vita normale con la mia famiglia. Diciamo che vedo cose che pochi vedono e che quando leggo il giornale penso che gran parte di ciò che c’è scritto sia carta straccia. Ho gli strumenti per capire, ma li ho pagati a duro prezzo.

Luigi Carletti: Quando sono rientrato in contatto con Kasper (lo avevo già conosciuto vent’anni prima) l’ho visto molto diverso e cambiato a livello umano. Questa storia andava raccontata e non poteva continuare a essere taciuta, nonostante l’indifferenza delle istituzioni. Siamo finiti su tutti i media, secondo voi un politico o un magistrato si sono fatti vivi con noi? Personalmente mi sento di dire che questa storia ha cambiato anche me, pur avendola solo raccontata. Ho più sensibilità per certe cose e ho preso coscienza di altre, ma soprattutto mi sento di dire che tutto questo mi ha insegnato a dar valore a ciò che lo merita davvero. 

Sì, penso che questo incontro mi abbia cambiato.

 

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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