Grandi riflessi – Stendhal: La Certosa di Parma

Stendhal

 

Titolo: La Certosa di Parma

Autore: Stendhal (Marie Henry Beyle)

Prima pubblicazione: 1839

Edizione usata per la recensione: Cult editore, 2011 (a cura di Cristiana Rocco)

Con La Certosa di Parma Stendahl  ci porta nell’Italia della Restaurazione (di cui non bisogna cercare la verità storica spesso disattesa) ed in particolare nel ducato di Parma che pare collocato al di fuori del tempo e dello spazio: un modello di “piccola corte dispotica” (pag. 351) governata da un principe capriccioso e stravagante circondato da nobili ossequiosi e nobilucci, ridicoli cortigiani e belle influenti dame, una corte animata da intrighi amorosi e politici e sotto la costante minaccia di “pericolosi” estremisti  liberali. Il lettore giunge a Parma seguendo le vicende del giovane marchesino Fabrizio del Dongo che, dopo  aver partecipato alla battaglia di Waterloo appoggiando Napoleone e aver trascorso alcuni anni impegnato in studi ecclesiastici, vi raggiunge l’affascinate zia la duchessa Sanseverina.  Nel piccolo regno, a causa di maneggi e intrighi di corte, viene incarcerato nella cittadella ed è proprio durante la detenzione che Fabrizio, uomo apparentemente disinteressato del mondo e distaccato da ogni cosa, conosce Clelia Conti, figlia del governatore della prigione e, attraverso di lei, l’amore a lungo cercato. Si scopre così un Fabrizio diverso, non più passivo.  Alle vicende di questa sfortunata coppia si intrecciano quelle di un’altra coppia formata dalla duchessa Sanseverina e dal conte Mosca, assennato ministro del principe. Ciò che accomuna questi diversi caratteri è l’indifferenza verso il mondo e la ricerca della felicità (tema caro a Stendhal) da loro identificata nella realizzazione dei rapporti personali.

Tutti i personaggi del romanzo vivono conformandosi a certe  regole di comportamento, calandosi quasi in una parte: c’è contraddizione tra ciò che sono e pensano e ciò che appaiono nella vita pubblica, per poter essere accettati dalla società  e avere successo devono imparare a seguire le regole del gioco e abbandonare ogni spontaneità e naturalezza. L’unica che pare non uniformarsi alle regole è la duchessa, donna dal carattere istintivo e civettuolo che spesso “agisce a caso e per il piacere del momento” (pag. 289) senza poi pentirsi della decisione presa; è proprio questo suo tratto che la rende la donna più avvenente e affascinante dell’intera corte.  Nonostante questa sua apparente indipendenza anche lei non è “libera” ma condizionata da un’altra grande protagonista dell’opera: la politica. “ La politica, in un’opera letteraria, è come un colpo di pistola nel bel mezzo di un concerto: qualcosa di grossolano, a cui tuttavia non è possibile negare la nostra attenzione” (pag. 468) e in La Certosa di Parma è l’ostacolo al pieno compimento della felicità.

Altra protagonista da citare è poi l’Italia. Un’Italia idealizzata, un luogo “altro” in cui ancora dominano la passione e il sentimento, un Paese quasi irrazionale abitato da un popolo animato da una incredibile forza immaginativa dove l’essere povero non è fonte di ridicolo e l’immorale piacere della vendetta agita i cuori.  Tutta questa varietà di temi e di caratteri sono perfettamente armonizzati dalla scrittura fluida e spoglia di Stendhal che ha il pregio di non dilungarsi in complesse descrizioni e frasi arzigogolate. Senza dover per forza cercare nel romanzo precise corrispondenze con la realtà storica, la Storia è presente in tutta l’opera e accoglie ed inghiotte le vite degli uomini continuando a scorrere tranquilla ed indifferente alle loro vicende.  Questo è ben reso all’inizio del romanzo dallo spaesamento avvertito da Fabrizio a Waterloo quando si trova dinanzi ad avvenimenti  dei quali fatica a comprendere la portata ed è ripreso al termine dell’opera, nelle righe conclusive, in cui Stendhal ci parla del ducato di Parma che, a dispetto delle contraddizioni e degli intrighi e delle passioni di coloro che lo abitano, rimane placido e immutabile quasi indifferente al passaggio delle turbolente vite dei  personaggi che ne hanno animato boschi, palazzi, anfratti e strade.

Le prigioni di Parma erano vuote, il conte immensamente ricco, Ernesto V venerato dai suoi sudditi che paragonavano il suo governo a quello dei granduchi di Toscana” (pag. 575).

Tweet:  Stendhal “La Certosa di Parma”: “un libro dove il sublime esplode di capitolo in capitolo” (Balzac) #GrandiRiflessi

0

Ti potrebbero interessare...

Login

Lost your password?