Grandi Riflessi – Italo Calvino: Perché leggere i classici

Italo Calvino

Titolo: Perché leggere i classici

Autore: Italo Calvino

Anno di pubblicazione:1991

Edizione usata per la recensione: Oscar Mondadori 2012 

Quale modo migliore per iniziare il nuovo anno se non chiarire il concetto di “classico”? A venirci in aiuto in questa ardua impresa è uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei: Italo Calvino che, a partire dagli anni ’50 e fino agli anni ’80, scrisse una serie di saggi sugli autori da lui più amati e, come ci spiega Esther Calvino nella prefazione, “in questo volume si trovano gran parte dei saggi e degli articoli di Calvino sui «suoi» classici: gli scrittori, i poeti, gli scienziati che più avevano contato per lui, in diversi periodi della sua vita” (pag.3).

Calvino in questi articoli parla di svariati autori, tutti appartenenti a epoche diverse con stili differenti: da Omero a Senofonte, da Ovidio a Galileo, passando attraverso Robinson Crusoe, Voltaire, piuttosto che Diderot, Stendhal, Dickens, Flaubert, Tolstoj, Twain, Stevenson, Conrad, ma c’è spazio anche per il “Pasticciaccio” dell’italiano Gadda, o per “Forse un mattino andando” di Montale e per l’amico Pavese e molti altri ancora.

Il testo che per noi risulta più affascinante è senza dubbio il primo della raccolta il cui titolo originale era “Italiani, vi esorto ai classici” apparso sull’«Espresso» del 28 giugno 1981, pagg. 58-68. In questo articolo Calvino riassume in 14 frasi, che poi va ad ampliare, la sua definizione di “libro classico”. La prima è quella rivolta agli adulti che lui definisce di “vaste letture” che, quando parlano dei classici, dicono che sono “quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo…» e mai «Sto leggendo…»(pag.5).

L’autore si sofferma molto sull’atto della lettura spiegando che non bisogna vergognarsi di leggere un classico in età matura in quanto questo sarà “un piacere straordinario: diverso rispetto a quello d’averlo letto in gioventù”(pag.6), infatti solo in età adulta sarà possibile cogliere dettagli incomprensibili in giovinezza.

Sarà impossibile aver letto tutti i classici in una vita e in questo sta la loro bellezza e la seconda definizione dell’autore: “Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli” (pag.6).

Nella terza definizione Calvino analizza l’importanza dell’influenza che questi libri lasciano nella vita del lettore “imponendosi come indimenticabili”. Sempre affrontando la tematica di maturità e gioventù sposa completamente l’idea di rileggere le opere fondamentali lette in gioventù, anche perché come giustamente ribadisce nella sesta definizione “Un libro classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” (pag.7).

Calvino è rivoluzionario nell’affermare che il rapporto con il classico deve essere diretto e non influenzato da altre opere critiche o interpretazioni, anche se ci sono inevitabilmente, poiché “un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso” (pag.9).

Grande responsabilità, secondo l’autore, spetta alla scuola, che ha il dovere di far conoscere i classici che poi, però, sarà l’individuo a scegliere. La scuola non potrà che fornire gli strumenti per quelle scelte. La scelta individuale fa sì che “Il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui” (pag.10).

Calvino non nega che la modernità e la quotidianità possano influenzare la nostra fruizione di questi testi.Sarebbe miope pensare di non occuparsi della vita di tutti giorni, ma secondo lui “è classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma allo stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno” (pag.12), e la bellezza dei classici non è averli conosciuti tutti ma avere “una biblioteca ideale dei nostri classici; e direi che essa dovrebbe comprendere per metà i libri che abbiamo letto e che hanno contato per noi, e per metà libri che ci proponiamo di leggere e presupponiamo possano contare. Lasciando una sezione di posti vuoti per le sorprese, le scoperte occasionali” (pag.13).

Il saggio chiude con una frase, che ritengo esilarante nella sua semplicità: “La sola ragione che si può addurre è che leggere i classici è meglio che non leggere i classici” (pag.13).

Se prendiamo in esame i successivi saggi, Italo Calvino sembra geniale nella sua sregolatezza. Egli infatti ci parla di Ulisse come di un eroe epico, con virtù aristocratiche e militari ma anche con solitudini molto umane, di mito e quotidianità. Sempre rispetto alla contemporaneità, egli arriva a parlare dell’Anabasi di Senofonte come discorsi nei quali appaiono continui problemi di politica estera e trova tracce di quest’opera ne Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern o nella Guerra dei poveri di Nuto Revelli, insomma ogni capitolo è un piccolo viaggio nel mondo della letteratura antica e contemporanea.

Se desiderate approfondire il discorso su cosa è un classico o se vi va di spulciare nei ricordi e nelle considerazioni di un grande autore italiano, magari anche solo per scoprire se condividete con lui qualche titolo, quest’opera fa per voi. Un libro che, pur essendo un saggio, si legge tutto d’un fiato e, per chi ricorda molte di quelle opere con la serietà dello studio sui banchi di scuola, non resterà che sciogliersi in un sorriso e magari ritrovare il gusto e la voglia di una sana rilettura. Dunque, buon viaggio nel mondo dei classici e della letteratura. 

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